Matteo Rovere racconta il suo "Romulus" tra mito e leggenda. L'intervista. VIDEO

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Denise Negri

Un racconto epico in dieci episodi di cui Matteo Rovere è showrunner. L'intervista al regista di "Romulus" per capire mito, leggenda e verità nella nascita di Roma

“L’idea era quella di stimolare e divertire gli spettatori portandoli in un mondo arcaico nel quale nessuno è mai stato e l’ha potuto raccontare”. E’ con queste parole che Matteo Rovere creatore, regista e produttore di “Romulus” presenta la nuova serie Sky Original in 10 puntate. “Con gli sceneggiatori Filippo Gravino e Guido Iuculano, prosegue il regista, abbiamo immaginato il mito fondativo di Roma prendendolo come il seme di partenza di un grande racconto epico e avventuroso fatto di sentimenti ed emozioni”. E’ stata una produzione importante che ci ha permesso di aprire un po' le porte della fantasia”. Ambientata nell’VIII secolo A.C. la serie racconta la genesi del mito della fondazione di Roma "perchè il racconto che si è tramandato nei secoli ha origine in qualcosa di reale, dice Rovere. Ci sono stati dei movimenti sociali, delle lotte che hanno generato quel mito". “Romulus” quindi si immagina che cosa sia potuto succedere davvero nell’VIII secolo A.C e con gli archeologi abbiamo lavorato prima sulla fedeltà di questo mondo per poi proseguire con la fantasia". Un mondo ovviamente arcaico con regole dure e difficili in cui la vita umana aveva sicuramente un valore diverso rispetto a quello contemporaneo. “La serie, prosegue il regista, è sincera e realistica sia nella rappresentazione della violenza che della sessualità”.

 

La serie, disponibile on demand, è sia in italiano che in protolatino, una lingua “coerente ma ipotetica che pensiamo potesse essere usata in quel secolo. Lo scopo, conclude Rovere, era dare allo spettatore un contenuto in più”. Alla regia di alcuni episodi anche Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale. Un racconto di guerra, fratellanza, passione, coraggio e paura, realizzato con un grande impianto scenico e due intere città meticolosamente ricostruite sulla base di ricerche storiche documentate, con migliaia di figurazioni, quasi mille presenze stunt e centinaia di armi riprodotte. Tra gli straordinari giovani protagonisti troviamo Andrea Arcangeli, Francesco Di Napoli e Marianna Fontana che vestono rispettivamente i panni di Yemos, Wiros e della giovane vestale Ilia. Tre ragazzi cresciuti nella violenza di un mondo arcaico e pericoloso. Completano il cast Giovanni Buselli, Silvia Calderoni, Sergio Romano, Demetra Avincola, Massimiliano Rossi, Ivana Lotito, Gabriel Montesi e Vanessa Scalera. Secondo Matteo Rovere i tre protagonisti: “vivono un mondo che gli adulti hanno deciso per loro. Tutti in qualche misura sono obbligati a fare qualcosa che non vogliono. Decidono di prendere in mano la propria vita e di afferrare il proprio destino, in questo sta la loro forza contemporanea, conclude il regista”. Fondamentale nel racconto anche il rapporto con gli Dei, tanto che “la percezione che hanno del divino è assoluta e diversa dalla nostra, dice Rovere. Ad esempio ritenevano che quello che vedevano nei sogni fossero i messaggi degli Dei, osservavano il volo degli uccelli o le viscere degli animali per intuire il proprio destino”. Fondamentale anche il ruolo delle donne nella storia, figure femminili marcate e di carattere. “Nella mia cinematografia il femminile è centrale, dice il regista. Cerco sempre di dare un elemento drammaturgico a questi caratteri che nella storia aiutano il percorso a fare le svolte giuste”. Insomma nel complesso “un racconto epico pieno di sentimenti, decisamente diverso dal solito”, conclude soddisfatto Matteo Rovere.

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