Il padre ucciso da Al-Qaeda, il fratello maggiore rapito e mai ritrovato. L'attaccante iracheno, autore di una rete a suo modo storica ai mondiali di calcio, sta facendo parlare di sè dopo che prima dell'inizio della rassegna era stato fermato per sette ore prima di poter avere accesso al suolo americano
Ha vissuto importanti tragedie a livello personale ma, a suo modo, è riuscito a segnare la storia del suo Paese. Aymen Hussein è stato il calciatore che, nella sfida inaugurale del suo Iraq contro la Norvegia ai Mondiali 2026, ha segnato il secondo gol nella storia della competizione per il suo Paese. E' successo nel pur sfortunato 4-1 contro Haaland (autore di un doppietta) e compagni nella fase a gironi del gruppo I.
Lo stop degli Usa
Hussein aveva fatto parlare di sè proprio alla vigilia del torneo che si sta svolgendo in Usa, Messico e Canada (LE NEWS LIVE). Unitamente al fotografo ufficiale della nazionale dell'Iraq, Talah Salah, a cui era stato negato l'ingresso negli Stati Uniti, anche l'attacante Hussein era stato trattenuto prima di entrare nel Paese americano per sette ore, prima di essere rilasciato. Le autorità degli Usa, in quella circostanza, avevano confermato che due componenti della delegazione irachena sono stati soggetti a "ulteriori ispezioni" per verificare le loro informazioni e "determinare la loro ammissibilità". I controlli, avevano, aggiunto rientrano nei compiti di routine delle autorità per l'immigrazione.
Gol decisivi
Quella contro la Norvegia è stata, come detto, la seconda rete in assoluto nella storia dell’Iraq ai Mondiali. E Hussein ha firmato anche la rete decisiva per la qualificazione alla rassegna iridata, nello spareggio contro la Bolivia. Un gol che lo ha fatto diventare quasi un eroe nazionale. La sua carriera, come segnala anche "Il Fatto Quotidiano", lo ha portato a militare attualmente, oltre che per la nazionale del suo Paese, anche nell’Al-Karma, squadra della Super League irachena. Attaccante di ruolo, 30 anni, ha potuto esultare per aver segnato alla Norvegia, ma la sua vita è stata costellata di diverse momenti tragici.
I drammi personali
Quando aveva 12 anni suo padre venne ucciso da Al–Qaeda e, a distanza di poco tempo, suo fratello maggiore venne rapito e mai ritrovato. Faceva il poliziotto, pagato del governo Abadi, in lotta contro l’Isis. Come raccontato, ha fortemente rischiato di non poter partecipare al Mondiale, fermato per sette lunghe ore prima di poter mettere piede sul suolo americano. Alla fine il suo risultato, comunque, l'ha ottenuto. E se la prima sfida contro i norvegesi è andata male (suo anche un autogol nel finale), le prossime gare potrebbe alimentare ancora una volta la fama di cui gode, oggi, in Iraq.