Juve, i conti non tornano. Perdita record da 113 milioni

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Vittorio Eboli

Rosso nel primo semestre 20/21 per il club presieduto da Andrea Agnelli. L’impatto Covid, stimato in 50 milioni soprattutto per i mancati introiti da stadio, non spiega del tutto il buco: che potrebbe portare – scrive la società nel comunicato – a cessioni di calciatori per ripianare il bilancio

È la regina indiscussa del calcio italiano dell’ultimo decennio. In campo e fuori, ha scavato un solco profondo con le avversarie. Ora, nell’anno uno dell’era Covid, diventa regina anche dei buchi di bilancio, scavando un divario profondo con le altre società, che pure di motivi per sorridere ne hanno pochini. La Juventus ha archiviato il primo semestre della stagione 2020/21 con un netto calo dei ricavi (da 322,3 milioni del semestre precedente ai 258,3 di questo), e con un lievissimo incremento dei costi (appena due milioni e mezzo in più, siamo a 263,4). Detta in sintesi, oltre 113 milioni di perdite: molto peggio dei 50 del primo semestre dell’esercizio precedente. E le previsioni per il futuro immediato restano caute: il comunicato della società presieduta da Andrea Agnelli mette per iscritto che la situazione potrebbe portare “ad operazioni di cessione di diritti alle prestazioni sportive di calciatori”. Tradotto: vendita di giocatori per ripianare il bilancio.

Il Covid ha azzerato il botteghino e frenato il merchandising

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Le cause di numeri tanto pesanti vanno cercate, in parte, nell’impatto della pandemia, che ha di fatto annullato una delle voci più significative del bilancio bianconero: le entrate provenienti da biglietti e abbonamenti da stadio (31 milioni). Da sommare allo stop dei negozi della Continassa e del J-Museum, quindi con impatto diretto anche sul merchandising. In parte, ma quanto? Circa 50 milioni, si legge nel comunicato. Ossia meno della metà del buco può essere ascritto al Covid.

Previsioni in perdita per l'intero esercizio 2020/2021

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Non è detto, quindi, che la difficoltà sia transitoria. Le previsioni, mette nero su bianco il Cda, non sono rosee (per usare nelle metafore i tre colori storici del club): l’intero esercizio 2020/2021 è previsto in perdita, non ancora quantificata. Ma con postilla che, mentre rassicura, spaventa: “Gli amministratori hanno valutato che non sussistano significative incertezze con riferimento all’utilizzo del presupposto della continuità aziendale”. Fuori dal burocratese: non c’è rischio crack. “È un linguaggio legato ai doveri di una società quotata in Borsa – ha sottolineato l’editorialista del Corriere della Sera Mario Sconcerti – ma fa un effetto cupo anche solo leggere scenari del genere”. Pericoli lontani, certo, grazie anche alla liquidità ottenuta con finanziamenti a medio termine, fondamentali per una società regina pure dei debiti (sia pur in contenimento). L’indebitamento finanziario netto, al 31 dicembre 2020, ammonta a quasi 358 milioni, in miglioramento rispetto a sei mesi prima grazie anche agli “incassi legati alle campagne trasferimenti”. Leggasi, anche qui, cessioni di calciatori. 

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