Avvocato Ligas, recensione dei primi due episodi della serie Sky con Luca Argentero
Serie TVIntroduzione
Geniale, ironico e autodistruttivo: Lorenzo Ligas è la rockstar del Tribunale di Milano. Con Avvocato Ligas, il primo legal drama Sky Original con Luca Argentero, la giustizia diventa un campo di battaglia dove intuizione, cinismo e umanità convivono come gli ingredienti di un cocktail perfetto. Nei primi due episodi, già disponibili su Sky e in streaming su NOW, la serie introduce un protagonista affascinante e controverso: un penalista brillante ma imprevedibile che ama difendere i casi più difficili e i clienti che nessuno vorrebbe rappresentare. Tra processi, relazioni personali complicate e una Milano elegante e notturna che diventa parte integrante della storia, la serie costruisce un racconto che mescola legal drama, ironia e noir. Il terzo episodio della stagione è previsto per venerdì 13 marzo in esclusiva su Sky e NOW.
Quello che devi sapere
Avvocato Ligas, recensione della serie Sky con Luca Argentero
C’è una vecchia battuta sugli avvocati che circola da anni.
«Cosa sono mille avvocati incatenati in fondo all’oceano?»
«Non lo so.»
«Un buon inizio.»
È uno scambio di battute celebre del film Philadelphia tra Tom Hanks e Denzel Washington.
Una battuta cinica, caustica.
E probabilmente Lorenzo Ligas riderebbe di gusto.
Perché Ligas – protagonista della serie Avvocato Ligas, disponibile su Sky e NOW dal 6 marzo – è il tipo di uomo che ama l’ironia corrosiva, il sarcasmo e quel sottile piacere di stare sempre un passo oltre il limite.
Elegante, geniale, narciso, edonista.
Un avvocato che vive la legge come un gioco di strategia.
E forse anche come una forma d’arte.
La trama di Avvocato Ligas
Avvocato Ligas racconta la storia di Lorenzo Ligas (Luca Argentero), brillante penalista del Foro di Milano noto per il suo talento nel difendere casi che sembrano impossibili. Elegante, geniale ma anche profondamente irregolare, Ligas vive la legge come una sfida intellettuale più che come una professione.
Quando uno scandalo personale lo fa espellere dallo studio legale in cui lavorava da anni, la sua carriera sembra finita. Ma invece di arrendersi, Ligas decide di ricominciare da zero difendendo proprio quei clienti che nessun altro avvocato vuole rappresentare.
Tra processi complessi, relazioni personali complicate e una Milano elegante e notturna che fa da sfondo alle sue battaglie legali, Ligas si muove continuamente in quella zona grigia dove la legge non coincide sempre con la giustizia.
Un legal drama italiano con ambizioni internazionali
Con Avvocato Ligas, Sky prova a costruire il suo primo vero legal drama seriale.
La serie – tratta dal romanzo Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti di Gianluca Ferraris – racconta la storia di un penalista brillante e controverso capace di difendere proprio quei clienti che nessuno vorrebbe rappresentare.
Ligas è uno dei migliori avvocati del Foro di Milano.
La sua mente analitica funziona come un algoritmo umano.
Ogni dettaglio per lui è un indizio.
Ogni parola può diventare un’arma.
Ma la sua stessa intelligenza è anche la sua condanna.
Perché Ligas ha una straordinaria capacità di sabotarsi da solo.
Beve troppo.
Ama il rischio e il Sassicaia.
Odia le regole.
E quando uno scandalo personale lo fa cacciare dallo studio legale in cui ha lavorato per anni, la sua vita professionale crolla in pochi giorni.
Per chiunque sarebbe una caduta.
Per lui è semplicemente una nuova sfida.
La scena del dentista che definisce Lorenzo Ligas
Il primo indizio sul carattere di Lorenzo Ligas arriva già nella scena iniziale della serie, ambientata nella sala d’attesa di un dentista nel cuore di Brera. L’avvocato sfoglia distrattamente una rivista enigmistica e, con la sicurezza di chi vede connessioni dove gli altri vedono solo confusione, risolve in pochi secondi i rebus che un bambino seduto accanto a lui non riesce a completare.
