Incidente funivia Mottarone-Stresa, direttore esercizio: "Non sapevo del forchettone"

Piemonte

"Non salirei mai su una funivia con ganasce, quella di usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini", ha aggiunto, riferisce il legale, Enrico Perocchio nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Verbania

"Non sapevo dell'uso dei forchettoni, non ne ero consapevole": è quanto ha sostenuto davanti al gip del Tribunale di Verbania il direttore di esercizio della funivia Mottarone-Stresa, Enrico Perocchio. Lo riferisce il suo legale, avvocato Andrea Da Prato (nella foto), al termine dell'interrogatorio di garanzia. L'uomo ha dunque negato quanto sostenuto dal capo servizio Gabriele Tadini, ovvero che fosse al corrente dell'uso dei forchettoni per bloccare il freno di emergenza che entrava in funzione a causa delle anomalie dell'impianto. Tadini e Perocchio insieme a Luigi Nerini, proprietario di Ferrovie del Mottarone, sono considerati, a vario titolo, dalla Procura responsabili del tragico schianto che domenica è costato la vita a 14 persone. (FOTO - LE VITTIME - I PRECEDENTI)

"Scelta scellerata di Tadini"

"Non salirei mai su una funivia con ganasce, quella di usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini", ha aggiunto, riferisce il legale, Perocchio nel corso dell'interrogatorio. "E' incredulo e inebetito", ha sottolineato il difensore dopo l'interrogatorio durato oltre due ore. Perocchio ha insistito sul fatto che "non poteva prevedere né sapeva - secondo quanto riferito dal legale - che qualcuno avesse fatto uso scellerato delle ganasce". Il legale ha inoltre sottolineato che ci sono dichiarazioni agli atti che "sconfessano e negano che Tadini abbia mai riferito di questa decisione" di porre i forchettoni per disattivare il sistema frenante "all'ingegnere Perocchio". L'avvocato si riferisce alla testimonianza di un tecnico esterno dell'impianto.

Le accuse

A Perocchio, ha spiegato il legale, in quanto dipendente Leitner, società addetta alla manutenzione, era stato segnalato "questo problema" al sistema dei freni di emergenza e lui "come Leitner aveva attivato le ditte" per intervenire e risolverlo. Il legale ha chiarito che l'ingegnere non è un dipendente delle Ferrovie del Mottarone e dunque "non aveva nemmeno motivi economici" per fare in modo che la funivia viaggiasse lo stesso coi freni disattivati. Per il procuratore Olimpia Bossi e il pm Laura Carrara (presenti agli interrogatori), la scelta di Tadini di porre i forchettoni, come da lui stesso chiarito, sarebbe stata avallata per motivi economici dal gestore Luigi Nerini e dal direttore di esercizio Enrico Perocchio.

Contestate le esigenze cautelari

L'avvocato Andrea Da Prato ha chiesto la libertà per il suo assistito. Contestando le esigenze cautelari, ha fatto presente che Perocchio, prima di essere fermato, aveva "chiesto di essere sentito", si era "presentato spontaneamente, ma è stato fermato" senza essere mai stato ascoltato, sulla base di una "dichiarazione di Tadini breve e generica". Ora ha "una moglie e un figlio - ha aggiunto - che l'aspettano fuori". Perocchio, secondo quanto ricostruito dal legale, ha parlato col gip della telefonata che Tadini gli fece alle 12.09 di domenica, dicendogli "ho una fune a terra, la fune è nella scarpata, avevo i ceppi sopra". Prima di allora, seconda la versione di Perocchio, lui non sapeva che erano stati disattivati coi forchettoni i freni di emergenza. Sulla rottura della fune Perocchio, ha detto il legale, "si è trasformato in consulente, ha dato le sue versioni tecniche, non può sapere, ha parlato di attentato o di fulmine come ipotesi, ma ciò non vuole dire che creda ad attentato o fulmine".

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