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Con un buon sonno anche l’Intelligenza Artificiale migliora

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 15/02

2' di lettura

Una rete neurale artificiale ideata da ricercatori italiani alterna una fase di veglia a una di riposo: come per l’uomo, il processo aiuta a memorizzare solo le informazioni più rilevanti 

Sarà pure in grado di lavorare per periodi prolungati e gestire quantità enormi di dati, ma anche l’Intelligenza Artificiale (AI), esattamente come l’uomo, trarrebbe benefici da un buon sonno ristoratore. Sono stati i ricercatori dell’Università del Salento a guidare lo studio, comparso anche su Neural Networks, che evidenzia i vantaggi del riposo anche per i sistemi di AI. Il risultato è stato raggiunto creando la prima rete neurale artificiale, ispirata a quella biologica, capace di ‘addormentarsi’ per poi ritornare in stato di veglia, un processo che contribuirebbe a migliorarne le prestazioni lasciando da parte le informazioni poco utili.

Sonno: i benefici per la memoria

C’è un particolare processo che, durante il sonno, aiuta le persone a produrre performance cognitive migliori una volta risvegliate. La cosiddetta ipotesi della omeostasi sinaptica suggerisce infatti che dormire aiuta il cervello umano a conservare le memorie più importanti eliminando invece quelle irrilevanti, che lasceranno il posto a nuove informazioni quando termina il riposo. È piuttosto simile il meccanismo che il team dell’Università del Salento, in collaborazione con Elena Agliari della Sapienza di Roma, hanno posto alla base di un’innovativa rete neurale artificiale che è in grado di passare dalla veglia al sonno, e viceversa, consolidando le memorie principali.

Perché all’Intelligenza Artificiale fa bene dormire

Proprio come accade per il cervello umano, secondo il matematico Adriano Barra dell’Università del Salento le diverse fasi del sonno “sono cruciali per l’equilibrio della rete stessa”. Anche nell’Intelligenza Artificiale, infatti, l’alternanza di riposo e veglia risulta fondamentale per scordare tutto ciò che, seppur appreso passivamente, è irrilevante, dando invece priorità alle informazioni importanti. I ricercatori lo hanno dimostrato grazie alla rete neurale artificiale ispirata “ai meccanismi del sonno e dei sogni presenti nel cervello dei mammiferi”, come spiega lo studio. Il modello proposto prevede infatti una fase online, fatta dall’apprendimento e quindi assimilabile alla veglia, alternata a un’altra offline necessaria a rimuovere tutto ciò che non è necessario. I risultati ottenuti dalle simulazioni effettuate hanno poi dimostrato l’efficacia del processo: introducendo il ‘ciclo del sonno’ nella rete neurale, la capacità dell’Intelligenza Artificiale di immagazzinare informazioni era significativamente maggiore rispetto a quella mostrata durante uno periodo continuato di veglia.

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