Watchmen, la recensione del primo episodio della serie tv

Sulle note del musical Oklahoma, la  prima puntata di Watchmen, la serie tv targata HBO ispirata alll'omonima graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, ci introduce in un'America squarciata dai conflitti razziali, tra suprematisti bianchi con la maschera di Rorschach e nuovi supereroi come "Sorella Notte e "Specchio". Dal 28 ottobre on air la versione doppiata in italiano. Leggi la recensione. - Watchmen, le foto del primo episodio

Watchmen: Scopri tutto sulla serie

'Watchmen, dal fumetto alla Serie TV

The Times They Are a-Changin’, cantava Bob Dylan nella sequenza di apertura del film Watchmen. Cinque minuti e 40 secondi di musica senza parole per raccontare 40 anni di storia americana alternativa. E, dal cinema alla televisione, i tempi continuano a cambiare. Cosi, con molto coraggio, Damon Lindelof (già co-creatore, produttore e sceneggiatore principale di un cult assoluto come Lost e di un gioiello come The Leftovers) ha deciso di trasformare in una serie tv la rivoluzionaria graphic novel firmata da Alan Moore e Dave Gibbons.

Ma a differenza del film di Zack Snyder, questi nuovi episodi prodotti da HBO non sono una semplice fotocopia del fumetto. La serie Watchmen è un prestige drama che si ispira a quelle tavole straordinarie per creare un'opera assolutamente originale. Certo, gli appassionati di comics si diletteranno a scovare i riferimenti, gli easter eggs, le citazioni nascoste nelle diverse puntate. Tuttavia, siamo di fronte a una serie che può essere vista anche da chi non abbia la minima idea di chi siano “Spettro di Seta” o il “Dottor Manhattan”. Perché Lindelof gioca soprattutto con il Sogno Americano, quello stesso Sogno che spesso e volentieri si trasforma in incubo.

E ogni American Dream che si rispetti non può che partire dal mito del West. Non a caso il primo episodio inizia con l’immagine di un cowboy su un cavallo bianco che spara all’impazzata inseguito da un cavaliere mascherato. Si tratta di un vecchio film muto. Ma l’eroe della storia questa volta non è Tom Mix o qualche altro pistolero caucasico, bensì Bass Reeves, il leggendario sceriffo nero dell’Oklahoma. Però, il passaggio dallo schermo alla realtà risulta tragico. Ci troviamo, infatti in una sala cinematografica di Tulsa e quindi confidare nella legge o nella giustizia è impossibile. Tra 31 maggio e il 1º giugno del 1921, la cittadina dell’Oklahoma è stata, purtroppo, il teatro di uno dei più gravi disordini razziali mai avvenuti negli Stati Uniti. In quell’occasione, una folla di bianchi attaccò la comunità afroamericana. Vennero assassinati uomini e donne, bruciati e saccheggiati negozi e abitazioni private. Insomma, la Storia con tutto il suo peso ci introduce a quello che sarà il tema dominante di tutta la serie.

Don Johnson e Regina King vigilanti a Tulsa

“E’ estate e stiamo finendo il ghiaccio.”  Questa frase in giallo, scritta con lo stesso carattere della Graphic Novel di Alan Moore, funge da macchina del tempo per trasportarci nel settembre del 2019. E purtroppo la Storia pare destinata a ripetersi. Tre anni dopo la cosiddetta Notte Bianca - un sanguinoso attacco ideato e messo a segno dai suprematisti bianchi contro le forze dell’ordine e le loro famiglie - i poliziotti sono costretti a coprirsi il volto con delle bandane gialle per proteggere la loro identità, mentre il Settimo Reggimento, il gruppo terroristico dietro la strage i cui membri indossano maschere raffiguranti le “macchie” di Rorschach, vive nascosto nell’ombra. Ma i razzisti bianchi sembrano decisi a tornare a colpire, in questa America senza cellullari e il cui presidente è Robert Redford. Infatti durante un controllo un poliziotto nero viene gravemente ferito da un redneck. Forse è il preludio di un nuovo attacco terroristico. Sul caso cercano di far luce il capo della polizia di Tulsa interpretato da Don Johnson e Angela Abar (il premio Oscar Regina King) che con il nome di Sister Night (Sorella Notte) vigila sulla città. In questo primo episodio facciamo la conoscenza di altri tre nuovi Watchmen, ossia, Specchio, Panda e Terrore Rosso. Ma siamo solo all’inizio.

Chi sorveglierà i sorveglianti?

Si sa: il vigilante Rorschach della graphic novel al compromesso preferiva l’apocalisse. Un concetto adottato anche dai suprematisti bianchi che utilizzano la sua maschera. Ma in questo primo episodio il passato si palesa anche con la presenza di Adrian Veidt, ovvero Ozymandias, interpretato da Jeremy Irons. Certo, è molto diverso dal potente e stiloso personaggio degli anni Ottanta che frequentava lo Studio 54. Per quello che abbiamo potuto vedere in questa prima puntata, l’uomo più intelligente del mondo è un attempato aristocratico che vive in un castello con una domestica e un maggiordomo, un Lord, in vestaglia damascata che aspira a scrivere un’opera teatrale, una tragedia in cinque atti intitolata “Il figlio dell’orologiaio."

E certo gli orologi non mancano in questa prima puntata. Anche se gli smile sono stati sostituiti dai tuorli d’uovo e gli schizzi di sangue colpiscono il distintivo di un poliziotto, il tempo e la sua misura continuano a scorrere nella serie Watchmen. Come le immagini che vediamo durante l’interrogatorio di un presunto terrorista, un florilegio di visioni dell’American Way: la coppia di American Gothic, lo sbarco sulla Luna, il marchio della Texaco, la bandiera dei confederati, il manifesto "We Can Do It" di J. Howard Miller datato1943. E ormai il Dottor Manhattan è solo una figura persa sul pianeta Marte. Giustizia Mascherata e gli atri Minutemen si sono trasfigurati in un documentario per la televisione chiamato American Hero Story. E per citare Musical Oklahoma, colonna portante di tutto questo episodio di Watchmen, il cowboy Curly McLain continuerà a cantare finché le stelle non svaniranno. Ma il problema è sempre lo stesso: Quis custodiet ipsos custodes? Chi sorveglierà i sorveglianti?

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