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Google, dipendenti denunciano ritorsioni dopo la protesta per molestie

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 23/04

3' di lettura

L’azienda si sarebbe vendicata di due organizzatrici della manifestazione, degradandole o imponendo ingiuste condizioni per mantenere il lavoro. La replica di Mountain View: “Proibiamo ritorsioni sul luogo di lavoro e indaghiamo su tutte le accuse”

Sarebbe costata caro a due dipendenti di Google la scelta di contribuire all’organizzazione della protesta contro lo scandalo relativo alle molestie sessuali che aveva travolto l’azienda a fine 2018, facendo molto rumore. Secondo Claire Stapleton e Meredith Whittaker, alla base della manifestazione a cui avevano partecipato decine di migliaia di impiegati, Mountain View si sarebbe infatti vendicata nei mesi successivi, proponendo alle due donne un ridimensionamento dei propri ruoli lavorativi e ponendo ingiuste condizioni. Ne dà notizia il New York Times. Le proteste erano scaturite dal fatto che il board di Google avrebbe volontariamente coperto le molestie sessuali perpetrate da due ex manager nei confronti di una dipendente. Non si è fatta attendere la replica da parte della società: "Proibiamo ritorsioni sul luogo di lavoro e indaghiamo su tutte le accuse. I dipendenti e i team sono regolarmente e normalmente assegnati a nuovi incarichi in linea con l'evoluzione delle esigenze aziendali. In questo caso non c'è stata alcuna ritorsione”

Google: la protesta contro le molestie sessuali

Nel novembre 2018, migliaia di dipendenti di Google in tutto il mondo avevano interrotto le proprie attività lavorative lasciando gli uffici per scendere in strada e protestare contro il modo in cui Big G avrebbe gestito alcuni casi di molestie sessuali interni all’azienda, proponendo una ricca buonuscita ai protagonisti di questi episodi per ottenere in cambio le dimissioni e coprire così l’intera vicenda. Claire Stapleton e Meredith Whittaker sono tra le attiviste che avevano aiutato a organizzare la manifestazione: in una mail ottenuta da Wired e diffusa all’interno della compagnia, le due dipendenti rivelano i cambiamenti attuati da Mountain View nei propri confronti negli ultimi mesi, una sorta di vendetta legata all’iniziativa presa alla fine dello scorso anno.

Le ritorsioni di Google contro le dipendenti

Secondo Meredith Whittaker, ricercatrice per l’Intelligenza Artificiale, Google le avrebbe annunciato un “cambiamento drastico” del proprio ruolo dopo aver chiuso il reparto dedicato all’etica dell’AI, obbligandola inoltre ad abbandonare il centro di ricerca AI Now Institute, da lei stesso cofinanziato e parte della New York University. Dopo 12 anni all’interno dell’azienda, invece, Claire Stapleton sarebbe stata retrocessa dalla propria posizione di marketing manager di YouTube; inoltre, Google avrebbe annullato un suo progetto già approvato in precedenza, dicendole oltretutto di prendersi “un periodo di malattia nonostante non fossi malata”. Come conseguenza di un ambiente divenuto ostile, Stapleton spiega di pensare di lasciare il lavoro “quasi ogni giorno”. Nella lettera le due dipendenti spiegano che per contrastare la “cultura della ritorsione” presente all’interno di Google organizzeranno a fine aprile un meeting volto a raccogliere ulteriori storie di altri impiegati e definire nuove strategie per fronteggiare queste discriminazioni.

La replica di Google

Attraverso un comunicato, Google ha voluto subito controbattere alle accuse lanciate dalle due dipendenti: “Proibiamo ritorsioni sul luogo di lavoro e indaghiamo su tutte le accuse. I dipendenti e i team sono regolarmente e normalmente assegnati a nuovi incarichi o riorganizzati per essere in linea con l'evoluzione delle esigenze aziendali. In questo caso non c'è stata alcuna ritorsione”, conclude Mountain View.

 

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