Focolai coronavirus, studio Usa: possibile prevenirli tramite le ricerche su Google

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La concentrazione di ricerche di parole legate al coronavirus, i suoi sintomi e il suo tracciamento avrebbero anticipato di un paio di settimane alcuni hot spot negli Stati Uniti. Lo riporta uno studio pubblicato su Mayo Clinic Proceedings

Analizzando le ricerche fatte dagli utenti su Google e organizzandole in base all’area geografica sarebbe possibile individuare e prevenire possibili focolai di coronavirus negli Stati Uniti. L’ipotesi arriva da uno studio pubblicato ad agosto su Mayo Clinic Proceedings e punta forte sulle parole cercate dalle persone sul motore di ricerca. Quelle inerenti al virus ovviamente, come “sintomi covid”, oppure “mancanza respiro” e “febbre”. In alcune zone degli Usa dove poi effettivamente sono sorti dei focolai della pandemia, fino a due settimane prima (circa) dell’insorgenza dei contagi erano stati cercati con frequenza su Google questi o termini simili. I dati sui nuovi casi totali e giornalieri in ogni Stato americabo usati dai ricercatori sono stati raccolti dal 22 gennaio 2020 al 6 aprile 2020.

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Scandagliare i trends 

In questi mesi diversi lavori scientifici hanno parlato della possibilità di monitorare – e prevenire – la curva dell’epidemia attraverso l’analisi dei dati di internet. Lo studio pubblicato su “Mayo Clinic Proceedings” si è concentrato su una decina di keywords – le parole chiave inserite dagli utenti su Google – più frequenti, incrociando anche i dati di Google News, che riguardassero il coronavirus e i sintomi con cui si manifesta, come ad esempio la perdita di gusto e olfatto. Ma anche informazioni su tampone e altri test e sul vaccino. Mohamad Bydon, neurochirurgo della Mayo Clinic e ricercatore principale del laboratorio di neuro-informatica della Mayo è convinto che "su Google Trends siano presenti informazioni che precedono le epidemie”. “Con l'analisi predittiva – aggiunge - questi dati possono essere utilizzati per una migliore allocazione delle risorse per quanto riguarda test, dispositivi di protezione individuale, farmaci e altro”.

 

Prevenire gli hot spot

Lo studio si riferisce agli Stati Uniti, ma il messaggio di Mohamad Bydon che emerge dalla pubblicazione è chiaro: “Se aspetti che i focolai emergano, sarà troppo tardi per rispondere in modo efficace”. Secondo i ricercatori analizzare i trends di Google potrebbe essere “un ottimo modo per aiutare a capire dove emergeranno quelli futuri"."Il team di Neuro-informatica si concentra su malattie neurali e neuroscienze. Tuttavia, quando è emerso il nuovo coronavirus abbiamo diretto le nostre risorse verso un migliore monitoraggio della diffusione della pandemia - conclude Bydon -. Guardando i dati di Google Trends, abbiamo scoperto di essere in grado di identificare i segnali spia di un hot spot che sarebbe emerso in un arco di tempo di alcune settimane".

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