North Face e Patagonia boicottano Facebook contro l'odio in rete

Tecnologia

Le due aziende si sono unite alla campagna Stop Hate For Profits e hanno ritirato le inserzioni pubblicitarie dei loro prodotti dal social media. L’obiettivo dell’iniziativa è contrastare la diffusione di contenuti razzisti, violenti o contenenti informazioni false sulle piattaforme online

Varie aziende, tra cui Patagonia e North Face, hanno deciso di aderire alla campagna Stop Hate For Profits e di boicottare Facebook, ritirando le inserzioni pubblicitarie dei loro prodotti dal social media. L’obiettivo dell’iniziativa è contrastare la diffusione di contenuti razzisti, violenti o contenenti informazioni false sulle piattaforme online. “Patagonia è orgogliosa di unirsi alla campagna Stop Hate for Profit. Rimuoveremo le nostre inserzioni pubblicitarie da Facebook e Instagram immediatamente e porteremo avanti il boicottaggio almeno fino alla fine di luglio”, ha spiegato la compagnia su Twitter. North Face ha fatto lo stesso, sottolineando che non tornerà sul social fino a quando Facebook non metterà in atto politiche più restrittive per impedire la circolazione dell’odio in rete. Oltre a Patagonia e a North Face, anche altre aziende si sono unite al boicottaggio, come Mozilla e Upwork.

Gli obiettivi della campagna

 

“Troppo a lungo Facebook ha permesso ad alcuni dei peggiori elementi della società di entrare nelle nostre case e nelle nostre vite”, dichiara Jonathan Greenblatt, ceo della Lega anti diffamazione, uno dei gruppi che promuove la campagna Stop Hate For Profits. “Le nostre organizzazioni hanno provato individualmente e collettivamente a indurre Facebook a rendere le sue piattaforme più sicure, senza però ottenere dei risultati significativi. Speriamo che questa campagna possa mostrare all’azienda quanto i suoi utenti e i suoi inserzionisti desiderino un cambiamento positivo”, sottolinea Greenblatt. 

 

Il malcontento nei confronti di Facebook

 

I risultati di un sondaggio condotto nel 2019 indicano che il 55% degli americani ha vissuto esperienze negative su Facebook, legate all’odio o alle molestie. Negli ultimi mesi il social ha ricevuto varie pressioni per intervenire sui post contenenti incitazioni all’odio e disinformazione, soprattutto da quando Twitter ha iniziato a segnalare alcuni post del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nonostante le richieste di oltre 100 scienziati, Mark Zuckerberg ha scelto di non seguire l’esempio del social di Dorsey. Questa decisione non è stata ben accolta dai dipendenti di Facebook, che a inizio giugno hanno organizzato uno sciopero virtuale.

 

La risposta di Zuckerberg  

 

In un post pubblicato sul suo profilo ufficiale, Mark Zuckerberg ha precisato che il gruppo investe “miliardi di dollari ogni anno per mantenere la comunità sicura ed è costantemente al lavoro con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy”. “Ci siamo sottoposti a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in Intelligenza Artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d'odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino, mentre un recente rapporto dell'Unione Europea ha rilevato che Facebook ha esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube”, ha aggiunto il fondatore dell’azienda. “Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare, e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili, il GARM e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta".

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