È un momento apparentemente leggero, ma racconta molto del personaggio: la sua mente analitica, il piacere quasi infantile di dimostrare di essere sempre un passo avanti agli altri.
Quando il dentista gli chiede come si sia rotto l’incisivo, Ligas liquida la questione con una spiegazione innocua: colpa di un biscotto troppo duro.
La verità, però, è molto più caotica e decisamente più in linea con il suo stile di vita. La notte precedente, durante un incontro decisamente movimentato e dopo qualche drink di troppo, Ligas ha perso l’equilibrio andando a sbattere violentemente la bocca contro un tavolino.
È un dettaglio comico ma rivelatore.
Perché racconta immediatamente chi è Lorenzo Ligas: un uomo brillantissimo in aula, capace di analizzare ogni dettaglio con lucidità chirurgica, ma molto meno efficace quando si tratta di governare la propria vita.
Un antieroe irresistibile
Il fascino della serie nasce da questo equilibrio instabile.
Ligas è brillante ma irresponsabile.
Seduttivo ma incapace di gestire i propri sentimenti.
Ama i locali eleganti, il vino, la notte milanese.
E soprattutto ama i casi impossibili.
Difendere chi è già stato condannato dall’opinione pubblica è la sua vera vocazione.
È lì che si diverte.
È lì che la sua mente si accende.
In questo senso Avvocato Ligas si inserisce nella tradizione degli antieroi televisivi contemporanei: personaggi intelligenti ma moralmente ambigui che oscillano continuamente tra genialità e autodistruzione.
Avvocato Ligas e la tradizione dei legal drama
Negli ultimi vent’anni il legal drama è diventato uno dei generi più riconoscibili della serialità televisiva internazionale. Serie come Suits, The Good Wife e Better Call Saul hanno costruito personaggi di avvocati molto diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica fondamentale: la legge non è mai soltanto un sistema di regole, ma un campo di battaglia morale.
In questo senso Avvocato Ligas sembra guardare proprio a quella tradizione. Come Harvey Specter in Suits, Ligas è un avvocato brillante che vive il tribunale come una partita a scacchi. Ma sotto la superficie elegante emerge anche qualcosa di più ambiguo, che ricorda da vicino il percorso di Jimmy McGill in Better Call Saul: un uomo intelligentissimo, perfettamente consapevole dei meccanismi della legge, ma spesso tentato di piegarli ai propri scopi.
La differenza principale sta però nel contesto. Mentre molte serie americane trasformano il mondo legale in uno spazio quasi mitologico fatto di grandi studi e battaglie giudiziarie spettacolari, Avvocato Ligas resta profondamente radicato nella realtà italiana.
Il sistema giudiziario, i rapporti tra avvocati e pubblici ministeri, il peso della reputazione professionale: tutto appare più concreto, meno spettacolarizzato.
È proprio questo equilibrio tra modelli internazionali e identità locale a rendere la serie interessante.
Il caso dibattuto nei primi due episodi
Il caso dibattuto nei primi due episodi
Nei primi due episodi Ligas si trova a difendere Jack Zero (all’anagrafe Giacomo Nava), ex popstar autore della hit Crazy Life e oggi quasi dimenticato dal pubblico. Un artista che ha conosciuto fama e successo e che ora si ritrova improvvisamente a cantare ai matrimonie soprattutto al centro di un caso giudiziario capace di rimettere in discussione tutta la sua vita.
Per Ligas è il cliente perfetto: un uomo ambiguo, sospeso tra vittima e possibile colpevole, il tipo di causa che nessun avvocato vorrebbe davvero affrontare. Anche perché Jack Zero è un personaggio sopra le righe, riconoscibile persino dalle improbabili giacche pacchiane e fluo che è solito sfoggiare.
Interpretato con grande efficacia da Gianluca Gobbi, Jack Zero diventa il primo banco di prova della serie e permette agli sceneggiatori di costruire una storia che mescola mondo dello spettacolo, reputazione pubblica e zone grigie della giustizia. Non è solo un caso giudiziario: è anche il modo in cui la serie introduce il suo universo morale, dove colpevolezza e innocenza non sono mai categorie semplici e dove la verità dipende spesso da chi riesce a raccontarla meglio.
