Auto a idrogeno, la situazione in Italia

Tecnologia
GettyImages-Idrogeno

A Venezia è stato firmato un protocollo di intesa per costruire una rete di stazioni di rifornimento su tutto il territorio nazionale: il primo passo per colmare il ritardo rispetto ad altri Paesi

Le auto a idrogeno rappresentano uno dei settori di business dalle aspettative più alte per i prossimi anni e per i prossimi decenni e insieme alle auto elettriche costituiscono la chiave per la conversione verso i motori ecologici. Gli investimenti su questo tipo di mobilità sostenibile sono tanti, in particolare in Asia, ma anche nel nostro Paese qualcosa comincia a muoversi.

Il via libera alla circolazione

Il primo passo è importante è arrivato il 13 gennaio 2017, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 257 del 16 dicembre 2016, con cui l'Italia ha recepito la direttiva europea 94 del 22 ottobre 2014 sulle infrastrutture per i combustibili alternativi, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l'impatto ambientale nel settore dei trasporti. Con questa mossa, il nostro Paese si è impegnato a costruire una rete di rifornimento adeguata su tutto il territorio nazionale. Il limite massimo della pressione delle pompe di rifornimento dell'idrogeno è stato innalzato, a partire dallo scorso marzo, da 350 bar a 700 bar, andando così incontro alle esigenze delle vetture già presenti sul mercato e dando di fatto il via libera alla circolazione di questi modelli.

Obiettivo 2025

Il decreto individua nel 2025 il termine temporale entro il quale l'Italia dovrà dotarsi di una rete strutturata di stazioni di rifornimento, che secondo le previsioni del piano nazionale per la mobilità a idrogeno del MH2IT (Comitato di indirizzo strategico di mobilità idrogeno Italia) saranno circa 5mila su tutto il territorio nazionale. Nello stesso limite di tempo le auto a idrogeno circolanti nel nostro paese dovrebbero invece raggiungere le 27mila unità. Ma la curva di crescita è destinata a salire in maniera molto più rapida con il passare degli anni, se si pensa che le stime per il 2050 parlano di circa otto milioni e mezzo di vetture a idrogeno "italiane".

Il protocollo con Fuel Cell Hydrogen Joint Undertaking

Lo sviluppo di una rete di stazioni di rifornimento è fondamentale per lo sviluppo della mobilità a idrogeno. La necessità per l'Italia è impellente, se si considera che fino a oggi su tutto il territorio nazionale esiste solo un distributore aperto al pubblico, a pochi minuti dall'uscita autostradale di Bolzano Sud. In questo senso è fondamentale quanto accaduto lo scorso settembre, quando a Venezia è stato sottoscritto il protocollo d'intesa con il Fuel Cell Hydrogen Joint Undertaking, un consorzio europeo attivo dal 2008 con l'obiettivo di coordinare gli sforzi degli Stati dell'Unione europea in materia di mobilità sostenibile e di incoraggiare gli investimenti destinati alla ricerca sulle tecnologie delle celle a combustibile e a idrogeno. Il protocollo prevede lo sviluppo di una rete di stazioni di rifornimento, condizione fondamentale per attrarre gli investimenti dei big dell'industria dell'auto.

L'attivismo di Toyota

La casa più attiva in Italia è al momento Toyota che, dopo aver già siglato un accordo per lo sviluppo di un sistema di mobilità sostenibile sempre con il comune di Venezia nel 2016, è entrata nel protocollo di intesa con il Fuel Cell Hydrogen Joint Undertaking, consegnando alla città lagunare una nuova Mirai dotata di tecnologia Full Cell System a zero emissioni. La Toyota Mirai è la prima auto a idrogeno mai prodotta. Ma anche gli altri big asiatici come Honda e Hyundai sono all'avanguardia e potrebbero presto decidere di investire in Italia.  Non è un caso che, proprio nei giorni dell'accordo tra Venezia e Toyota, si sia mossa anche Hyundai consegnando all'Arma dei Carabinieri una ix35 Fuel Cell da 136 cavalli, primo modello a idrogeno a disposizione delle forze dell'ordine italiane.

Tecnologia non economica

Un altro ostacolo allo sviluppo delle auto a idrogeno in Italia è costituito dal prezzo. Al di là del costo, piuttosto elevato, dei modelli, è proprio la materia prima a non essere a buon mercato. Un chilogrammo di idrogeno costa circa 13,80 euro e alla Clarity, il modello più diffuso sul mercato degli Stati Uniti, bastano per percorrere appena 100 chilometri. Al momento benzina e gasolio sono dunque più economici, anche se gli esperti garantiscono di poter abbassare nei prossimi anni il prezzo fino a cinque euro al chilogrammo. In attesa che ciò accada e nella speranza di concreti incentivi, non resta che riflettere sulle potenzialità di un mercato che entro il 2050 dovrebbe contare circa 400 milioni di veicoli circolanti nel mondo. E soprattutto su una tipologia di mobilità sostenibile potrebbe contribuire per il 20% al raggiungimento degli obiettivi climatici stabiliti dagli accordi di Parigi del 2015.

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