House of the Dragon riparte con uno straordinario episodio tra dramma e azione
L'inizio della terza stagione unisce le atmosfere shakespereane e il respiro teatrale della prima alla spettacolarità della seconda, alzando ulteriormente il livello visivo con effetti, scenografie e regia di primissimo piano. Senza dimenticarsi, però, della vera forza della serie HBO: i personaggi. Da lunedì 22 gennaio su Sky e NOW, disponibile anche on demand, con un episodio a settimana
Chi si aspetta un episodio introduttivo rimarrà sorpreso. La terza stagione di House of the Dragon riparte da dove era terminata la seconda, senza preamboli o riepiloghi, dritta al centro dell’azione, con un drago subito al centro della scena e un episodio che supera l’ora di durata pieno di pathos e azione. La serie HBO prequel di Game of Thrones, disponibile in co-esclusiva su Sky e NOW, anche on demand, è ripresa col primo di un nuovo ciclo di otto episodi lunedì 22 giugno, in contemporanea con la messa in onda negli Stati Uniti e con il classico appuntamento del lunedì sera alle 21:15 su Sky Atlantic. E lo ha fatto in maniera semplicemente straordinaria.
Equilibrio tra dramma e azione
Tre generazioni di Targaryen si affrontano in quella che appare sempre più come una partita a scacchi per il Trono di Spade, una guerra fratricida destinata a segnare l’inizio della caduta della Casa dei Draghi. Ryan Condal alla sceneggiature e Loni Peristere alla regia firmano un episodio destinato a restare nella memoria dei fan e degli amanti della serialità televisiva, capace di trovare un equilibrio perfetto tra le atmosfere shakespeariane che avevano caratterizzato la prima stagione e la spettacolarità visiva che aveva caratterizzato la seconda, valorizzato da una fotografia che si esalta nelle scene esterne e da un comparto tecnico eccezionale. Da questo punto di vista, la qualità continua a crescere, con draghi sempre più credibili, una computer grafica allo stato dell’arte, scenografie curatissime e una dose di realismo delle immagini con pochi precedenti.
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Di draghi, donne e uomini
I draghi sono pronti a giocare un ruolo determinante nella sfida, con Rhaena (Phoebe Campbell) che cerca di familiarizzare, non senza difficoltà, con il suo Ladro di Pecore. Ad Approdo del Re, Alicent (Olivia Cooke) fa sempre più fatica a trattenere l’ambizione smisurata di Aemond (Ewan Mitchell) mentre Aegon (Tom Glynn-Carney), sostenuto da Lord Larys (Matthew Needham) tenta una mossa disperata per salvarsi dalle grinfie del fratello. A Roccia del Drago Rhaneyra (Emma D’Arcy) morde il freno mentre Daemon (Matt Smith) guida le truppe di terra da una battaglia vinta all’altra e Corlys (Steve Toussaint) prepara l’assedio della capitale via mare ma deve fare i conti con la sua nemesi, Sharako Lohar (una bravissima Abigail Thorn), comandante dei pirati della Triarchia. Ma un ruolo determinante spetterà ai più giovani, non solo sponda verde, ma anche lato neri, con Jacerys (Harry Collett) e Baela (Bethany Antonia) pronti a diventare protagonisti.
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Personaggi profondi
Combattimenti epici, magistralmente girati, si alternano a dialoghi drammatici dal respiro teatrale, culminando in una spettacolare battaglia navale e aerea che incendiano il Condotto. Ma la grandezza di questo primo episodio sta proprio nella capacità di non fagocitare con l’azione i personaggi, che continuano a essere costruititi meticolosamente, cesellati in tutta la loro profondità, nelle intenzioni, nelle ambizioni, nelle frustrazioni. Rhaneyra è sempre più un’eroina tragica, un drago in gabbia, sospesa a metà tra la voglia di credere all’amica di un tempo e il desiderio di partecipare alla battaglia. Una Emma D’Arcy piena di carisma guida un cast rodato e funzionale, mentre la tragedia si fa strada lungo i 70 minuti dell’episodio. L’adrenalina che scorre così forte e il senso dell’ineluttabilità del fato hanno un effetto magnetico sullo spettatore. Sarà una lunga settimana d’attesa per poter proseguire il viaggio nella Danza dei Draghi.