Senza svelare gli sviluppi del processo, è proprio questo equilibrio tra verità, percezione mediatica, rivalità personali, dipendenze, cocaina e strategia legale a rendere il caso particolarmente interessante.
Tra i momenti più curiosi del primo episodio c’è anche la presenza di Cristina Marino – moglie di Luca Argentero nella vita – nel ruolo di una maestra d'asilo, testimone interrogata da Ligas. Un piccolo cortocircuito tra realtà e finzione che aggiunge un dettaglio funzionale alla dinamica della scena.
Nel secondo episodio compare invece anche Raz Degan nei panni di Ayman Farah, padre e proprietario di una fiammante Lamborghini Urus. Una presenza che aggiunge un ulteriore elemento di interesse alla galleria di personaggi.
Come se non bastasse, una semplice orata pescata a Gallipoli e venduta a Milano diventa la chiave di una delle intuizioni più brillanti e maligne di Ligas, dimostrando quanto il protagonista sia capace di sparigliare le carte proprio quando la partita sembra già decisa.
E a chiudere la puntata arriva la voce di Bruno Lauzi con Ritornerai. Una scelta musicale malinconica e ironica allo stesso tempo. E solo chi ha il cuore di plastica come il pollo nel cestino del treno acquistato da Paolo Villaggio in Fantozzi contro tutti potrebbe non apprezzarla.
Luca Argentero e la costruzione di Ligas
Luca Argentero trova probabilmente uno dei ruoli più interessanti della sua carriera.
Il suo Ligas è un uomo che entra in una stanza come se fosse già il protagonista della scena.
Azzimato ma mai ostentato.
Arrogante ma sempre ironico.
Argentero gioca continuamente su questo doppio registro: fascino e fragilità, sicurezza e autodistruzione.
È un personaggio che osserva gli altri dall’alto in basso.
Ma allo stesso tempo lascia intravedere una crepa.
Una malinconia sotterranea che rende Ligas umano.
Funziona davvero Avvocato Ligas?
La domanda che inevitabilmente emerge alla fine dei primi due episodi è semplice: Avvocato Ligas funziona davvero come serie?
La risposta è sì.
Il punto di forza più evidente è il protagonista. Lorenzo Ligas è un personaggio scritto con intelligenza: brillante, ironico, autodistruttivo, capace di risultare affascinante anche quando si comporta nel modo peggiore possibile. È uno di quei personaggi che tengono in piedi una serie quasi da soli, perché ogni scena diventa interessante semplicemente osservando come reagisce agli altri.
Luca Argentero riesce a costruire questo equilibrio con grande naturalezza. Il suo Ligas non è mai un eroe positivo, ma nemmeno un cinico completo. È un uomo intelligente che sembra aver capito molto bene come funziona il mondo… e proprio per questo spesso decide di sabotarsi da solo.
Anche il tono della serie è interessante. Avvocato Ligas prova a mescolare tre registri diversi: il legal drama classico, il noir urbano e una certa ironia quasi da commedia sofisticata. Soprattutto nelle scene in tribunale e nei dialoghi più taglienti, la serie riesce a trovare una voce abbastanza originale nel panorama della fiction italiana.
Quello che appare già chiaro è l’ambizione del progetto. Avvocato Ligas non vuole essere soltanto una fiction giudiziaria tradizionale. Cerca piuttosto di raccontare un personaggio imperfetto e ambiguo che vive in una città altrettanto complessa, muovendosi continuamente tra successo e fallimento, brillantezza e autodistruzione. Un essere umano in grado di riconoscere in un appartamento una Lampada Shogun datata 1985, ma pure di ricorrere al personaggio del principe Hans del film d'animazione Frozen per risolvere un caso
Le presenze fisse della serie
Attorno al protagonista ruota una galleria di personaggi fondamentali che contribuiscono a costruire l’universo della serie.
Marina Occhionero interpreta Marta Carati, giovane praticante brillante e determinata che decide di lasciare l’università per intraprendere la carriera di avvocata penalista accanto a Ligas. Idealista e sensibile, Marta rappresenta il contrappunto morale del protagonista: se lui è cinico e disilluso, lei guarda ancora alla legge come a uno strumento di giustizia. Il loro rapporto è uno degli elementi più interessanti della serie perché mette continuamente a confronto due visioni diverse del mondo legale.
