Greenpeace ai leader: "21 milioni di rifugiati ambientali all'anno"

Lo striscione appeso dagli attivisti di Greenpeace a Taormina (foto Greenpeace)
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L'organizzazione ambientalista in azione a Taormina dove il 26 maggio inizierà il G7, rivela i numeri del suo ultimo rapporto sui flussi migratori provocati dai disastri naturali

“Climate Justice now”, “Giustizia sul clima subito”. Questo il messaggio di Greenpeace Italia per i leader mondiali che si incontreranno a Taormina per il G7 dei prossimi 26 e 27 maggio.

Milioni di rifugiati ambientali

L'organizzazione ambientalista ha consegnato il suo messaggio a uno striscione di oltre 110metri quadrati appeso su un ponte a ridosso del mare siciliano. L'azione, compiuta all'alba del 25 maggio, è stata compiuta per invitare i capi di governo che si riuniranno nella città in provincia di Messina a “mettere in campo – scrive in una nota Greenpeace - azioni più ambiziose per contrastare i cambiamenti climatici, che già oggi impattano su milioni di persone”. L'organizzazione ha anche comunicato i dati del nuovo rapporto “Climate Change, Migration and Displacement”, pubblicato oggi da Greenpeace Germania, secondo il quale sarebbero almeno 21,5 milioni le persone che ogni anno sono costrette a lasciare le proprie case a causa di siccità, tempeste o alluvioni. Un numero quasi doppio, rivela l'associazione ambientalista, rispetto a quello delle persone che nel 2015, sono state costrette a fuggire da guerre e violenza.

Le responsabilità degli Stati Uniti

Il report di Greenpeace esamina il collegamento tra cambiamenti climatici, degrado dell’ambiente e migrazioni, evidenziando anche la necessità che i Paesi più industrializzati lavorino insieme a quelli in via di sviluppo per trovare soluzioni concrete per affrontare i fenomeni e sostenere le popolazioni in fuga. Secondo Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, è soprattutto la sicurezza dei paesi più poveri a essere messa a repentaglio dagli eventi ambientali.

Si tratta di “un’ingiustizia – ha detto Onofrio - che peggiorerà se continuiamo a bruciare petrolio, carbone e gas, i maggiori responsabili dell’aumento della temperatura sulla Terra”. Il presidente ha anche ricordato che nel corso della Cop21 tenutasi due anni fa a Parigi, i leader di quasi 200 Paesi si sono impegnati a contrastare i cambiamenti climatici. Ora è arrivato il momento, ha sostenuto ancora Onofrio, che i Paesi del G7 mostrino a tutti la via da seguire, senza tollerare che nessuno venga meno agli impegni presi nella capitale francese. Infine, ha chiosato il presidente, “I Paesi del G7 devono mandare un forte messaggio al presidente Donald Trump. È inaccettabile che gli Stati Uniti si sottraggano agli impegni assunti in fatto di politiche climatiche. Il futuro di milioni di persone che abitano aree vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici è a rischio”.

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