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Coronavirus: governo cinese cerca di silenziare utenti su Twitter e WeChat, ma non solo

4' di lettura

Il governo cinese ha contattato direttamente alcuni utenti rei di aver criticato la gestione dell’epidemia. In Cina l’intrusione della tecnologia nella privacy dei cittadini è all’ordine del giorno, ma il coronavirus l’ha resa più evidente 

Il coronavirus (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA) ha colpito duramente la Cina e il SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019. In questa situazione delicata, il governo cinese si è trovato a gestire anche il malcontento della popolazione, anche e soprattutto sui social network. E proprio su piattaforme come WeChat e Twitter che, secondo Vice, i funzionari cinesi si starebbero concentrando per cercare di “silenziare” i critici e bloccare così la diffusione di notizie che mettano in cattiva luce il partito comunista.

Coronavirus, su Twitter e WeChat controlli del governo cinese

Secondo Vice, le autorità cinesi si starebbero concentrando sugli atti di protesta individuali ovvero semplici messaggi scritti ad amici o parenti che esprimono critiche verso il governo. Si tratta di conversazioni avvenute su WeChat, l’app di messaggistica più utilizzata in Cina e Twitter, normalmente vietato ma utilizzabile tramite Vpn, ovvero una rete di telecomunicazioni privata. Un giovane cinese in vacanza in California, ad esempio, ha spiegato a Vice di aver utilizzato WeChat per scambiarsi informazioni sul coronavirus (LO SPECIALE) con i propri famigliari a Wuhan. In seguito, il ragazzo ha raccontato di aver ricevuto messaggi che chiedevano informazioni sulla città e l’albergo in cui si trovava da amici che sarebbero stati costretti a farlo proprio dal governo cinese. In un altro episodio, invece, un uomo residente a Dongguan ha raccontato di aver ricevuto una visita di funzionari governativi che lo accusavano di aver risposto a un tweet critico verso la gestione dell’epidemia, un gesto considerato un attacco al governo cinese. A quel punto, il telefono dell’uomo sarebbe stato confiscato e i funzionari lo avrebbero costretto a firmare una dichiarazione in cui si impegnava a non ripetere più un’azione simile.

Le tecnologie di sorveglianza in Cina

Questi avvenimenti si inseriscono tuttavia in un contesto più complesso. Reuters spiega in un articolo che l’epidemia di coronavirus (LA MAPPA DEL CONTAGIO) avrebbe contribuito a “stanare” il sistema di sorveglianza cinese, portandolo fuori dall’ombra. L’uso della tecnologia per fini “intrusivi” è infatti ormai piuttosto diffuso in Cina, ma pare che la diffusione del nuovo virus abbia in qualche modo legittimato l’utilizzo di questi strumenti, che come spiega Il Manifesto avrebbero contribuito a far sentire le persone più sicure, stando ai feedback dati ad alcuni di questi servizi. Reuters racconta la vicenda di un uomo di Hangzhou che, tornato da un viaggio di lavoro, è stato contattato dalla polizia: grazie a un efficiente sistema di sorveglianza, le telecamere avevano registrato la targa della sua auto mentre faceva ritorno da Wenzhou, un luogo dove il contagio aveva però già raggiunto dimensioni importanti. Da qui, l’avvertimento degli agenti, rispettato soltanto per 12 giorni dopo i quali la noia ha portato l’uomo a uscire nuovamente di casa. Non è passato molto tempo, però, prima che un sistema di riconoscimento facciale nei pressi del lago di Hangzhou identificasse l’uomo, provocando un nuovo contatto da parte della polizia ma, questa volta, anche dal proprio datore di lavoro, avvertito dalle autorità. A Reuters l’uomo ha spiegato di essere rimasto “scioccato dalle capacità e dall’efficienza della rete di sorveglianza di massa. Grazie all’Intelligenza Artificiale e i big data riescono a tracciare ogni movimento, in ogni posto e luogo".

Coronavirus, una giustificazione per il governo cinese?

Reuters specifica però che la popolazione cinese è ormai da tempo consapevole di essere monitorata dal “sistema di sorveglianza più sofisticato al mondo”. L’epidemia di coronavirus ha contribuito a rendere più evidenti alcune di queste misure, “dando alle autorità una giustificazione per i metodi utilizzati”, che vanno da sistemi di riconoscimento facciale capaci di identificare anche i soggetti con le mascherine a liste dettagliate fornite dalle ferrovie statali con i nomi delle persone sedute vicino durante un viaggio.

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