Barbara Chichiarelli è invece Anna Maria Pastori, pubblico ministero rigoroso e combattivo che spesso si trova a incrociare Ligas in aula. Tra i due esiste una rivalità professionale evidente, quasi inevitabile: lei incarna l’idea della legge come ordine e responsabilità, mentre Ligas vive la difesa come una sfida intellettuale. Eppure tra i due si percepisce anche una tensione sottile, una forma di rispetto reciproco che rende i loro scontri processuali particolarmente intensi.
A completare questo sistema di relazioni c’è Michele Petrello, interpretato da Sergio Romano, il dominus dello studio legale dove Ligas ha costruito la sua carriera. È lui l’uomo che gli ha insegnato il mestiere e che decide di espellerlo quando uno scandalo personale travolge la vita professionale del protagonista. Una rottura che segna l’inizio della caduta – e della possibile rinascita – di Ligas.
La famiglia e gli affetti di Ligas
Un altro elemento centrale della serie è il rapporto di Ligas con la sua vita privata, un terreno dove il brillante avvocato sembra molto meno sicuro di sé rispetto all’aula di tribunale.
Gaia Messerklinger interpreta Patrizia Roncella, l’ex moglie di Ligas, una donna autonoma e determinata che dopo la nascita della figlia ha scelto una vita più stabile, diventando legal manager in una multinazionale. Brillante e lucida, Patrizia ha pagato negli anni l’inaffidabilità dell’ex marito, assumendosi gran parte del peso familiare mentre lui inseguiva una carriera fatta di successi ma anche di eccessi. Il loro matrimonio è ormai finito, ma il legame emotivo non si è del tutto spezzato. Patrizia rappresenta tutto ciò che Ligas avrebbe potuto avere se avesse scelto una vita più ordinata: equilibrio, stabilità, una famiglia meno fragile.
Accanto a lui resta però Paolo Scarpelli, interpretato da Flavio Furno, amico storico fin dai tempi dell’università e uno dei pochi a conoscere davvero il lato più fragile dell’avvocato. Leale, intelligente e ironico, Paolo è spesso la voce della ragione, una sorta di grillo parlante che cerca di riportare Ligas alla realtà quando il suo talento rischia di trasformarsi in arroganza. Ma l’espulsione dallo studio legale mette anche la loro amicizia sotto pressione, costringendo Paolo a muoversi in un equilibrio difficile tra carriera e affetto personale.
E poi c’è Laura, la figlia di Ligas, interpretata da Mia Eustacchio. Con lei il protagonista mostra un volto completamente diverso: giocoso, affettuoso, quasi disarmato. Laura è forse l’unica persona capace di far emergere il lato migliore di lui, il luogo emotivo in cui il cinismo dell’avvocato lascia spazio alla vulnerabilità di un padre che cerca – spesso goffamente – di non perdere il legame con la figlia. In questo rapporto si nasconde uno dei fili emotivi più delicati della serie: perché se Ligas può perdere cause, clienti o reputazione, perdere Laura significherebbe perdere davvero tutto.
Quanti episodi ha Avvocato Ligas e quando escono
Dove vedere la serie: Sky Atlantic e NOW
Episodi disponibili: i primi due dal 6 marzo
Totale episodi stagione: 6
La prima stagione di Avvocato Ligas è composta da sei episodi. La serie ha debuttato il 6 marzo su Sky Atlantic e in streaming su NOW con i primi due episodi, che in via eccezionale raccontano un unico caso giudiziario, permettendo allo spettatore di entrare gradualmente nel mondo di Lorenzo Ligas e nel suo metodo di lavoro.
A partire dal 13 marzo e fino al 3 aprile, invece, la serie prosegue con un episodio a settimana ogni venerdì in esclusiva su Sky e NOW. Da quel momento la struttura diventa quella classica del legal drama procedurale: ogni puntata ruota attorno a un nuovo caso, spesso ispirato a vicende che riflettono contraddizioni e zone grigie della società contemporanea.
Un meccanismo narrativo che permette alla serie di muoversi su due livelli: da una parte i processi della settimana, dall’altra il percorso personale di Ligas, un avvocato brillante ma profondamente imperfetto che deve ricostruire la propria vita dopo aver perso tutto.
