Maradona, il processo sulla sua morte riparte oggi: cosa sappiamo

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Il dibattimento inaugurato nel marzo del 2025 era stato annullato dopo appena due mesi a causa della parteciazione di una delle tre giudici del collegio, Julieta Makintach, a un documentario non autorizzato. Invalidate tutte le testimonianze raccolte fino a quel momento sulle condizioni in cui è avvenuto il decesso della leggenda argentina nella sua abitazione di Tigre. Gli imputati rischiano una condanna fino a 25 anni 

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Parte oggi il nuovo processo per la morte di Diego Armando Maradona,. Una vicenda giudiziaria, quella legata agli ultimi giorni dell'ex Pibe de Oro, che ha subito un percorso estremamente accidentato, segnato da scandali e annullamenti. Il primo dibattimento è, infatti, iniziato nel marzo del 2025 presso il tribunale di San Isidro, a Buenos Aires. Il processo, tuttavia è stato annullato soltanto due mesi dopo, il 29 maggio, a causa di uno scandalo con pochi precedenti nella storia giudiziaria del Paese sudamericano. Una delle tre giudici del collegio, Julieta Makintach, è stata destituita (e successivamente si è dimessa) per aver partecipato segretamente alle riprese di un documentario non autorizzato sul caso mentre il processo era ancora in corso.

Invalidate tutte le testimonianze raccolte fino a quel momento

Tutte le testimonianze raccolte fino a quel momento (oltre 40 i testimoni che si sono presentati al banco) sono state invalidate, costringendo la giustizia a ripartire da zero con nuovi magistrati nominati tramite sorteggio. Nel procedimento sono sette (inizialmente otto) i membri dell'equipe medica accusati di "omicidio semplice con dolo eventuale". Secondo la procura, i professionisti erano consapevoli che le cure carenti fornite a Maradona ne avrebbero potuto causare la morte, ma non avrebbero fatto nulla per evitarlo. Tra gli imputati principali figurano Leopoldo Luque,  neurochirurgo e medico personale di Maradona, Agustina Cosachov, psichiatra, e Carlos Diaz, psicologo. Infermieri e coordinatori medici sono accusati di aver gestito in modo "calamitoso e spericolato" il ricovero domiciliare del campione. 

Gli imputati rischiano dagli otto ai 25 anni di condanna

Durante le fasi iniziali del primo processo, i pubblici ministeri hanno descritto l'abitazione di Tigre, dove Maradona stava recuperando dopo un intervento per un ematoma alla testa, come una "casa degli orrori". Sono state mostrate immagini del corpo dell'ex calciatore argentino, all'epoca 60enne, in condizioni di estremo degrado fisico, definendo la sua agonia come una circostanza che è durata molto più di 12 ore prima che si consumasse il decesso per una crisi cardio-respiratoria. Ora il tribunale ha stabilito un calendario di tre udienze settimanali con una lista di testimoni ridotta per accelerare i tempi del procedimento. Se giudicati colpevoli, gli imputati rischiano una condanna dagli 8 ai 25 anni di prigione. 

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