Come salvare il paesaggio con big data e nuove tecnologie

Tecnologia
Il paesaggio italiano è minacciato dai cambiamenti innescati dall'uomo (Getty Images)

Al decimo congresso Iale si è discusso delle nuove tecniche per salvaguardare gli ecosistemi italiani in virtù delle minacce portate dall’azione dell’uomo: si va dal Dna ambientale alla ‘citizen science' 

Le analisi basate su grandi quantità di dati sembrano destinate a rivoluzionare moltissimi ambiti: tra questi c’è la salvaguardia del paesaggio, che potrà beneficiare dei big data e più in generale delle nuove tecnologie che consentiranno un monitoraggio del territorio sempre più capillare, con un contributo fondamentale anche da parte dei cittadini. È questo uno dei temi principali del decimo congresso della International Association for Landscape Ecology (Iale), tenuto all’Università degli Studi Milano Bicocca, che si concentra sulle sfide dell’antropocene, ovvero la prima epoca geologica in cui è l’azione dell’uomo a determinare i maggiori cambiamenti territoriali e climatici.

Paesaggio, l'importanza dei big data

L’organizzazione dell'evento è stata curata dalla sezione italiana della Iale, la Società italiana di ecologia del paesaggio (Siep). Secondo il vicepresidente Emilio Padoa-Schioppa, i big data sono fondamentali per superare l’approccio corrente, basato su risposte “locali e non sempre coordinate”. Al contrario, servirebbe un “investimento a livello nazionale sul monitoraggio di habitat, paesaggi e biodiversità” per tutelare la ricchezza paesaggistica italiana, minacciata oggi da una serie di trasformazioni. Tra queste rientrano il riscaldamento globale, che da Sud a Nord attraverso la migrazione porterà al graduale isolamento di habitat di alta montagna come gli Appennini, e la perdita di suolo agricolo nelle pianure per via dell’urbanizzazione.

Nuove tecniche e scienza dei cittadini

Per affrontare queste ed altre sfide, enti e società scientifiche possono oggi affidarsi alle nuove tecnologie che, come ricorda Padoa-Schioppa, consentono di “raccogliere grandi quantità di dati con una precisione senza precedenti”. Un esempio di questo nuovo approccio è rappresentato dal sequenziamento del Dna ambientale, che “partendo da un piccolo campione di suolo o acqua ci permette di ricostruire il Dna delle specie viventi presenti in quell’habitat”, spiega il vicepresidente di Siep-Iale. Non va inoltre sottovalutata l'importanza dei droni, che possono raccogliere dati da luoghi inaccessibili e dei satelliti, che forniscono informazioni di continuo ‘osservando’ dallo spazio. In questo panorama evoluto, infine, anche i cittadini possono ricoprire un nuovo ruolo, partecipando alla raccolta e elaborazione dei dati con la ‘citizen science’, preziosa per “diffondere una nuova consapevolezza nella società”, conclude Padoa-Schioppa. 

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