Coronavirus, i robot di telepresenza arrivano in tre ospedali italiani

Tecnologia

Sono stati creati dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova in collaborazione con la Maker Faire, l’Università di Pisa e iRobot. Mettono in contatto i pazienti in isolamento con i familiari e permettono ai medici di fare consulti a distanza 

Sono arrivati in alcuni ospedali italiani i primi robot fai-da-te del progetto LHF-Connect, pensati per permettere ai pazienti in isolamento per Covid-19 (segui la DIRETTA di Sky TG24) di parlare con i familiari e ai medici di fare consulti a distanza. Sono stati creati dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova in collaborazione con la Maker Faire, l’Università di Pisa e l’azienda iRobot. Gli automi sono composti a un aspirapolvere robotico, un piedistallo, due tablet e un software liberamente accessibile, hanno un costo di circa 1200 € e possono essere assemblati seguendo le istruzioni del progetto. In caso di necessità, è possibile contare sull’aiuto della comunità nazionale dei maker.

L’uso dei robot di telepresenza

Al momento, sono tre gli ospedali italiani che stanno sperimentando i robot: l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, l'Azienda USL Toscana Nordovest di Massa-Carrara e il Centro Polivalente Anziani Asfarm di Induno Olona (Varese). Oltre a mettere in contatto i pazienti in isolamento con i familiari e aver permesso ai medici di effettuare dei consulti a distanza, gli automi hanno anche portato quotidiani o medicinali da una stanza all’altra. Il software opensource che permette di manovrare i robot del progetto LHF-Connect da remoto è nato grazie a una stretta collaborazione tra l’Iit e l’Università di Pisa. iRobot, invece, ha fornito l’accesso ai software dei propri aspirapolveri robotici per usarli e modificarli.

Il progetto LHF-Connect

“Abbiamo parlato con i medici e il personale sanitario e ci è stato detto che un semplice robot di telepresenza sarebbe stato di grande aiuto per gli operatori, continuamente esposti ai rischi di contagio, e per i ricoverati in reparti Covid-19, che rimangono isolati per settimane senza poter avere contatti con le proprie famiglie”, racconta Antonio Bicchi, ricercatore dell’Iit. Attualmente, i robot vengono manovrati con l’assistenza remota di ricercatori o di operatori sanitari, ma il progetto prevede di istruire dei volontari che li guidino a distanza per alcune ore nei reparti Covid-19, in modo da togliere un’incombenza al personale sanitario. “Il progetto LHF-Connect offre grandi opportunità ai pazienti affetti da Covid-19, alle persone che vogliono essere loro vicine e al personale sanitario, duramente impegnato in questa situazione di vera emergenza”, spiega Mauro Ferrari, Professore di Chirurgia e Direttore del Centro ENDOCAS dell’Università di Pisa. “Le potenzialità del progetto, tuttavia, si potranno sviluppare oltre i confini di questa fase e saranno utilissime per disegnare un’assistenza sanitaria molto più improntata sull’uso della telemedicina”, conclude il docente.

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