Computer: storia del mouse, un brevetto che risale a 50 anni fa

Tecnologia
Un'installazione fatta di vecchi mouse a Berlino (Getty Images)
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Il 17 novembre 1970 Douglas Engelbart, pioniere dell'interazione uomo-computer, riuscì a far registrare il primo prototipo della storia. Così chiamato per la sua forma, simile a quella di un topolino, il dispositivo ha rivoluzionato il mondo dell'informatica. Ecco la sua storia, dalle origini ai nuovi modelli wireless

Lo sviluppo del mouse comincia all'inizio degli anni Sessanta, ma è solo nel 1967 che Douglas Engelbart, considerato il "padre" dell'oggetto che ha rivoluzionato il mondo dell'informatica, deposita il suo brevetto, che gli verrà riconosciuto il 17 novembre 1970.

Douglas Engelbart

Engelbart, scomparso nel 2013 all'età di 88 anni, nacque a Portland, Oregon (Stati Uniti) il 30 gennaio del 1925. Si diplomò in elettronica nel 1948, al termine della seconda guerra mondiale, per poi conseguire un dottorato in Ingegneria presso la University of California di Berkeley. Nel 1957 Engelbart venne assunto presso lo Stanford Research Institute (SRI International) di Menlo Park, California, dove mise a punto la sua idea sul mouse e numerosi altri brevetti.

Le tappe dello sviluppo

Con il suo gruppo di lavoro dell'Augmentation Research Center (ARC), Engelbart sviluppò diverse soluzioni che sono alla base del funzionamento dei moderni computer, come l'ipertesto e i sistemi per mostrare immagini sullo schermo. Nel 1963, insieme al collega Bill English, Engelbart realizzò il primo prototipo (molto rudimentale) di mouse. Il modello originario era di legno. Si trattava di una specie di cubo appoggiato su due ruote - una perpendicolare all'altra - e consentiva di muovere il puntatore sullo schermo lungo uno dei due assi. Grazie a questa invenzione fu possibile, per la prima volta nella storia, spostarsi sul desktop senza l'utilizzo della tastiera.

Anni per perfezionare il modello

Gli anni seguenti servirono a Engelbart e al suo team per perfezionare la creazione, il cui brevetto venne accettato nel 1970. Oltre due anni dopo la presentazione della domanda, gli venne riconosciuta l'invenzione di un "Indicatore di posizione X - Y per un sistema con schermo". Prima ancora del riconoscimento del brevetto, nel 1968 Engelbart tenne a San Francisco, di fronte a un migliaio di scienziati, la prima dimostrazione pubblica del nuovo strumento, pensato per migliorare il metodo di lavoro al computer. Nonostante lo straordinario risultato, Engelbart non poté mai trarre un profitto economico da questa invenzione: per vedere il primo mouse disponibile sul commercio si dovette attendere fino al 1981, ben oltre il termine di scadenza del brevetto.

Le prime applicazioni

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Fu Xerox la prima azienda a produrre un computer dotato di interfaccia grafica e di un mouse. Lo "Xerox Alto" è infatti ritenuto la via di mezzo tra i computer di una volta e i personal computer di oggi. Anche altri modelli adottarono poi il mouse, che però non conobbe un immediato successo commerciale. Furono la Apple e Steve Jobs a capirne le potenzialità e a svilupparne l'utilizzo, dopo aver ottenuto la licenza d'uso dell'invenzione per una cifra vicina ai 40mila dollari. Il suo "Lisa", e successivamente anche il Macintosh (siamo già negli anni Ottanta) erano dotati di mouse e avrebbero contribuito a rivoluzionare per sempre il modo di usare un computer.

Cos'è il mouse e la sua evoluzione

Il termine mouse, cioè topo, deriva probabilmente dall'aspetto dei primi modelli e dalla loro somiglianza con il celebre roditore. Tuttavia lo stesso Engelbart non ha certezze in proposito. A domanda diretta rispose infatti di non sapere perché lui e i suoi collaboratori avessero iniziato a chiamarlo in questo modo. Sin dalla sua fondazione il dispositivo aveva lo scopo di far corrispondere il movimento dell'utente a un analogo spostamento dell'indicatore sul monitor. I modelli più vecchi - quelli "a pallina" (o meccanici) - sfruttavano sfere che muovendosi inviavano segnali a sensori. Proprio i sensori, a loro volta, generavano uno spostamento del puntatore (la "freccina") sullo schermo. Tra i punti a sfavore c'era il fatto che accumulassero molta sporcizia dal piano di lavoro, oltre a essere meno precisi dei successivi mouse ottici, che utilizzano un led e un trasduttore ottico-elettrico per rilevare il movimento sulla superficie d'appoggio, o di quelli laser, evoluzione di quest'ultimi. I più recenti sono invece i modelli wireless (senza filo) in cui il mouse è collegato al computer tramite un ricevitore che capta le sue onde radio. Ma ancora oggi, seppur evolvendosi, i puntatori applicano lo stesso concetto sviluppato circa 50 anni dal gruppo di ricercatori capitanato da Engelbart.

L'intelligenza collettiva

Tornando a Engelbart, il ricercatore statunitense spese il resto della sua vita dedicandosi al mondo dell'informatica. Nel 1990 fondò il Bootstrap Institute (che oggi ha preso il suo nome) e nel 1997 vinse i 500mila dollari del Lemelson-MT Prize, il premio più redditizio dedicato agli inventori americani. Tre anni dopo, l'allora presidente Bill Clinton lo insignì della Medaglia nazionale per la tecnologia, il riconoscimento più alto per la tecnologia negli Stati Uniti, "per aver creato le basi dell'informatica". Ancora nel 2002, a 75 anni - come si legge nel libro "Bootstrapping" - il ricercatore statunitense dichiarava: "Bisogna unire Paesi e istituzioni attorno all'idea che l'intelligenza collettiva può trovare le soluzioni ai problemi del pianeta". Engelbart, ammalato di Alzheimer dal 2007, è morto a 88 anni il 2 luglio del 2013.

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