Dal videogioco al ricatto: così i criminali adescano ragazzi online. La guida per genitori
TecnologiaLa vicenda del 15enne italiano arrestato a Malta ha riportato l'attenzione su un fenomeno rischioso: i videogiochi online come possibile porta d'ingresso per adescare e manipolare minori. Da Roblox a Fortnite, ecco come funzionano queste dinamiche, quali sono i segnali da non ignorare e cosa possono fare le famiglie
Un quindicenne italiano finisce in carcere a Malta con l’accusa di aver lanciato un falso allarme bomba nella sua scuola. Un gesto che sembra una bravata, finché la sua difesa non racconta un’altra storia: quella di un ragazzo che sarebbe stato manipolato online, agganciato attraverso Roblox (un videogame a cui giocano milioni di ragazzini in tutto il mondo) e poi spinto a fare qualcosa che non avrebbe voluto fare. Le indagini dovranno stabilire cosa sia successo davvero. Ma una domanda resta aperta: può un videogioco diventare il punto di partenza per trasformare un adolescente in una pedina nelle mani di qualcun altro?
Il fenomeno del grooming
È una possibilità che gli esperti di sicurezza online studiano da anni. Le piattaforme di gioco frequentate dai più giovani sono diventate ambienti sociali a tutti gli effetti: luoghi dove si gioca, ma anche dove si fanno amicizie, si chatta e si costruiscono relazioni con persone che spesso non si conoscono nella vita reale. Ed è proprio questa componente a essere sfruttata da chi cerca di avvicinare i ragazzini con l’obiettivo di manipolarli.
Il fenomeno si chiama grooming: è il processo attraverso il quale un adulto o un gruppo conquista progressivamente la fiducia di un ragazzo, spesso fingendosi un coetaneo, per poi esercitare pressione psicologica e ottenere qualcosa dalla vittima. Nella maggior parte dei casi documentati riguarda lo sfruttamento sessuale da parte di reti di pedofili (come il famigerato "Gruppo 764"), ma negli ultimi anni sono emersi anche episodi in cui la manipolazione viene utilizzata per spingere ragazzi a compiere azioni dannose, violente o illegali.
Dalle challenge social ai videogiochi: quando la manipolazione diventa uno strumento criminale
Il meccanismo della manipolazione online non è completamente nuovo. Negli ultimi anni lo si è già visto, in forme diverse, con alcune delle cosiddette “challenge” diventate virali sui social: ragazzi spinti a partecipare a prove pericolose dal desiderio di sentirsi accettati, ottenere approvazione o dimostrare di appartenere a un gruppo.
Con le piattaforme di gioco, però, il rischio può assumere una forma ancora più complessa. Non si tratta soltanto di una dinamica di emulazione collettiva: qualcuno può entrare nella vita digitale di un adolescente, costruire un rapporto di fiducia e trasformarlo progressivamente in uno strumento per raggiungere obiettivi dei quali la vittima non è consapevole.
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La criminalità e i proxy
È uno scenario che apre una nuova frontiera della criminalità organizzata e delle reti di influenza: la possibilità di utilizzare minori come proxy, cioè come esecutori inconsapevoli di azioni volute da altri. Finora questo tipo di attività è stato associato soprattutto a persone reclutate o pagate per compiere determinate operazioni; la manipolazione psicologica di adolescenti attraverso gli ambienti digitali introduce però un ulteriore livello di vulnerabilità, perché la vittima potrebbe non rendersi nemmeno conto di essere stata coinvolta in un progetto criminale.
La vicenda del quindicenne italiano a Malta, se la ricostruzione della difesa dovesse essere confermata, porta proprio al centro questo aspetto: la possibilità che un minore venga manipolato fino a compiere azioni che, senza quella pressione esterna, probabilmente non avrebbe mai intrapreso.
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Dai giochi online alle chat private: il percorso dell’adescamento
Il meccanismo è spesso simile. Il contatto iniziale avviene in un ambiente apparentemente innocuo, come una partita online. Chi vuole avvicinare un minore può presentarsi come un altro ragazzo, condividere gli stessi interessi, aiutarlo nel gioco o inserirsi nella sua cerchia virtuale.
La relazione cresce lentamente. Arrivano confidenze, battute private, la sensazione di appartenere a un gruppo. Poi la conversazione viene spostata su altri canali, come chat private o piattaforme esterne al gioco, dove il controllo è più difficile e la pressione può aumentare. Finché la vittima, manipolata, viene trasformata in uno strumento: perché convinta di dover dimostrare fedeltà al gruppo, oppure perché intrappolata dalla paura delle conseguenze di un rifiuto.
Roblox, Fortnite e gli altri mondi virtuali dove i ragazzi incontrano sconosciuti
Roblox è diventato uno dei casi più discussi perché non è soltanto un videogioco: è una piattaforma dove milioni di utenti creano esperienze, giocano insieme e comunicano. Per molti bambini e adolescenti rappresenta una vera e propria piazza virtuale, con amicizie e gruppi che nascono all’interno della piattaforma.
