Tillverka, il laboratorio che stampa in 3D visiere gratuite per medici e infermieri

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Giuliana De Vivo

Fondato un anno fa da due ragazzi non ancora 30enni, in questo centro in zona Città Studi a Milano dall'inizio della pandemia sono state realizzate migliaia di visiere di protezione, regalate a ospedali e associazioni non-profit. Una gara di solidarietà che ha coinvolto anche altri "makers" della città

Un filamento di plastica, sciolto a circa 200 gradi, rimodellato strato dopo strato, quello rovente sopra quello di prima, e subito raffreddato. Due ore e mezzo dopo, quel filamento sarà la scocca di una visiera di protezione, di quelle indossate in questi mesi di emergenza Covid-19 da medici e infermieri. Nel laboratorio di stampa 3D e di prototipazione rapida Tillverka, fondato da Nicolas North, 27 anni, e Christopher Costa, 29, la solidarietà ha questa forma. Da inizio marzo a oggi, in questo spazio di via Ampére, zona Città Studi a Milano, sono state create migliaia di visiere di protezione, poi distribuite gratuitamente agli ospedali del capoluogo lombardo. 

Il laboratorio e la ricerca del progetto giusto 

Per Nicolas e Christopher è stato uno scatto rapido, automatico, come quelli che ogni secondo compiono le stampanti 3D di diverse dimensioni, mentre bippano e sibilano tutte assieme, in una sinfonia di suoni elettronici che ricorda molto la canzone “Printer Jam” dei Mitsabishi. “Tillverka è una parola svedese che in italiano vuol dire creare - racconta Christopher - perciò appena è scoppiata l'epidemia ci siamo subito chiesti che cosa potessimo realizzare di utile”. La prima risposta era stata: mascherine. Ma - anche se poi ci sono stati dei progetti che hanno usato la stampa 3D in questo senso - “si ponevano dei dubbi rispetto alla tollerabilità a contatto diretto con la pelle del tipo di materiale, e ai diversi tipi di filtri”, spiega Nicolas. Sono giovani ma perfezionisti, lo si intuisce anche dalla ricerca che c'è stata dietro il progetto delle visiere: “Siamo partiti da un progetto di visiera chiusa, messo a disposizione in open source dalla comunità dei maker di Madrid, poi lo abbiamo modificato, fino ad arrivare alla versione attuale, secondo noi ottimale, con una scocca che ha tre scatti autobloccanti e consente a chi la indossa, e magari deve tenerla su per tante ore, di aprirla toccandola in un solo punto”. Hanno iniziato a distribuirle e la reazione di medici e infermieri ha confermato che chi aveva suggerito di produrre visiere aveva dato loro un buon consiglio: “Ogni volta che le portavamo in un ospedale, medici e infermieri ci fermavano e ce ne chiedevano altre”. 

La gara di solidarietà e il “modello Tillverka”

La voce si è diffusa al punto che anche altri "makers" di Milano sono stati coinvolti nel progetto: da amici e conoscenti che possiedono una o più stampanti 3D e che si sono messi a produrre lo stesso modello, a realtà più strutturate come ItalyMakerShapeModeFabLabMoi e +Lab del Politecnico di Milano. Per tutti, dice con tono fermo Nicolas, vige una regola chiara, quella di “essere completamente non profit. Le visiere possono essere donate – a ospedali pubblici, privati convenzionati o associazioni non profit - oppure vendute a privati al loro prezzo di costo, o al doppio del prezzo di costo, in modo che per ogni visiera acquistata da un privato un'altra viene donata a un ospedale. Tutti i soldi incassati vanno reinvestiti nella produzione di altre visiere, e tutto deve essere tracciato e trasparente”. Difficile, a queste condizioni, far quadrare i conti a fine mese. Per fortuna, conclude Nicolas, “ci sono stati fornitori che, almeno i primi mesi, ci hanno regalato le materie prime. E poi ci sono privati che hanno fatto donazioni. Anche persone anziane: il loro modo di dare una mano durante l'emergenza”. Semplice, come un filamento di plastica. 

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