Twitter blocca Trump, leader europei critici. Come cambia la normativa social comune?

Tecnologia

Chiara Piotto

Dalla Germania alla Francia ci si domanda se sia giusto o pericoloso che l'amministratore delegato di un social media possa "zittire" online il presidente degli Stati Uniti. Ma a Bruxelles l'iter per l'aggiornamento delle regole su Internet - che risalgono al 2000 - era già cominciato

Lente ma severe, le perplessità dei leader internazionali sulla decisione di Twitter di chiudere l’account di Donald Trump sono arrivate. Tornata la calma dopo l’assalto al Congresso a Washington, analisti e politici hanno iniziato a esprimere qualche dubbio: è giusto, sano, prudente che Twitter possa svolgere un ruolo così politico? La cancelliera tedesca Angela Merkel ha ammonito che “i social network non dovrebbero scavalcare i legislatori”, il ministro francese delle Finanze Bruno Le Maire ha parlato di “oligarchia digitale”, il commissario al Mercato interno Ue Thierry Breton ha scritto su Politico che “il fatto che l’amministratore delegato di un social possa silenziare l’account del presidente degli Stati Uniti dimostra le faglie del sistema di gestione dello spazio digitale”.

Twitter aggiorna i termini in chiave anti-violenza

Nel frattempo Twitter ha annunciato oggi l’aggiornamento dei propri termini d’uso per limitare ulteriormente i contenuti di odio e violenza, oltre alla disinformazione. Più di 70mila profili legati a esponenti dell’estrema destra Usa sono stati sospesi o resi meno visibili, la policy per contrastare le fake news sui risultati delle elezioni statunitensi è stata rafforzata, la lista di parole e concetti “banditi” dai trending topic si è allungata.

Le proposte della Commissione Ue sui servizi digitali

Ma, se Merkel ha ragione, è la cornice legislativa a doversi aggiornare. Su questo fronte l’Unione europea è attiva da tempo: il 15 dicembre 2020 la Commissione ha presentato due proposte, inviate in studio al parlamento europeo e ai vari Stati membri secondo la procedura ordinaria. Le proposte – il Digital Service Act e il Digital Market Act, note tra gli addetti ai lavori con i loro acronimi DSA e DMA – mirano a rinnovare la normativa vigente (direttiva 2000/31) che regola internet dal 2000, con nuove regole su moderazione, trasparenza e concorrenza.

La normativa Ue su Internet oggi in vigore

In questi 21 anni internet è infatti diventato qualcos’altro, come dimostrano i fatti di Washington: da spazio creativo che richiedeva libertà di impresa ed espansione a luogo d’influenza, arena politica. Come tale richiede limiti e indicazioni più precisi per evitare che il ruolo dei social media e dei giganti tech (Facebook, Twitter, ma anche Google, Amazon) abbia contorni troppo fluidi e sfumati. Le proposte legislative Ue vanno in quella direzione, indicando più precisamente come contrastare le azioni illegali online, favorire l'accesso di organismi di controllo ai dati, facilitare il ruolo attivo degli utenti nel contrastare le truffe (i dettagli sul sito della Commissione).

Il percorso legislativo futuro

Ora, come dicevamo, saranno parlamento europeo e Stati membri a valutare le proposte della Commissione. La partita è cominciata ma le trattative avranno tempi lunghi: i punti di vista sono diversi, e chiamano in gioco le diverse sensibilità europee e internazionali. Un ruolo chiave lo avrà certamente anche l’amministrazione del neopresidente Usa Joe Biden.

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