No Tav, la polizia indaga per identificare autori violenze

Piemonte
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A quanto si apprende da fonti investigative, per aggredire le forze dell'ordine sarebbero stati utilizzati fionde e tubi da lancio per petardi e bombe carta, oltre che sassi

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Gli investigatori della Digos della polizia di Torino sono al lavoro per identificare gli antagonisti che ieri pomeriggio, dopo il corteo No Tav in Val di Susa, organizzato nell'ambito del Festival Alta Felicità, hanno creato tensione a San Didero, intorno all'area del cantiere per i lavori del nuovo autoporto di Susa, opera collegata alla Torino-Lione. Oltre una decina i feriti tra le forze dell'ordine.

Le indagini

A quanto si apprende da fonti investigative, per aggredire le forze dell'ordine sarebbero stati utilizzati fionde e tubi da lancio per petardi e bombe carta, oltre che sassi. Gli investigatori stanno visionando i filmati sia del corteo sia dei momenti dei disordini per dare un volto e un nome agli appartenenti a un gruppo di incappucciati, circa una cinquantina, che con viso coperto anche da maschere antigas hanno cercato di danneggiare l'area e hanno innalzato barricate con tronchi sull'autostrada. Gli inquirenti non escludono la presenza di attivisti provenienti da altre regioni e dai centri sociali di altre città. La manifestazione infatti vede tra i promotori principali l'Askatasuna di Torino, in contatto con altre realtà antagoniste nazionali.

"Nonostante lacrimogeni e idranti decine di metri di concertina militare sono stati tagliati al cantiere della vergogna! L'abbiamo detto e ripetuto, siamo un popolo fiero e determinato! C'eravamo, ci siamo e ci saremo!", si legge sul profilo Facebook Notavinfo Notav, 30 luglio 2022.  Facebook / Notavinfo Notav   +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++   +++NO SALES; NO ARCHIVE; EDITORIAL USE ONLY+++

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"Associazione a resistere"

"Non bisogna permettere di cancellare e soffocare esperienze di lotta di autonomia ovunque. Non sappiamo dirvi come finirà, ma sicuramente sappiamo dirvi come inizia e come continua", sono le parole contenute in un video pubblicato in queste ore sulle pagine social di area, comprese quelle No Tav, dal centro sociale Askatasuna di Torino, in cui vengono respinte le accuse di associazione per delinquere di cui devono rispondere alcuni militanti e leader. In 28 sono stati rinviati a giudizio, a 16 viene contestata l'associazione. "L'apparato giuridico, repressivo si muove per preparare la pista d'atterraggio per la politica - sostengono gli antagonisti nel video, dal titolo Associazione a resistere - Esperienze di lotta di autonomia e di riscatto sono ciò che dev'essere cancellato, perché mettono a rischio la tenuta di chi deve governare. Allora la scure si abbatte su chi non ci sta - aggiungono - perché sanno benissimo che la posta in palio è alta. E finisce che chi lotta è un delinquente. Se questo non significasse anni di galera per i compagni, farebbe ridere". "La dignità di chi lotta in questa città e in questo Paese - concludono - sarà sempre più forte di qualsiasi atto punitivo giocato con carte false e dal raccapricciante odio per chi alza la testa e ci mette la faccia".

Sono 17 in tutta Italia le misure cautelari che sono in via di esecuzione da parte della polizia nell'ambito di un'indagine sugli ambienti dei centri sociali sugli incidenti avvenuti nel settembre del 2017 in occasione del vertice del G7 a Venaria Reale, 4 luglio 2019. Nove sono a Torino, le altre sono a Firenze, Roma, Venezia, Bari e Modena. I provvedimenti riguardano i vertici di Askatasuna, il maggiore centro sociale di Torino, e i leader di centri sociali di altre citt‡ italiane. ANSA/ TINO ROMANO

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