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Sicurezza dei dati biometrici, da Kaspersky l’anello con le impronte digitali

3' di lettura

Presentato a Milano un gioiello che aiuta gli utenti a tenere al sicuro i propri dati biometrici. Secondo un’indagine il 37% dei computer utilizzati per raccogliere questo tipo di dati ha subito almeno un tentativo di infezione

“Un anello per domarli”, scriveva Tolkien a proposito del suo Anello del Potere. E se un anello stampato in 3D potesse aiutarci a tenere al sicuro le nostre impronte digitali? L’idea arriva da Kaspersky, società leader nella sicurezza informatica, che per sensibilizzare gli utenti e chi raccoglie i dati biometrici a una maggiore attenzione sul fronte della sicurezza ha creato un gioiello con all’interno delle impronte digitali. Per ora si tratta di un prototipo non in vendita.

L’anello

Kaspersky ha collaborato con un designer svedese di accessori 3D, Benjamin Waye, insieme al team dell’agenzia creativa Archetype per creare - spiegano - “un gioiello unico, uno speciale anello con un pattern di impronte digitali artificiali stampato che può essere utilizzato per l’autenticazione”. Dunque un anello in argento da utilizzare per autenticarsi non dove è necessario inserire “per davvero” le proprie impronte (come in aeroporto, o per la richiesta di un visto) ma in tutte quelle situazioni come uffici, siti industriali, accesso a pc o a cellulari dove non è necessario inserire per forza la propria vera impronta. “L’anello - spiegano ancora - è solo una delle possibili soluzioni da adottare per proteggere i dati biometrici delle persone in uno scenario che non garantisce al 100% che i dati biometrici reali vengano conservati in modo responsabile da terze parti”. La peculiarità dell’anello è che, a differenza di un’impronta digitale reale, quella artificiale può essere cambiata e reimpostata: in caso di compromissione dei dati l’anello potrà essere dotato di un nuovo pattern artificiale.

I dati biometrici

I dati relativi alle nostre impronte digitali, al nostro viso, al nostro iride fanno sempre più parte della nostra vita quotidiana e sempre più frequentemente vengono utilizzati come metodo di autenticazione in alternativa ai metodi tradizionali come username e password. Basti pensare che nel terzo trimestre 2019 il 37% dei computer utilizzati per raccogliere, elaborare e memorizzare dati biometrici, e su cui era installato software di sicurezza Kaspersky, ha subito almeno un tentativo di infezione da malware. “Nel complesso - si legge nel report - sono stati bloccati un numero significativo di campioni di malware di tipo convenzionale, tra cui i moderni Trojan ad accesso remoto (5,4%), i malware utilizzati negli attacchi di phishing (5,1%), i ransomware (1,9%) e i banking Trojan (1,5%)”.

“Attenzione a dove usate i vostri dati”

Ma allora come difenderci? Spiega Vladimir Dashchenko, head of Vulnerabilities Rsearch Group Kaspersky: “Nel 2015 da un database governativo statunitense vennero rubate 6 milioni di impronte digitali. Non sempre è possibile difendersi. L’importante è pensare sempre a chi diamo i nostri dati biometrici. E per le aziende e gli enti che li gestiscono, la cosa più importante è far controllare più volte i propri sistemi da esperti di sicurezza informatica: anche il più bravo dei programmatori può lasciare una ‘porta aperta’ attraverso cui compromettere le informazioni”.

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