Google fa ricorso in appello contro la multa Ue per Android

Immagine di archivio (Ansa)
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La pesante sanzione era stata inflitta all’azienda di Mountain View per abuso di posizione dominante sul sistema operativo 

Lo scorso 18 luglio, Google ha ricevuto una salatissima multa da 4,3 miliardi di euro dall’Antitrust dell’Unione europea per abuso di posizione dominante relativo al sistema operativo Android, presente in molti dei suoi smartphone e tablet. Si tratta della sanzione più alta mai comminata da Bruxelles.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la compagnia di Mountain View ha deciso di ricorrere in appello al Tribunale Ue per combattere una sanzione ritenuta ingiusta.
L’Antitrust dell’Unione europea aveva punito il colosso americano dell’hi-tech per aver imposto dal 2011 'restrizioni illegali' ai produttori di dispositivi Android per consolidare la propria posizione dominante nel campo della ricerca web.

Le accuse della Commissione Europea

Nel 2016, l’azienda di Mountain View era stata accusata di aver obbligato i principali produttori di smartphone, come Samsung e Huawei, a pre-installare Google Search e a impostarlo come app di ricerca predefinita. In caso contrario, non avrebbe concesso loro la licenza del Play Store, il negozio online in cui è possibile acquistare applicazioni di vario genere. Una pratica di concorrenza sleale che, a detta dell’Antitrust, ha danneggiato le compagnie rivali, impedendo loro di competere sullo stesso piano di Google.

La difesa di Google

Google baserà la propria difesa sulle considerazioni che Sundar Pichai, Ceo dell’azienda, aveva espresso a luglio. Dal punto di vista del presidente, Android non ha limitato la libertà dei produttori di Smartphone, ma l’ha invece incrementata. Pichai non ha mai fatto mistero di ritenere ingiusta la sanzione e già da tempo aveva espresso la volontà di fare ricorso. È probabile che l’intera vicenda giudiziaria si protrarrà ancora per alcuni mesi.
Nel 2016, Google aveva ricevuto un’altra multa dall’Unione europea pari a 2,4 miliardi di euro. In tale circostanza, l’azienda di Mountain View era stata accusata di aver favorito il proprio sistema di comparazione dei prezzi a discapito dei suoi concorrenti. 

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