Gomorra - Le Origini, legami di sangue. Recensione dell'episodio 5

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Gabriele Lippi

Gabriele Lippi

Foto di Marco Ghidelli

Nella penultima puntata della serie prequel Sky Original, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW da venerdì 30 gennaio, Imma e Pietro si trovano più uniti che mai da una colpa e da una scelta comune, mentre la geografia criminale di Napoli comincia a cambiare. Un episodio diretto da Francesco Ghiaccio che dilata i tempi prima del grande finale

Un nome può essere tutto o niente. Pietro, il suo, vuole conoscerlo, fosse anche solo per avere la libertà di rifiutarlo. Gomorra – Le origini è tornato venerdì 30 gennaio, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW col quinto episodio, diretto da Francesco Ghiaccio, per raccontare un altro pezzo del puzzle della perdita dell’innocenza di Pietro Savastano, che proprio qui scopre il suo cognome e decide – almeno per ora – di essere solo e semplicemente Pietro.

Costrursi un'identità

Costruirsi una propria identità, quando le tue radici non te ne hanno concessa una, è tutto. E Pietro (Luca Lubrano) prosegue il suo viaggio per l’unica via che conosce, seguendo l’unico modello che gli sia stato offerto, quello di un criminale ambizioso e rampante, sì, ma pur sempre con una sua sensibilità. Angelo ‘A Sirena (Francesco Pellegrino) è tutto per Pietro e Pietro è sempre di più per Angelo ‘A Sirena, che si lascia convincere da una madre disperata e vorrebbe tenere quel ragazzo lontano dalla via della perdizione. Peccato che di mezzo ci sia sempre il libero arbitrio.

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Una pausa dall'azione frenetica

Francesco Ghiaccio imposta un episodio dai tempi più dilatati, costruito sui dialoghi e i monologhi, senza nemmeno un proiettile sparato, con una dose di violenza piuttosto ridotta. Nella narrazione costruita da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Marco D’Amore, questo è il momento di fermarsi a respirare, a riflettere, a scavare ancora più in profondità dentro l’anima dei personaggi, di cementare i legami che si consolideranno in un futuro che per lo spettatore è già passato.

Imma e Pietro uniti dalla colpa

Così, mentre Napoli riscrive la propria geografia del crimine, Secondigliano si rende indipendente da Forcella, Angelo sembra raggiungere il suo obiettivo, Pietro e Imma (Tullia Venezia) si trovano definitivamente, una volta per tutte, sugellando il loro amore con una colpa comune. Imma ha ucciso, non se ne pente, piange ma dice di farlo perché è felice che Nicola sia morto, non era una brava persona e avrebbe ucciso lui Annalisa (Fabiola Balestriere) se fosse rimasto in vita; Pietro ha ucciso, anche qui per proteggere un amico che altrimenti sarebbe morto, e allo stesso tempo ha trascinato altri amici nella criminalità quando le sue scelte sono diventate anche le loro.

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La scelta di restare

Sono scelte estreme, di violenza, ormai segnate. Pietro potrebbe avere un’altra possibilità, un’ultima. Angelo e la madre vogliono spingerlo lontano, ha i soldi per partire, un cognome che ora conosce ma rifiuta, un futuro ancora da scrivere. Secondigliano però è lì, imprigionata nella sua miseria, con un solo televisore a colori per tutto il rione, un luogo in cui persino un rotolo di carta igienica è un lusso, dove la voglia di riscatto collettivo si mescola con l’ambizione personale di rampanti boss in fieri come ‘O Paisano (Flavio Furno). Potrebbe andarsene, Pietro, ma non se ne va. Decide di restare perché quella è la sua casa, la sua famiglia. Una famiglia a cui, ora, si è aggiunta Imma che, anche lei, ha deciso di non andare via, di non voltare le spalle a quel mondo, anche a costo di inabissarcisi e affogare nel crimine.

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