Cassandra Wilson, morta a 70 anni la cantante jazz vincitrice di due Grammy Awards

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Si è spenta nella sua casa il 2 settembre 2026. La causa del decesso non è nota. Nella sua carriera aveva collaborato con artisti come John Legend

La cantante jazz Cassandra Wilson, la vincitrice di due Grammy Awards che ha collaborato con i Roots, Angelique Kidjo e altri, è morta il 2 settembre 2026 all’età di 70 anni. Il suo manager, Robert Torre, ha dichiarato all’emittente radiofonica WBGO che l’artista “si è spenta serenamente a casa, circondata dalla famiglia, dagli amici più cari e dal suo manager”, senza però specificare la causa del decesso.

LA CARRIERA, DALL'AMORE PER LA MUSICA AI DUE GRAMMY AWARDS

Nata il 4 dicembre 1955 a Jackson, nel Mississippi, e figlia del chitarrista jazz e insegnante di scuola elementare Herman B. Fowlkes, Cassandra Wilson suonava il pianoforte già all’età di sei anni e la chitarra a 12, e cantava a livello professionale già nella tarda adolescenza. Si era poi laureata in Comunicazione di Massa alla Jackson State University e aveva iniziato a cantare musica jazz intorno ai 20 anni. Dopo essersi trasferita a New York nel 1982 con l’allora marito Anthony Wilson (che in passato era stato annunciatore presso l’emittente radiofonica WBGO), l’artista aveva co-fondato insieme al sassofonista Steve Coleman l’M-Base Collective, che l’aveva lanciata sulla scena nazionale. Nel 1986 aveva pubblicato l’album di debutto come solista, Point of View, dove aveva cantato sia brani da lei scritti e co-scritti, sia le interpretazioni delle canzoni Blue in Green di Miles Davis e I Wished on the Moon, resa celebre da Billie Holiday. Il successivo disco Jumpworld (1990) aveva esplorato il jazz funk armonico, mentre l’album She Who Weeps (1991) aveva incluso improvvisazioni più profonde. Il disco Blue Light ‘til Dawn (1992) conteneva invece sia brani originali della cantante, sia interpretazioni di Van Morrison, Joni Mitchell e Ann Peebles. La cantante aveva seguito la stessa impostazione nell'album New Moon Daughter (1995), che aveva arricchito sia di brani originali, sia di cover di Neil Young e U2. “Continuo a scegliere il percorso che intraprendo musicalmente", aveva dichiarato al quotidiano New York Times nel 1994. “E non è motivato dal desiderio di diventare famosa, di avere molti soldi o da qualsiasi altra motivazione tipica del mondo pop”. Aveva poi pubblicato l’album Rendezvous (1997), aveva esplorato il territorio di Miles Davis nel disco Traveling Miles (1999), aveva ripreso gli standard jazz nell’album Loverly (2008) e aveva pubblicato l’ultimo album solista Coming Forth by Day (2015), un omaggio a Billie Holiday per il 100º anniversario di nascita della cantante. Aveva anche interpretato il personaggio di Leona nella registrazione del brano Blood on the Fields, la prima composizione jazz vincitrice del Premio Pulitzer. Aveva inoltre collaborato con artisti come i Roots, Elvis Costello e John Legend. Infine, aveva ricevuto quattro nomination ai Grammy Awards, e ne aveva vinti due, rispettivamente il primo nel 1997 per l’album New Moon Daughter e il secondo nel 2009 per il disco Loverly, entrambi nella categoria Miglior album vocale jazz. In un’intervista al Times, aveva ricollegato il suo successo allo spirito originario del jazz: “Penso che la gente tenda a dimenticare com'era il jazz agli inizi. Non è una forma di musica nata canonizzata e scolpita nella pietra. Nasce dall'assimilazione da parte delle persone di ciò che vivono. Quindi non ho problemi a fare musica popolare. Billie Holiday e persino Charlie Parker hanno interpretato quella che all'epoca era considerata la musica popolare. Non vedo alcuna differenza tra questo e quello che faccio io”.

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