Tutti i guai di Tesla: tra conti in rosso e incidenti

Lo showroom Tesla di New York (Getty Images)
6' di lettura

Elon Musk è riuscito a produrre 5mila vetture a settimana della Model 3, ma non è stato premiato dal mercato. Pesano i guasti e le esternazioni dello stesso Ceo

Il primo luglio, Elon Musk si è presentato davanti agli investitori e ha annunciato il traguardo inseguito per nove mesi (e mancato per più di sei): dalla fabbrica sono uscite più di 5mila Model 3 a settimana. Eppure, nonostante, questo tassello, la borsa non solo ha evitato di festeggiare: ha persino penalizzato il titolo Tesla. Perché, dopo anni in cui la compagnia ha goduto di grande credito, investitori e azionisti si aspettano conferme più solide. E continuità. Ecco quali sono i punti critici.

Gli obiettivi della Model 3

La Model 3 non è solo l'ultimo modello di Tesla. Rappresenta molto di più. È infatti la prima vettura con un prezzo più popolare (non certo un'utilitaria, ma il cartellino da 35mila dollari la rende ben più economica rispetto alle sorelle Model S e X). Al prezzo è legata l'altra grande sfida: produrre su vasta scala e non solo per un'élite di clienti. In altre parole: la Model 3 è l'auto con cui Tesla dovrebbe dimostrare la sua capacità di crescita. Svelata nel 2016, Tesla ha iniziato a produrla nel luglio 2017. Il gruppo avrebbe dovuto sfornarne 5mila a settimana già a dicembre. Appuntamento rimandato per due volte. Fino a fine giugno. Il mercato avrebbe probabilmente punito un altro fallimento. Ecco perché, per raggiungere l'obiettivo, Musk ha ridisegnato gli impianti e spostato parte del personale dalla catena produttiva di Model S e Model X sulla Model 3. Adesso, a quota 5mila raggiunta (5031 per l'esattezza), la domanda è: riuscirà a confermarsi e a incrementare la produzione? Musk ha già promesso che, entro agosto, la produzione passerà a 6mila unità a settimana. Ma il mercato ha inviato un messaggio: non bastano annunci e traguardi. Servono continuità e solidità.

I dubbi degli analisti

L'analista di Ubs Colin Lang, intervistato da Reuters, ha sottolineato altri due elementi che potrebbero aver fatto da zavorra alle azioni. Il primo è il numero di segnalazioni, incidenti e guasti. Per quanto non siano statisticamente rilevanti, inducono alla cautela, in attesa di verificare se la fretta non abbia impattato sulla qualità della produzione. Secondo un documento interno ottenuto da Business Insider, Musk avrebbe ordinato agli ingegneri di saltare un test di sicurezza sui freni per accelerare la produzione della Model 3. Il secondo nodo riguarda le vetture in circolazione. Nel secondo trimestre, ha affermato Tesla nella sua comunicazione alla Sec, ne sono state consegnate 40.740 (18.440 sono Model 3). Una cifra che resta al di sotto delle aspettative del mercato.

Musk: "Periodo infernale"

Nel secondo trimestre, per la prima volta il numero di Model 3 prodotte ha superato quello di Model S e Model X messe insieme. Un buon segnale per un'auto che dovrebbe fare dei volumi di vendita la propria forza. Tuttavia, resta ancora l'incognita sulla capacità di attrarre un pubblico nuovo. Fino a ora Tesla si è concentrata sulle versioni più rifinite e costose. In sostanza, quindi, di Model 3 da 35mila dollari se ne sono viste poche. Per Musk, che poche settimane fa aveva definito "infernale" la produzione della "piccola" di casa, il peggio è passato. Il comunicato della compagnia parla dei "12 mesi più difficili della storia di Tesla". E di "orgoglio" per il traguardo raggiunto. "Non è stato facile, ma alla fine ce l'abbiamo fatta".

Cambio al vertice

Che le cose non vadano ancora lisce, però, lo dicono anche i movimenti organizzativi. Poche ore dopo aver annunciato la "missione compiuta", Tesla ha confermato che Doug Field, capo della produzione di Model 3, lascerà la compagnia. Musk lo aveva di fatto sospeso, mettendo nelle proprie mani tutte le responsabilità. La sospensione si è tradotta in un addio. Ad aprile aveva salutato anche Jim Keller, responsabile di un altro progetto chiave per Tesla, come il sistema di guida autonoma.

I numeri del bilancio

E poi c'è il bilancio. Tesla è ancora lontana dal generare utili. Alla fine del primo trimestre 2018, il fatturato è aumentato del 20% anno su anno. Ma la perdita resta di 710 milioni di dollari. Musk ha promesso di raggiungere un risultato positivo nella seconda metà dell'anno, proprio grazie alla crescita della Model 3. Un'altra ragione per attendere conferme dalla "piccola" di casa, con più occhio alle righe del conto economico che orecchie alle parole di Musk. Non ha certo aiutato l'atteggiamento del ceo. Che, durante la conferenza riservata agli analisti, si è rifiutato di rispondere alle domande di chi sollevasse perplessità perché ritenute "noiose".

Troppo potere per Musk?

Un'altra piccola crepa si è vista durante l'assemblea degli azionisti. Un azionista ha proposto di alleggerire i poteri del fondatore, che da dieci anni combina i ruoli di ceo e presidente. Nessuno ha realmente pensato che questa proposta potesse essere approvata. Ma è un indice di un crescente malcontento verso lo strapotere di Musk. Un uomo solo al comando – si legge nella proposta - garantisce leadership ma potrebbe non essere adatta a un settore sempre più complicato e competitivo. La proposta è stata respinta, rinnovando la fiducia a Musk nel doppio incarico. "Il successo della compagnia – ha affermato il consiglio d'amministrazione – non sarebbe possibile" se la società fosse guidata da un'altra persona. L'addio di Musk, d'altronde, sarebbe stato in contraddizione con il piano di compensazione decennale varato nei mesi scorsi: Musk non percepisce uno stipendio ma ancora i suoi introiti al raggiungimento di una serie di traguardi industriali e finanziari.

Le accuse all'eroe della grotta

Visto che Tesla regge anche sulla reputazione del marchio e su quella del suo fondatore, non sono da sottovalutare le esternazioni poco felici di Musk. Il primo aprile (giorno dedicato agli scherzi) si è fatto fotografare con il cartello "bancarotta". Burla poco apprezzata dagli azionisti, visto il momento delicato della società. L'ultimo intoppo è di pochi giorni fa. Musk aveva inviato in Thailandia alcuni ingegneri e un sommergibile per partecipare al salvataggio della squadra di calcio intrappolata nella grotta di Tham Luang. Azione, a quanto pare, inutile. E definita da Vernon Unsworth, uno dei responsabili dell'operazione, "una trovata pubblicitaria". Musk, indispettito, ha definito su Twitter Vernon "un pedofilo", senza fornire alcuna prova. Salvo poi chiedere scusa.  

Leggi tutto
Prossimo articolo

SCELTI PER TE

    Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

    Clicca l'icona e seleziona

    "Aggiungi a Schermata Home"

    Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

    Clicca l'icona e seleziona

    "Aggiungi a Home"