Elon Musk vuole Twitter e fa un sondaggio, l'azienda adotta una poison pill per difendersi

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L’imprenditore, che ieri ha offerto 43 miliardi per ottenere il 100% della società, ha chiesto ai followers cosa ne pensano: "Privatizzare Twitter dovrebbe essere una decisione degli azionisti non del consiglio di amministrazione. Sì o no?". La società replica optando per un piano per ridurre la possibilità che un'entità possa acquisire il controllo accumulando azioni sul mercato aperto senza riconoscere agli azionisti un premio e senza dare al cda il tempo di una valutazione appropriata

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"Privatizzare Twitter a 54,20 dollari ad azioni dovrebbe essere una decisione degli azionisti non del consiglio di amministrazione. Sì o no?". È questo il sondaggio lanciato da Elon Musk sul suo account Twitter postando il box per rispondere. Ieri l’imprenditore ha lanciato un’offerta da 43 miliardi per acquisire il 100% della società. Subito i "sì" alla domanda del patron di Tesla sono schizzati in un vantaggio schiacciante. Ma la società, per mettersi al riparo, adotta una poison pill, un piano per ridurre la possibilità che un'entità possa acquisire il controllo accumulando azioni sul mercato aperto senza riconoscere agli azionisti un premio e senza dare al consiglio di amministrazione il tempo di una valutazione appropriata. Il piano scatta se un'entità, una persona o un gruppo acquisisce il 15% o più delle azioni in circolazione in una transazione non approvata dal board. A questo proposito, Musk su una possibile poison pill aveva detto che il consiglio di amministrazione di Twitter avrebbe avuto una enorme responsabilità nel caso in cui avesse infranto i doveri fiduciari agendo contro gli interessi degli azionisti. L'amministratore delegato di Twitter, Parag Agrawal, incontrando i dipendenti della società, ha detto che il cda sta valutando l'offerta di Elon Musk tramite un "processo rigoroso". Intanto, il fondo di private equity Thoma Bravo ha espresso il suo interesse per contrastare il piano di Musk, dicendosi disposto a mettere insieme un'offerta di acquisizione per Twitter. Lo riporta Reuters, confermando le indiscrezioni già diffuse dal New York Post.

L’offerta di Musk

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Elon Musk ha messo sul piatto 43 miliardi di dollari in un'offerta ostile per salire al 100% di Twitter. Colto di sorpresa il consiglio di amministrazione della società si è impegnato a valutare la proposta ma, secondo indiscrezioni, avrebbe non pochi dubbi al riguardo. Dopo due settimane convulse, durante la quali ha annunciato di aver rilevato una quota del 9% in Twitter e ha bocciato l'idea di entrare nel consiglio di amministrazione della società, Musk lancia così l'affondo sulla piattaforma dallo "straordinario potenziale" non espresso. Il suo piano prevede un delisting della società per apportare le modifiche necessarie e rilanciare Twitter come la "piattaforma della libertà di espressione" per eccellenza. "Credo che la libertà di parola sia un imperativo sociale per una democrazia funzionante. Ma con il mio investimento ho realizzato che la società non può né prosperare né servire questo imperativo nella sua forma attuale. Twitter deve essere trasformata" per sbloccare il suo potenziale, afferma Musk nella comunicazione alla Sec in cui annuncia la sua operazione e nella quale mette in evidenza di non avere "fiducia nel management" della società che cinguetta.

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Il consiglio di amministrazione di Twitter si impegna a esaminare con attenzione l'offerta in contanti e a decidere "nel miglior interesse di tutti gli stakeholder". Non è chiaro quando una decisione arriverà, ma secondo indiscrezioni l'offerta sarebbe ritenuta "indesiderata". Nel frattempo l'offerta di Musk è bocciata dal principe saudita Talal Alwaleed, azionista di Twitter, perché non riflette neanche lontanamente il "valore intrinseco" della società. Il patron di Tesla ha messo sul piatto 52,40 dollari per azione, con un premio del 54% rispetto al giorno in cui ha iniziato a investire in Twitter in gennaio. "È l'offerta migliore e quella definitiva", dice Musk, minacciando velatamente la possibilità di rivedere anche il suo ruolo di azionista nella società qualora la sua proposta venisse bocciata. "Ho un piano B" in caso di bocciatura, spiega il miliardario visionario senza elaborare. Poi ammette di "non essere sicuro" che riuscirà ad acquistare la società pur potendosela "permetter" grazie ai "significativi asset" in suo possesso. 

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Fra le incognite c'è la modalità con cui Musk finanzierà l'operazione. Il patron di Tesla è l'uomo più ricco del mondo, con la maggior parte della sua fortuna legata al colosso delle auto elettriche. Pur potendo far leva sui titoli di Tesla per ottenere finanziamenti e prestiti dalla banche, Musk deve far i conti con i limiti imposti dal colosso delle auto elettriche sull'uso delle quote in possesso come collaterale. Secondo le stime di alcuni analisti, Musk per realizzare il suo piano di un delisting di Tesla ha bisogno di un finanziamento fra i 15 e i 20 miliardi. Un altro dubbio che agita gli investitori è il modello di business che Musk vorrebbe attuare. Nelle scorse settimane ha paventato l'ipotesi di un abbonamento al servizio da due dollari mese, strada che non convince gli osservatori e che richiederebbe anni prima di rivelarsi redditizia.

Le possibili conseguenze politiche

Al possibile controllo di Twitter da parte di Musk guardano con attenzione i repubblicani, che vedono nella scalata un'opportunità per consentire a Donald Trump di tornare sulla piattaforma dopo esserne stato bandito. Con Musk, è la convinzione, la libertà di parola tornerà centrale a danno di una Silicon Valley che 'censura' i conservatori perché non ne condivide le idee. Finora l'ex presidente ha detto che non è sua intenzione tornare su Twitter perché la piattaforma è ormai noiosa. La possibile ascesa di Musk però potrebbe essere una tentazione troppo forte per resistere perché dei tanti aggettivi che descrivono da Musk - dall'uomo più ricco del mondo al nuovo Steve Jobs - non c'è di sicuro quello di 'noioso'.

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