Mondiali 2026, dalle scarpe rosa alle stelle vietate all'Egitto: i casi di... stile

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Al torneo tra Stati Uniti, Canada e Messico va in scena anche un campionato di stile. In campo trionfa il rosa di Lamine Yamal e Cristiano Ronaldo, la FIFA impone all'Egitto di togliere le sette stelle della Coppa d'Africa e il Belgio sfila con una maglia che omaggia Magritte. Le divise sono diventate capi di tendenza anche fuori dal campo, sfoggiati dalle celebrity, mentre Bielsa fa discutere per lo sguardo basso nelle foto ufficiali: "Non sono un modello"

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Non solo gol e parate. Ai Mondiali 2026 in corso negli Stati Uniti, in Canada e in Messico va in scena anche una competizione fatta di sponsor, maglie d'autore e dettagli glamour. Il filo conduttore di questa edizione è cromatico, con il rosa acceso sfoggiato in campo da Lamine Yamal e Cristiano Ronaldo, ma tra divise "censurate", omaggi all'arte e un fenomeno di costume che ha portato le casacche da gioco nel guardaroba delle star, il torneo offre più di un retroscena di stile.

Le scarpe rosa di Lamine Yamal

Il rosa è la vera tendenza cromatica di questi Mondiali, e a dettarla è soprattutto il talento spagnolo Lamine Yamal. Lo segnala Look da vip secondo cui l'attaccante del Barcellona si è preso la scena anche fuori dal rettangolo di gioco indossando le Adidas F50 in versione personalizzata, nella colorazione rosa accesa che sta spopolando sui campi. Sulla calzatura compare anche il riferimento "304", le ultime cifre del codice postale di Rocafonda, il quartiere di Mataró dove il giocatore è cresciuto: un dettaglio che mescola cultura di strada e tecnologia sportiva ed è ormai diventato la sua firma.

epa13039501 Spain's Lamine Yamal comes onto the pitch during the FIFA World Cup 2026 group stage match Spain vs Cabo Verde, in Atlanta, USA, 15 June 2026.  EPA/RONALD WITTEK
FIFA WORLD CUP 2026 - ©Ansa

Anche Ronaldo sceglie il rosa

Sulla stessa lunghezza d'onda Cristiano Ronaldo, da tempo volto di punta di Nike. Il portoghese ai Mondiali calza un prototipo esclusivo delle Nike Mercurial Superfly 11, con dettagli in rosa vivo che colorano lo Swoosh e le scritte sulla tomaia. Per il fuoriclasse, abituato a dettare i codici dello stile dentro e fuori dal campo, è l'ennesima conferma di come la tonalità si sia trasformata nel vezzo cromatico più condiviso tra i grandi protagonisti del torneo.

epa13039322 Portugal's Cristiano Ronaldo during a training session of Portugal's national team at Garden District Park in Palm Beach, Florida, USA, 15 June 2026.  EPA/MIGUEL A. LOPES
FIFA WORLD CUP 2026 - ©Ansa

Il portiere della Nuova Zelanda in rosa

Il "pink power" non è prerogativa dei soli attaccanti. Nella sfida del Gruppo G tra Iran e Nuova Zelanda, chiusa sul 2-2 al SoFi Stadium di Los Angeles, anche il portiere degli All Whites è sceso in campo con una divisa rosa. Un'ulteriore prova di quanto il colore si sia imposto come tendenza trasversale di questi Mondiali, capace di superare i ruoli e di accomunare campioni affermati e outsider.

Le sette stelle "vietate" dell'Egitto

La linea rigorosa della FIFA sull'equipaggiamento ha colpito anche le maglie. Alla vigilia dell'esordio contro il Belgio, la federazione internazionale ha imposto all'Egitto di rimuovere le sette stelle che campeggiavano sopra lo stemma nazionale. Quei simboli celebravano i sette trionfi dei Faraoni in Coppa d'Africa; record assoluto del torneo continentale, conquistati tra il 1957 e il 2010. Il regolamento, però, consente di esporre sulle divise mondiali soltanto le stelle riferite a titoli iridati: non avendo mai vinto la Coppa del Mondo, la nazionale di Mohamed Salah ha dovuto scendere in campo con una versione modificata. Non è un caso isolato: anche Haiti era stata costretta a cambiare maglia, dopo che la FIFA aveva giudicato troppo politica un'illustrazione dedicata alla Battaglia di Vertières del 1803.

