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Carabiniere ucciso, prof di Novara "scagionata" dal vero autore del post offensivo

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 2/09

1' di lettura

Durante l'incontro all'Ufficio Scolastico regionale di Torino, nell'ambito del procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti, la donna ha consegnato una dichiarazione asseverata di una persona che ha ammesso di essere l'autore del messaggio di insulti

È stata "scagionata" dal vero autore del post offensivo la docente di Novara colpita da un procedimento disciplinare, notificato dall'ufficio scolastico regionale del Piemonte, per un post su Facebook in cui si dileggiava il carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma (CHI ERA - I FUNERALI). Durante l'incontro di stamani all'Ufficio Scolastico regionale di Torino, nell'ambito del procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti, la donna ha consegnato alla commissione una dichiarazione asseverata di una persona che ha ammesso di essere l'autore del messaggio. In un primo momento l'insegnante aveva chiesto scusa, ma poi qualche giorno dopo aveva affermato che il messaggio era stato scritto da una persona che era entrata nel social network utilizzando le sue credenziali.

Il post incriminato

"Uno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza", sono queste le parole, riferite alla morte di Cerciello, che hanno suscitato indignazione e polemica. Sono state postate su Facebook, in una community di cittadini, tra i commenti che riportavano la notizia dell'omicidio. Il post è stato poi rimosso e il profilo chiuso. A denunciare l'accaduto, dopo le segnalazioni di numerosi cittadini indignati, sono stati i parlamentari della Lega, Paolo Tiramani e Cristina Patelli. Dopo aver chiesto scusa per il post, la professoressa aveva cambiato versione affermando: "Quel post non l'ho scritto io, chi mi conosce sa che non penso quelle cose. Per motivi che spiegherò solo a chi di dovere, mi sono assunta una responsabilità non mia – aveva detto la donna – Non si è trattato di hackeraggio, semplicemente è stato usato il mio account e il mio computer. Non l'ho detto prima perché non credevo che la vicenda assumesse questo peso. Ho subito chiesto scusa, anche se mi rendo conto che si tratta di ben poca cosa rispetto alla gravità di quelle affermazioni - prosegue l'insegnante - Ora, però, è il caso di riportare la vicenda alle sue dimensioni reali".

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