Skin al PSK 2026: "Amo l'Italia e mi preoccupa la sua deriva politica"
Musica ©GettyLa storica band inglese porta la sua storia in Piazza dei Cavalieri a Pisa. Poco prima del concerto abbiamo incontrato la frontwoman. L'INTERVISTA
Gli Skunk Anansie, icone del rock britannico, sono in concerto a Pisa: il loro live, in programma il 26 luglio, rientra nella rassegna Pisa Summer Knights, un ciclo di eventi promosso dal Comune di Pisa in collaborazione con Pisamo e organizzato da LEG Live Emotion Group. Tutti i concerti si svolgono nella bellissima Piazza dei Cavalieri, tra la sede della Scuola Normale, il Plazzo dei Dodici, la chiesa dei Templari e la torre delConte Ugolino. Quello della band britannica chiude il PSK 2026. Prima della sua magnetica apparizione sul palco ho incontrato Skin.
Skin come stai e che sensazioni ti arrivano da questo tour: il pubblico italiano ha un amore speciale per te e per gli Skun Anansie.
Ci piace molto pubblico italiana, l’Italia la lasciamo sempre con tristezza, è una parte divertente del nostro tour, mai hanno perso entusiasmo. Poi io sono triste per lo spostamento a destra della vostra politica.
Aprite lo show con This Means War che è un brano di Resistenza; un suo verso dice "I’ll Fight Hard Till I Fall": quanto è difficile oggi essere cittadini del mondo?
Le informazioni controllano le persone, gli algoritmi controllano le persone: le persone devono sapere che il pensiero critico è più importante di quello che dice il mainstream. Quello che succede tra Trump e Meloni che un giorno si amano e l’altro si mandano a quel paese cambia la situazione. L’Italia è molto differenziata e ha tante realtà, è molto diversa da come la vediamo fuori. Fondamentalmente spero nelle nuove generazioni, i giovani hanno visioni più aperte, oggi sono i vecchi quelli che mantengono una visione a senso unico. In Inghilterra chi gestisce il potere sono egoisti, gestiscono il mondo per loro senza pensare ai figli e ai nipoti. Gli immigrati non hanno né soldi né potere eppure gli danno tutte le colpe, il sistema se la prende con minoranze, qualunque esse siano, geografiche o di genere, e così creano solo un clima d’odio e poi accadono tragedia come qualche giorno fa a Berlino. Il fatto che io sia gay è una cosa mia non cambia le vite degli altri. Tutti sanno che la Brexit è stata un disastro, le motivazioni per cui ci siamo arrivati hanno cavalcato l’onda dell’intolleranza e oggi è ancora peggio.
An Artist is an Artist è un manifesto, è il vostro no surrender: nel 2026 quanto è difficile essere un artista libero e indipendente?
In UK la situazione è questa: sembra che il mercato sia per i giovani che durano tre anni e poi spariscono. In Italia avete un pubblico più attento alla dimensione storica, cantanti con trenta, quaranta anni di carriera continuano a cantare e questo mi piace.
Sul palco, durante il concerto, compare la bandiera della Palestina e canti Bella Ciao. Francesco De Gregori, uno dei massimi cantautori italiani, recentemente ha detto che un artista deve pensare solo a cantare, che per approfondire ci sono i filosofi. Ci sono state molte polemiche, anche a livello politico. Ti credi che un artista abbia il dovere morale di sensibilizzare il suo pubblico?
Lo dice da un punto di vista privilegiato, da bianco e occidentale. Non penso che tutti debbano farlo soprattutto se non ne sei capace. Io vengo da Brixton ho quella storia e quindi lo faccio, è una scelta individuale. Guardando la Palestina al di là di quella che si pensa, ci sono bambini massacrati, molti non sopportano Hamas e lo stermino serve per prendere posizioni. Se non si denuncia alla fine una minoranza verrà distrutta, poi un’altra e prima o poi tocca te. Come paese cattolico dovrebbe esserci preoccupazione per le nuove generazioni e per i bambini. E’ incredibile pensare che chi crede in Dio permetta questo.
In questo 2026 compie trent’anni Stoosh, il vostro secondo album: prevedere di ripubblicarlo? Per altro ne compie dieci anche Anarchytecture. Il 2026 è un anno di ricorrenze.
Di Stoosh abbiamo ristampato il vinile, si trova online. Ci penso alle ricorrenze ma personalmente sono contenta di crescere considerando che questo non è un business dove si invecchia.
Ha trent’anni anche Hedonism, una canzone molto nostalgica, la storia di due persone che la vita ha allontanato. Quando è difficile scrivere di sentimenti, di amore, di amicizia nella stagione dei social e delle app di incontri?
Riesco perché mi sono allenata sempre e mai ho smesso di crederci. In questo periodo di Intelligenza Artificiale l’antidoto è mantenere forti umanità e individualità, questo approccio è la chiave, è l’unico modo buono per combattere, per avere una prospettiva sempre più umana.
Little Baby Swastikkka, che è nell’album del 1995 Paranoid and Sunburnt, esplora il tema dell'indottrinamento precoce all'odio e al razzismo: la sua attualità ti spaventa? Quelle piccole svastiche sul muro si stanno moltiplicando.
Era una specie di avvertimento, dicevamo…attenzione che stanno crescendo e ora ci sono e hanno 36 anni. Quella canzone è più importante adesso di allora.
La sola cover che fate è Highway to Hell degli AC/DC: perché?
Perché la canto molto bene!
Chiudete il concerto con My Ugly Boy: in questa epoca che ci vuole sempre perfetti e performanti l’ugly boy, ovvero il ragazzo sgraziato, è l’eroe della nostra quotidianità?
In realtà la ho scritta per un ragazzo particolare, in realtà era molto bello fuori ma brutto dentro. Molte persone so che hanno opinioni differenti su My Ugly Boy, che la pensano diversamente ma parla di questo. E molti ci si immedesimano.
Tra pochi giorni, il 3 agosto, sarà il tuo compleanno: dove lo festeggerai?
Sarò a Ibiza per un mese, ho una casa, festeggerò con i bambini e gli amici.
Infine cosa prevede l’agenda degli Skunk Anansie nei prossimi mesi?
Chiudiamo con il concerto di Istanbul e per il resto dell’anno restiamo fermi.