Ecco Sari, il nuovo software di riconoscimento facciale della polizia

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Si tratta di un sistema di supporto alle attività investigative che si appoggia su due algoritmi di elaborazione delle immagini in grado di confrontare le foto dei rei con i volti dei milioni di soggetti schedati, restituendo una rosa più ristretta di sospettati

Si chiama Sari, Sistema automatico di riconoscimento delle immagini, il nuovo sistema di riconoscimento facciale che la Polizia di Stato ha concluso di sperimentare. Il software, che si appoggia a due algoritmi di elaborazione delle immagini, sarebbe già stato decisivo per l'arresto di due pregiudicati georgiani responsabili di un furto in casa a Brescia commesso lo scorso luglio. Ecco allora come funziona Sari.

Il riconoscimento facciale

Sari è uno strumento software di supporto alle attività investigative. A livello applicativo, per esempio, questo programma è capace di elaborare le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza e confrontarle con i volti dei soggetti schedati dalle forze dell'ordine. Ciò consente di ridurre il campo delle indagini ad una più stretta cerchia di sospettati e, di conseguenza avere più probabilità di individuare gli eventuali colpevoli, come accaduto nel caso di Brescia. I due algoritmi sui quali si appoggia il software, infatti, dopo aver elaborato le immagini che gli vengono sottoposte, restituisce un elenco di immagini ordinato secondo un grado di similarità. In ogni caso, come spiega Fabiola Mancone, dirigente della Polizia Scientifica, "nell'ipotesi che si individui una corrispondenza, resta comunque necessaria una comparazione fisionomica effettuata da personale specializzato di Polizia Scientifica, per avere una valenza probatoria in sede dibattimentale". Prima che Sari fosse operativo, c'è stato un periodo di formazione di otto mesi circa, partito a dicembre, che ha coinvolto il personale tecnico, ma che è stato utile a testare anche le eventuali criticità del sistema.

Le funzionalità di Sari

Sari è in grado di riconoscere volti sia all'interno di immagini fotografiche che video. "È chiaro -  ha specificato ancora Mancone - che le immagini e i video attenzionati dalle forze dell'ordine riguardano solo il reato o il contesto di reato. Il software sarà utilizzato come strumento di supporto per i lavori di ricerca sulla base dati Afis (Automated Fingerprint Identification System), ovvero il sistema automatizzato di identificazione delle impronte digitali. Questo database, oltre a contenere le impronte, possiede anche le foto per un totale di circa 16 milioni di profili". In pratica, inserendo una foto nel sistema Sari, questi restituisce un elenco di profili con un punteggio di probabilità basato sulla compatibilità rispetto all'immagine del soggetto inserito. I tempi di risposta del sistema vanno dai 10 ai 20 secondi. Nel caso non venga individuata alcuna corrispondenza, l'immagine inserita in Sari resta comunque a sistema per individuare, eventualmente, in futuro delle corrispondenze.

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