Proprio questa dimensione sociale è quella che richiede maggiore attenzione. Un ragazzo può pensare di stare semplicemente giocando con qualcuno che condivide la sua stessa passione, mentre dall’altra parte dello schermo potrebbe esserci una persona che sta cercando di ottenere fiducia e informazioni personali.
Un discorso simile riguarda Fortnite, molto popolare tra gli adolescenti soprattutto per la componente multiplayer e per le chat vocali. Anche in questo caso il rischio nasce dalle interazioni con sconosciuti, dalla possibilità di creare legami fuori dal controllo dei genitori e dalla normalizzazione del contatto con persone mai incontrate nella vita reale.
Minecraft presenta dinamiche analoghe soprattutto nei server pubblici, dove ragazzi e ragazze possono entrare in comunità create da altri utenti e incontrare persone di età diversa.
Un ruolo importante lo hanno poi piattaforme come Discord, spesso utilizzate dai giocatori per organizzarsi e comunicare. In molti casi il videogioco rappresenta solo il primo contatto: il passaggio successivo avviene in spazi privati dove possono iniziare richieste, pressioni o ricatti.
I segnali che devono far scattare l’allarme
Il primo campanello d’allarme spesso non è il numero di ore trascorse davanti allo schermo, ma il modo in cui cambia il rapporto del ragazzo con il mondo online. Un adolescente che improvvisamente diventa molto riservato rispetto alle proprie attività digitali, chiude rapidamente le finestre sullo schermo quando arriva un genitore, protegge con particolare insistenza una nuova amicizia online o appare agitato dopo aver ricevuto messaggi potrebbe essere in una situazione da approfondire.
Uno dei segnali più importanti è la richiesta di segretezza. Frasi come “non dirlo a nessuno”, “i tuoi genitori non capirebbero” oppure “se sei davvero mio amico devi dimostrarmelo” sono strumenti tipici di chi cerca di creare una relazione di dipendenza e isolamento.
Anche richieste apparentemente piccole possono essere un campanello d’allarme: inviare una foto, condividere informazioni personali, spostare la conversazione su un’altra piattaforma o fare qualcosa di insolito per “dimostrare fiducia”. La manipolazione spesso inizia così.
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Come proteggere i figli: il ruolo dei genitori nella sicurezza digitale
Per i genitori la prima difesa resta il dialogo. Un ragazzo deve sapere che può raccontare un problema nato online senza il timore di essere immediatamente punito o privato dei propri strumenti digitali. Conoscere i giochi utilizzati dai figli, sapere con chi possono parlare e quali funzioni social hanno attive è fondamentale. Le piattaforme più diffuse offrono strumenti di controllo parentale che permettono di limitare chat, contatti e contenuti accessibili ai più piccoli, ma devono essere configurati e non lasciati alle impostazioni predefinite.
È altrettanto importante spiegare ai ragazzi alcune regole semplici: una persona conosciuta online potrebbe non essere chi dice di essere; nessuno dovrebbe chiedere di mantenere segreti con gli adulti di riferimento; immagini, dati personali e informazioni sulla propria vita non vanno condivisi con sconosciuti. Quando arriva un ricatto, invece, bisogna evitare di cedere alle richieste di chi minaccia. O cancellare le conversazioni per paura. La cosa più utile è invece conservare le prove, salvare le conversazioni e rivolgersi alle autorità competenti.
Gli strumenti per aiutare i genitori a proteggere i figli online
Non esiste ancora una guida specifica dedicata al reclutamento di minori attraverso i videogiochi online, un fenomeno relativamente nuovo nel panorama della sicurezza digitale. Esistono però strumenti utili per riconoscere i meccanismi di manipolazione alla base di molti episodi di grooming e abuso online.
Save the Children, insieme alla Polizia Postale, ha realizzato una guida sull’adescamento online dei minori, nata soprattutto per affrontare il rischio dello sfruttamento sessuale online ma utile anche per comprendere alcuni meccanismi comuni della manipolazione digitale, come la costruzione della fiducia, la richiesta di segretezza e la pressione psicologica.
La Polizia Postale mette inoltre a disposizione materiali informativi rivolti a genitori e ragazzi sull’uso consapevole della rete, con consigli per riconoscere comportamenti rischiosi e proteggere i minori online.
Tra le risorse utili ci sono anche i materiali dedicati all’educazione digitale realizzati da Save the Children, pensati per accompagnare bambini, adolescenti e adulti nell’uso più sicuro delle tecnologie e della rete.
La sfida per i genitori, insomma, non è quella di tenere i ragazzi lontani dal mondo digitale.Ma quella di ma aiutarli a riconoscere i rischi che possono nascondersi dietro una relazione nata online. Perché oggi un videogioco può essere anche un luogo di socialità e amicizia, ma proprio per questo può diventare un terreno dove qualcuno prova a conquistare la fiducia di chi è più vulnerabile.