Robot, per l’89% delle aziende non possono sostituire gli esseri umani

Immagine di archivio (Getty Images)
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È quanto emerge dal rapporto dell’Associazione italiana per la direzione del personale (Aidp)-Lablaw 2018 su ‘Robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia’, a cura di Doxa 

Torna a far discutere l’annosa questione dell’impiego degli automi nelle aziende. Secondo il primo rapporto dell’Associazione italiana per la direzione del personale (Aidp)-Lablaw 2018 su ‘Robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia’, a cura di Doxa, “per l’89% delle aziende i robot e l’intelligenza artificiale non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone”. Il report sarà presentato ufficialmente domani a Roma. L’introduzione degli automi nelle aziende è vista sotto una luce positiva, tuttavia “sono a forte rischio sostituzione i lavori manuali e poco specializzati”.
Il report evidenzia che "il 61% delle aziende italiane è pronto a introdurre sistemi di intelligenza artificiale e robot nelle proprie organizzazioni e solo l’11% si dichiara totalmente contrario".

A rischio i lavori meno qualificati

La grande maggioranza delle compagnie e dei manager (89%) “ritiene che i robot e l'intelligenza artificiale non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone”. È però diffusa anche la convinzione che “al di là dei benefici in termini organizzativi, l'introduzione di queste tecnologie potrà avere effetti negativi sull'occupazione e l'esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato".
Il 56% delle aziende che hanno partecipato all’indagine ritengono che l’introduzione dei robot sul posto di lavoro abbia fornito un valido supporto al personale. Il 33% sostiene, invece, che gli automi siano stati impiegati per svolgere attività nuove e mai realizzate in precedenza. Infine, per il 42% i robot e le intelligenze artificiali hanno sostituito mansioni precedentemente svolte dai dipendenti.

L’introduzione degli automi nelle aziende

Il rapporto spiega che: "l'intelligenza artificiale e i robot migliorano molti aspetti intrinseci del lavoro dipendente perché hanno favorito una maggiore flessibilità dell'orario di lavoro in entrata e in uscita (38%); la riorganizzazione degli spazi di lavoro e uffici (35%); la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%); il lavoro a distanza e smart working (26%); la riduzione dell'orario di lavoro (22%)".
"I risultati della ricerca fanno capire che la digitalizzazione non è mai solo una questione tecnologica ma strategica”, spiega Isabella Covili, presidente di Aidp. “C'è sempre più la consapevolezza che a nulla serviranno le tecnologie se non ci riappropriamo del pensiero che nulla succede se le persone non lo fanno accadere e che sono le persone che fanno la differenza.”
“Emerge chiaramente un tema di nuove relazioni industriali, di nuovi rapporti tra imprese e lavoratori”, chiarisce Francesco Rotondi, cofondatore di Lablaw. “Ci troviamo di fronte alla possibilità di un'integrazione tra processi fisici e tecnologia digitale mai vista in precedenza".  

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