The Strokes in Italia, il fascino intramontabile di una band che ha ancora molto da dire
Musica
Tornare alle origini, con qualcosa da dire. Ancora e ancora. A 15 anni dalla loro ultima data in Italia, The Strokes tornano con l'unico concerto nel nostro paese del Reality Awaits Tour. Tra mille contradizioni, in bilico tra nostalgia e rinnovamento, The Strokes ci ricordano che si può sempre lasciare un segno, anche a venticinque anni dagli esordi: abitando il passato, sperimentando nel presente e lasciando qualche domanda sul futuro. La recensione del concerto
Julian Casablancas ha un lungo cappotto scuro, e indossa un paio di occhiali scuri che gli coprono lo sguardo. Appena sale sul palco dell’Unipol Arena quei quindici anni che separano questa serata dall’ultimo concerto degli Strokes in Italia, che nel 2011 suonarono al Festival Flippaut Alternative Reload a Vigevano, non sembrano essere affatto passati. Anche se la prima canzone che si sente, Tyrants of the Mellow Moon, è del nuovo album Reality Awaits, uscito nel 2026. Sì, perché il suono inconfondibile di quei ragazzacci di New York resta sempre lo stesso, nonostante i cambiamenti e i progetti di ciascuno di loro, di influenze e sperimentazioni. In flebile equilibrio tra quel passato che li ha fatti conoscere e il futuro che li può far cambiare, ma con un presente che permette ancora di provare a fare qualcosa di nuovo. Senza mai snaturarsi.
Venticinque anni di carriera (in una sera)
A Casalecchio di Reno, con i brani che spaziano lungo tutti e venticinque gli anni di carriera del gruppo, si percepisce che gli Strokes non hanno bisogno di fingere di essere ancora quelli del 2001, ma neanche di dimostrare a ogni costo di aver superato quel periodo. Possono permettersi di abitare il proprio passato, sperimentare nel presente e ma anche di lasciare aperte alcune domande sul futuro. Se ci pensiamo la loro forza è sempre stata questa: non cercare di piacere a tutti, ma lasciare un segno. Sempre e comunque.
Tra passato e futuro, il presente degli Strokes è più forte che mai
Il concerto, quasi due ore con due sole pause, per due momenti di encore, oscilla proprio tra passato e presente, alternando i brani che hanno costruito il mito degli Strokes a quelli più recenti di Reality Awaits. Ed è proprio in questo dialogo tra nostalgia e rinnovamento che si trova il cuore della serata: da una parte, ci sono delle canzoni che, oggettivamente, sono diventate parte del patrimonio dell’indie rock. Dall’altra, c’è la volontà di non trasformare il proprio repertorio in un esercizio di sola celebrazione. In questo equilibrio Julian Casablancas resta il perno di tutto, anche quando intona qualche parola di Bella Ciao, a cui segue il pubblico. Insieme a lui, le chitarre distorte della band: intrecci melodici e ritmiche a tratti nervose danno l’essenza del suono newyorkese che, nei primi anni Duemila, ha contribuito a ridefinire il rock alternativo. La produzione visiva, con giochi di luce geometrici e laser, accompagna lo spettacolo senza cancellarne l’estetica essenziale e urbana. E senza, soprattutto, essere di intralcio alla musica.
Approfondimento
The Strokes tornano con l'album "Reality Awaits"
Guardando il concerto, si capisce subito che gli Strokes di oggi non sono semplicemente la versione adulta della band di Is This It. Le nuove sonorità, le elaborazioni vocali e le incursioni elettroniche raccontano un percorso meno lineare di quanto la nostalgia dei fan potrebbe far pensare. Questa evoluzione aggiunge curiosità e imprevedibilità, ma non sempre restituisce la stessa immediatezza delle composizioni storiche. Insomma: un continuo bilanciamento tra ciò che era e quello che c'è oggi, una sorta di tensione tra ciò che la band è stata e ciò che continua a voler diventare.
The Strokes, una delle migliori band in circolazione. Take It or Leave It.
Possono piacere o meno, e Julian Casablancas può essere più o meno empatico. The Strokes, però, restano una delle migliori band ancora in circolazione. Con pregi e difetti, e pure qualche contraddizione tra chi sono e chi vogliono diventare. Di quello che saranno, però, poco ci interessa: guardiamo a quello che sono riusciti a fare una sera d’autunno a Casalecchio di Reno, dove il rock degli Anni Duemila della band newyorkese ha fatto saltare in aria un palazzetto, tra gente in festa e bicchieri volanti. E ci ha ricordato che il tempo passa, per tutti certo. Ma se la musica è ben fatta la paura di invecchiare non c’è mai. Al massimo metti un lungo cappotto e un paio di occhiali da sole. Cantando Selfless, tra un pubblico diviso tra la commozione dle momento e la tristezza di uno show che sta per finire (e che non sa, se e quando, vedrà un nuovo appuntamento presto...e non tra quindici anni).
Julian Casablancas insegna. Take It or Leave It.
Approfondimento
The Strokes, il videoclip di Going Shopping estratto da Reality Awaits
I brani del concerto
Tyrants of the Mellow Moon
Reptilia
Heart in a Cage
Dine N’Dash
Hard to Explain
Bella ciao
Lonely in the Future
The Adults Are Talking
Juicebox
Gratisfaction
Evening Sun
Soma
Going to Babble On
You Only Live Once
Automatic Stop
Someday
Going Shopping
Take It or Leave It
Last Nite
Encore
New York City Cops
Threat of Joy
Ode to the Mets
Encore 2
Selfless