Milano, protagonista silenziosa della serie
Uno degli elementi più riusciti di Avvocato Ligas è la città in cui prende forma la storia: Milano.
Ma non è la Milano da cartolina. Né quella patinata delle campagne di moda. La serie preferisce raccontare una città più stratificata, piena di contrasti, capace di essere elegante e brutale nello stesso momento. In questo senso Milano diventa quasi un personaggio della serie, una presenza silenziosa che accompagna le scelte e le cadute del protagonista. Una metropoli in cui può accadere che a mezzogiorno di un giorno feriale non si trovi un taxi pure se chiami da piazza San Babila
La macchina da presa attraversa alcuni luoghi simbolo della città: il monumentale Palazzo di Giustizia, gli interni raffinati degli studi legali del centro, i locali notturni dove Ligas passa molte delle sue serate, ma anche scorci urbani come Brera, i Navigli, Parco Sempione o le zone creative di Isola, dove la città mostra il suo volto più contemporaneo.
Non sono semplici scenari. Sono spazi che raccontano il carattere della serie. Milano appare come una metropoli elegante ma anche inquieta, capace di offrire successo e prestigio ma pronta a voltarti le spalle quando tutto crolla.
Ed è forse proprio per questo che Lorenzo Ligas sembra appartenere così profondamente a questa città: impeccabile in superficie, brillante, seducente.
Ma sempre un po’ fuori asse.
La regia e il linguaggio visivo della serie
La regia di Avvocato Ligas, affidata a Fabio Paladini, lavora soprattutto sul contrasto tra ordine e disordine, lo stesso dualismo che definisce il carattere del protagonista. Ligas è elegante, brillante, impeccabile in apparenza, ma allo stesso tempo impulsivo e autodistruttivo: una tensione che la serie prova a tradurre anche attraverso il linguaggio visivo.
Le scene ambientate nei luoghi della legge – tribunali, studi legali, uffici – sono costruite con inquadrature più rigorose e simmetriche, quasi a riflettere l’idea di ordine e razionalità dell’istituzione. Al contrario, quando la narrazione segue Ligas nella sua vita privata, la regia diventa più dinamica e instabile, con movimenti di macchina più liberi e un uso più caldo della fotografia.
Il risultato è uno stile visivo che alterna eleganza formale e inquietudine narrativa. Il montaggio è spesso rapido e frammentato, con dettagli che emergono improvvisamente come indizi, restituendo la sensazione di entrare nella mente analitica del protagonista, capace di scomporre la realtà e ricomporla secondo logiche imprevedibili. In questo modo la serie prova a costruire un legal drama meno statico del solito, in cui il vero mistero da risolvere non è solo il caso giudiziario della settimana, ma lo stesso Lorenzo Ligas.
Il cast completo della serie
Accanto a Luca Argentero, che interpreta Lorenzo Ligas, la serie costruisce un cast molto solido capace di dare spessore al mondo legale e personale del protagonista.
Tra i personaggi principali troviamo:
- Marina Occhionero – Marta Carati, giovane praticante idealista che decide di lavorare con Ligas
- Barbara Chichiarelli – Anna Maria Pastori, pubblico ministero e principale rivale di Ligas in aula
- Gaia Messerklinger – Patrizia Roncella, ex moglie di Ligas e avvocata civilista
- Flavio Furno – Paolo Scarpelli, amico storico e collega diviso tra carriera e lealtà
- Sergio Romano – Michele Petrello, il dominus dello studio che espelle Ligas
Se questa serie fosse un cocktail
Se Avvocato Ligas fosse un drink probabilmente sarebbe un gin tonic.
Un cocktail apparentemente semplice ma in realtà delicatissimo.
Troppo gin e diventa aggressivo.
Troppa tonica e perde carattere.
La serie funziona perché trova un equilibrio tra elementi molto diversi.
Legal drama, noir, commedia.
Un mix che si muove con una certa eleganza tra la tradizione della fiction italiana e quella delle serie legali americane.
E alla fine la domanda che resta è la stessa che attraversa ogni episodio.
La legge coincide davvero con la giustizia?
Per Lorenzo Ligas la risposta è sempre la stessa.
Quasi mai.
Ed è proprio in quella zona grigia – tra colpa e verità – che lui ama combattere le sue battaglie.