Jeff Bezos in lotta da anni con l'America Latina per dominio .amazon

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L'imprenditore vorrebbe usare il nome per gli indirizzi Internet dell'azienda, ma Brasile, Perù e altri paesi latinoamericani affermano che il dominio è un'esclusiva della Foresta Amazzonica 

Una battaglia nata da una coincidenza linguistica. Da diversi anni Jeff Bezos, l’uomo più ricco al mondo, vorrebbe ottenere il diritto di utilizzare il dominio .amazon per gli Indirizzi internet dell’omonima azienda di sua proprietà. Le leggi in materia, recentemente sottoposte a un cambiamento, lo permetterebbero anche. Peccato che Amazon indichi in inglese una delle più importanti e conosciute foreste a livello mondiale, l’Amazzonia. Brasile e Perù, due dei territori attraverso i quali quest’area verde si estende, si sono opposti e non vogliono sentire ragioni: il dominio desiderato da Bezos deve essere un’esclusiva della foresta pluviale. Dopo anni di contrasti, l’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) spera di arrivare presto a una risoluzione.

Brasile e Perù contro Jeff Bezos e Amazon

È facile pensare che l’uomo più ricco del mondo possa permettersi praticamente qualsiasi cosa. A Jeff Bezos, però, non bastano i soldi e la prima posizione nella classifica dei paperoni di Forbes per assicurarsi il dominio .amazon. Come spiega il Financial Times, il proprietario del colosso dell’e-commerce ha iniziato la relativa battaglia sette anni fa, quando l’introduzione di nuove regole permise di creare domini originali, diversi da ‘.com’ o altri già conosciuti. Quando Bezos tentò di accaparrarsi il dominio intitolato alla propria azienda, incontrò la forte opposizione di Brasile e Perù, che ne rivendicavano il diritto per la Foresta Amazzonica. A nulla servirono le lusinghe nei confronti degli avversari sudamericani dell’azienda statunitense, che offrì Kindle e l’utilizzo degli Amazon Web Services, per un totale di circa 5 milioni di dollari, continuando però a incontrare un fermo rifiuto.

Tensione tra Bezos e l’America Latina: esito incerto

In tutta questa vicenda, l’Icann si è ritrovato nel ruolo di scomodo intermediario. Qualche anno fa, l’ente internazionale tentò di calmare le acque parlando di trattative volte a permettere l’utilizzo del dominio .amazon anche all’azienda di Bezos, scatenando però l’accesa reazione dell’American Cooperation Treaty Organization, che riuniva non solo Brasile e Perù ma ben otto governi latinoamericani. L’intenzione dell’Icann sarebbe ora quella di giungere a un accordo durante un incontro che dovrebbe essere tenuto nelle prossime settimane a Kobe, in Giappone. Le controversie di questi anni hanno però creato molta tensione, che secondo il Financial Times sembrerebbe ora risolvibile solo con un passo indietro da parte di Jeff Bezos.

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