Cambiamenti climatici: nel 2100 rischio 8°C in più nelle grandi città

Cappa di smog su San Paolo, in Brasile, tra le maggiori metropoli del mondo (foto di repertorio, Getty Images)
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Uno studio pubblicato su "Nature Climate change" ha rivelato come potrebbe agire la combinazione di riscaldamento globale e surriscaldamento cittadino. Nelle metropoli, infatti, la temperatura è sempre più alta rispetto al territorio circostante

Ben 8°C in più nelle maggiori città del mondo entro il 2100: è questo il peggior scenario proiettato dallo studio condotto da Francisco Estrada dell'Istituto di studi ambientali dell'Università Vrije di Amsterdam e pubblicato su "Nature Climate change". Questo innalzamento abnorme della temperatura sarebbe dovuto a una combinazione di fattori che avrebbe come conseguenza immediata, innanzitutto, un peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini. Ma anche un aumento della pressione sull'ambiente per il consumo di maggiori risorse, ad esempio per gli impianti di climatizzazione, determinando un aumento dei consumi di energia elettrica. Ma mettendo anche ulteriormente sotto pressione i consumi idrici, sia per il consumo che per l'igiene.

Le città? Delle "isole calde"

I dati elaborati da Estrada hanno preso in considerazione le 1692 metropoli del mondo, analizzandone le temperature per un periodo che va dal 1950 al 2015. Secondo le sue proiezioni l'innalzamento previsto potrebbe essere compreso tra i 7°C e gli 8°C. Di questi ben 5°C sono da attribuire al riscaldamento globale. I restanti 2°C sarebbero invece da ricondurre a un fenomeno chiamato "Urban heat island" ("isola di calore urbano"). Vale a dire una sorta di microclima che si crea nelle grandi città, quando alla vegetazione, ai fiumi e ai laghi si sostituiscono palazzi, asfalto e cemento. Risultato, la temperatura di queste "isole" cittadine è sempre superiore rispetto al territorio circostante, a prescindere dai cambiamenti climatici, in grado comunque di amplificare il fenomeno.

Le conseguenze economiche

Estrada e il suo team hanno anche elaborato una proiezione che mostra la ricaduta economica di tale fenomeno. Le perdite sul Pil oscilleranno dall'1,4% al 1,7% all'anno entro il 2050; e tra il 2,6% e il 5,6%, con picchi di 10,9%, entro il 2100. Questi dati, secondo i ricercatori, dovrebbero implicare l'adozione di musure sia a livello globale che locale. A livello mondiiale con l'adozione degli Accordi di Parigi siglati nel 2015, che vincolano i Paesi sottoscrittori ad attuare misure per contenere l'aumento della temperatura entro i 2°C. A livello locale, invece, le amministrazioni dovrebbero adottare politiche in grado di limitare il traffico automobilistico e i riscaldamenti domestici, oltre a sviluppare maggiormente il verde urbano per limitare il picco di aumento termico. Occorre infatti tenere conto che le città ricoprono solo l'1% della superficie terrestre ma consumano il 78% di risorse energetiche, producendo il 60% di tutta la CO2 rilasciata nell'atmosfera, derivante soprattutto dalla combustione di carbone, petrolio e benzina.

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