FIFA, salta il piano da 20 miliardi sul Mondiale: rivolta globale e vertici spaccati
SportIl piano della FIFA per cedere a investitori privati una quota dei diritti commerciali del Mondiale (un'operazione da 20 miliardi di dollari) sarebbe naufragato. Lo riporta il New York Post, secondo cui la rivolta delle federazioni e la minaccia di boicottaggio dell'UEFA hanno fatto crollare l'accordo, che coinvolgeva la Thrive Capital di Joshua Kushner. Sullo sfondo, una frattura ai vertici e la presidenza di Gianni Infantino in bilico
Il piano della FIFA per aprire agli investitori privati una quota del proprio impero commerciale sarebbe saltato. L'operazione, con cui la federazione internazionale puntava a raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari cedendo circa il 20% di una nuova società valutata 20 miliardi, non sarebbe più sul tavolo. Lo riferisce il New York Post, che cita quattro fonti a conoscenza del dossier. La ritirata arriverebbe dopo la rivolta aperta di dirigenti del calcio di tutto il mondo e una spaccatura tra i vertici dell'organizzazione di Zurigo. Reuters, che ha rilanciato la notizia, precisa di non aver potuto verificarla in modo indipendente.
Il piano naufragato
Secondo la ricostruzione del quotidiano newyorkese, la FIFA (ente senza scopo di lucro secondo il diritto svizzero) avrebbe dovuto trasferire i propri asset più redditizi (diritti tv, accordi con gli sponsor, licensing e biglietteria) in una nuova entità for-profit chiamata FIFA Forward Enterprise. A fare da àncora dell'operazione doveva essere la Thrive Capital, il fondo del venture capitalist newyorkese Joshua Kushner — fratello di Jared Kushner, consigliere della Casa Bianca e genero di Donald Trump — con JPMorgan nel ruolo di advisor.
Infantino aveva dato alle 211 federazioni affiliate tempo fino al 19 settembre per sostenere il progetto, prospettando versamenti fino a 40 milioni di dollari ciascuna. I critici hanno parlato di un incentivo a scadenza. Una fonte vicina all'accordo, citata dal New York Post, ha definito la vicenda "un incubo per il brand", aggiungendo che Kushner "troverà un altro modo per muoversi in questo settore".
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La rivolta dell'UEFA
A far deragliare l'operazione sarebbe stata soprattutto l'Europa, dove i club e i campionati più ricchi generano la maggior parte dei ricavi del calcio mondiale. L'UEFA avrebbe posto una condizione netta: nessuna delle sue squadre avrebbe preso parte ad alcun evento FIFA finché il piano non fosse stato ritirato per intero, con l'impegno a non riaprire mai più il gioco alla proprietà privata.
Senza le nazionali di Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e Italia, un Mondiale perde pubblico, valore per le emittenti e appeal per gli sponsor: un colpo che avrebbe svuotato l'accordo del suo valore. Alla fronda europea si sono aggiunte la Concacaf nordamericana e, venerdì, la Confederazione asiatica. Secondo il New York Post, la stessa Thrive avrebbe già avviato colloqui per abbandonare il progetto, mentre JPMorgan non si aspetterebbe che l'operazione vada in porto.
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"Nessuno sta vendendo il calcio"
Mentre l'accordo si sgretolava dietro le quinte, venerdì la FIFA ha ribadito pubblicamente che "nessuno sta vendendo il calcio". Con i capitali esterni fuori dai giochi, l'organizzazione continuerà a gestire in proprio i diritti, forte degli incassi del Mondiale a 48 squadre disputato quest'estate tra Stati Uniti, Canada e Messico. Una delle fonti ha ipotizzato che la FIFA possa comunque provare a "valorizzare in chiave commerciale" i propri asset attraverso l'attuale struttura no-profit.
La presidenza di Infantino in bilico
Il fallimento del piano metterebbe a rischio la presa di Gianni Infantino sulla presidenza. Il malcontento ha raggiunto anche la cerchia ristretta del numero uno. Il chief operating officer della FIFA, Kevin Lamour, ha dichiarato all'Associated Press che i dirigenti senior si sono sentiti "ingannati" dalla scarsa trasparenza di Infantino. "Il progetto che ha scatenato così tante polemiche non è un progetto della FIFA", ha detto Lamour. "È il progetto di una sola persona". Il dirigente ha parlato di una "menzogna per omissione durata mesi" e ha ammesso che la sua franchezza potrebbe costargli il posto: "E allora così sia. Almeno stanotte dormirò bene".
Sempre venerdì si è dimesso Carlos Cordeiro, consigliere di Infantino ed ex partner di Goldman Sachs: "Non posso restare a guardare mentre la FIFA valuta di vendere una quota del Mondiale", ha spiegato. Molte federazioni leggono ormai lo scontro come un test in vista delle elezioni presidenziali di marzo. L'UEFA cercherebbe un candidato alternativo, con il presidente del Paris Saint-Germain Nasser Al-Khelaifi che raccoglierebbe consensi; almeno 20 nazioni starebbero discutendo il ritiro del sostegno a Infantino.