Covid, il governatore Cirio: "Sulle riaperture penalizzato il Nord"

Piemonte

"Dire che i ristoranti possono aprire solo all'aperto significa non basarsi sui parametri epidemiologici ma sulla latitudine. Vuol dire che in Sicilia potranno lavorare anche in zona rossa mentre nelle regioni montane, come il Piemonte, ci sono aree in cui certi giorni non si mangia fuori nemmeno a luglio", sottolinea Cirio 

Le regioni del Nord penalizzate sulle riaperture, servono "correttivi" sul coprifuoco e sulla scuola "stiamo cercando di capire come garantire il rientro in classe lunedì". Sono le critiche alle nuove misure governative anti-Covid mosse dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, intervistato da La Stampa. Il governatore piemontese condivide la posizione del leader leghista Matteo Salvini e ritiene che la "sua azione sia tesa a costruire meglio", "tiene conto delle esigenze della vita reale". (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEI CONTAGI)

La polemica

"Dire che i ristoranti possono aprire solo all'aperto - sottolinea Cirio - significa non basarsi sui parametri epidemiologici ma sulla latitudine. Vuol dire che in Sicilia potranno lavorare anche in zona rossa mentre nelle regioni montane, come il Piemonte, - prosegue - ci sono aree in cui certi giorni non si mangia fuori nemmeno a luglio".

Anche sulla questione del coprifuoco secondo Cirio servono "due correttivi. Il primo sulle attività: se alle 22 devo essere a casa vuol dire che non è vero che i ristoranti possono stare aperti fino alle dieci di sera. Secondo: bisognava dare una prospettiva, un piano a medio-lungo termine, o davvero pensiamo che a luglio le persone rincasino alle 22?". Precisa che le Regioni non chiedono un liberi tutti, "al contrario: qui bisogna fare molta attenzione a non ritrovarci nei guai tra qualche settimana. Serve responsabilità, rispetto delle regole e controlli".

Le critiche sulle modalità di rientro a scuola

Cirio è intervenuto inoltre sulla decisione di modificare il limite minimo di studenti in presenza per le regioni gialle e arancioni, indicato nel 70% quando in Conferenza delle Regioni l'accordo era stato per il 60%. "Quando uno sta chiuso in un palazzo di Roma, scrivere un numerino o l'altro non fa differenza - commenta aspramente il governatore piemontese ai microfoni di InBlu2000 -. Ma quando quel numerino arriva sul territorio, ti cambia e ti stravolge la vita". "Temo che la prossima settimana, quando inizieranno a girare sui social foto di pullman pieni, la questione tornerà ad emergere", aggiunge il governatore. "Chi le parla è un presidente felice che ci sia Draghi a governare e che crede in questo governo, se sono critico non lo faccio in modo strumentale - puntualizza Cirio -. Ma non puoi accordarti su un valore e poi cambiarlo il giorno dopo, perché quel 10% minimo di presenza a scuola in più vuol dire rivedere il piano dei trasporti o l'ingresso in classe, cosa che avevamo detto essere impossibile. Oggi è venerdì e coordinare i pullman o rivedere gli orari sono cambiamenti enormi". 

"Stiamo trattando acquisto di vaccini dal Canton Ticino"

Quanto ai vaccini, aggiunge il governatore piemontese sulle pagine de La Stampa, "ora c'è un'impostazione militare che ci ha sottratto alcune prerogative; poco male, se il sistema funziona. Il problema è che non ci sono ancora abbastanza vaccini da permetterci una programmazione di medio-lungo periodo. Ecco perché - conclude - stiamo trattando 14 mila dosi AstraZeneca con il Canton Ticino; servono per i richiami".

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