Il Belgio "surrealista" omaggia Magritte

Tra le divise più ammirate per tornare al rosa c'è la seconda della Scozia, in tonalità salmone con pintripes viola. Poi c'è la seconda maglia del Belgio, un omaggio dichiarato a René Magritte e al surrealismo fiammingo. Sul colletto compare la frase "Ceci n'est pas un maillot" ("Questa non è una maglia"), citazione giocosa de "La trahison des images", l'opera con la celebre scritta sulla pipa. La trama, fatta di semisfere e accostamenti tra celeste e rosa, richiama anche la mela del quadro "Il figlio dell'uomo". 

SANTA CLARA, CA - JUNE 13: The attendance is shown on the video board during the FIFA World Cup 2026 Group B match between Qatar and Switzerland on June 13, 2026 at San Francisco Bay Area Stadium in Santa Clara, CA. (Photo by Matthew Huang/Icon Sportswire via Getty Images)
2280990029 - ©Getty

Il giallo degli stadi "senza nome"

C'è poi un dettaglio che non è sfuggito ai tifosi più attenti e agli appassionati di streetwear. Diversi celebri impianti statunitensi che ospitano le partite hanno dovuto rinunciare temporaneamente al proprio nome commerciale: secondo quanto ricostruito da Look da Vip, il Levi's Stadium in California e altre arene legate a marchi sono stati ribattezzati con denominazioni generiche per tutta la durata del torneo. Alla base ci sono ancora una volta le rigide regole FIFA sugli sponsor ufficiali, che impongono di oscurare i loghi non in linea con gli accordi commerciali della federazione: per qualche settimana, insomma, la pulizia visiva degli stadi è totale. Il paradosso è che a far parlare di sé, alla fine, è proprio il marchio "cancellato".

Quando la maglia da calcio diventa moda

Il fenomeno, del resto, va ben oltre il campo. Complici grafiche originali e pattern colorati, le maglie delle nazionali sono diventate capi di tendenza da indossare anche nella vita quotidiana, un look (osserva Vanity Fair) già adottato da celebrity e street style. Le divise in gara sono 96, due per ciascuna delle 48 squadre, e secondo la rivista la passione per le "jersey" era esplosa ben prima di questa edizione: Kim Kardashian si era mostrata con la maglia della Roma, Emily Ratajkowski con quella del Napoli, Jennie delle Blackpink con il Manchester United e Dua Lipa vestita Milan. Più che tifo, sottolinea il magazine, una questione di stile destinata a contagiare sempre più volti noti con l'avanzare del torneo.

Lo sguardo basso di Bielsa diventa virale

Stile e immagine non sono però una priorità per tutti. Durante le sessioni fotografiche e video imposte dalla FIFA prima dell'avvio del torneo, Marcelo Bielsa è rimasto fedele al suo carattere schivo: si è rifiutato di guardare verso l'obiettivo, tenendo per l'intera durata lo sguardo fisso a terra. Il risultato è che nella foto ufficiale e nelle clip promozionali della federazione il tecnico argentino dell'Uruguay compare con gli occhi rivolti verso il basso.

La posa è diventata subito virale, dividendo tifosi e commentatori: per alcuni si trattava di una protesta silenziosa contro la FIFA, alla luce delle storiche critiche di Bielsa all'organizzazione dei grandi tornei; per altri, semplicemente l'ennesima manifestazione del suo temperamento eccentrico.

"Non sono un modello": lo sfogo in conferenza

Il caso è esploso nella conferenza stampa seguita al debutto dell'Uruguay, fermato sull'1-1 dall'Arabia Saudita a Miami. Quando un cronista gli ha chiesto conto di quello scatto e dello sguardo rivolto in basso, "El Loco" si è visibilmente irritato: "Non devo dare nessuna spiegazione. La foto è stata scattata nel modo in cui è stata scattata. Non sono un modello. Non ho risposte per questo. Dovrei forse spiegare anche perché non guardo in faccia chi mi sta parlando in questo momento?".

Poco dopo, nel corso della stessa conferenza, l'allenatore è tornato sul punto con toni ancora più netti: "Credo ci sia un limite a ciò che dobbiamo spiegare. Se guardo in alto o in basso, sono davvero cose che richiedono una spiegazione? Certe situazioni non ne hanno bisogno. Non abbiamo l'obbligo di comportarci come modelli. Non ho fatto nulla di male". Noto per la sua rigidità e per il disinteresse verso le logiche commerciali e d'immagine del calcio moderno, Bielsa ha così chiuso ogni speculazione, rivendicando la libertà di non prestarsi alle pose da copertina previste dai protocolli mediatici della FIFA.

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