Piero Pelù sul palco con la testa di Trump. VIDEO

Musica
Foto tratta da X

Durante il tour celebrativo dei 40 anni dell'album 17 Re, il frontman dei Litfiba ha fatto roteare con una corda una testa in silicone con i capelli arancioni, un evidente riferimento al Presidente degli Stati Uniti. L’artista fiorentino ha anche attaccato il premier israeliano Benjamin Netanyahu

“Eccolo lo scalpo, eccolo qua. Sembra facile, ma vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di c***o di Trump, vai”. Il 9 luglio, durante il concerto a Villafranca di Verona del tour celebrativo dei 40 anni dell’album 17 Re dei Litfiba, il cantante Piero Pelù ha fatto roteare sul palco con una corda una testa in silicone con i capelli arancioni, un evidente riferimento al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’artista fiorentino ha anche attaccato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha definito un “pezzo di m***a”. Sul sottofondo delle note del brano Tex, il frontman ha poi chiesto di fermare l’offensiva contro i palestinesi e ha usato parole molto dure anche contro il sionismo politico. Nel mirino sono finiti anche il Presidente russo Vladimir Putin e alcuni esponenti della politica italiana. All’età di 66 anni, Piero Pelù, che indossava le cuffie protettive per l’acufene, non ha quindi risparmiato proteste contro il potere globale. Tra le canzoni, ha eseguito anche l’inno contro i conflitti Apapaia, che ripete il coro “Rispetta le mie idee”, e ancora Oro nero, un manifesto contro il patriarcato. Per il bis, invece, il frontman dei Litfiba ha sventolato il tricolore, gesto che ha dedicato al “no ai sovranismi e ai populismi” e tributo all’Italia “libera e antifascista” accompagnato da un “ci dispiace Salvini e Vannacci”. Ha concluso: “Questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia”.

L'IMPEGNO POLITICO E CIVILE SUL PALCO

La storia dei Litfiba è costellata dall’impegno politico e civile, che si manifesta nella denuncia del potere, nell’anticlericalismo, nella critica alla guerra e nell’attenzione ai diritti e alle libertà individuali. Durante il concerto del 7 luglio al Carroponte di Sesto San Giovanni, Piero Pelù aveva non solo utilizzato dure espressioni nei confronti del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva accusato di provocare “disastri nell’economia e nella società mondiale”, ma anche rivolto pesanti accuse al premier israeliano Benjamin Netanyahu in merito alla guerra in Medio Oriente. In generale, il frontman ha spesso trasformato il palco come spazio di provocazione politica. Nel 2025, il cantautore aveva pubblicato un nuovo brano, SOS, nato di getto e registrato in 10 ore, dedicato alla popolazione palestinese e alla Global Sumud Flotilla. “Ora basta! Quando i bambini non mangiano, non giocano, non ridono, questa è la fine dell’umanità. La pace è l’unica vittoria sempre”, recita il testo. Il rocker fiorentino aveva spiegato che la canzone esprime la necessità di restare uniti contro l’odio e la violenza. Al Concertone del Primo Maggio 2026, invece, il cantante aveva tenuto tre interventi distinti. Il primo aveva riguardato la tragedia di Chernobyl, il secondo il fascismo e il terzo il conflitto a Gaza. “Contro ogni colonialismo per il rispetto del diritto internazionale teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulle ong umanitarie impegnate e sulla Global Flotilla”, aveva detto. “Palestina libera”. Nel giugno 2026, la band ha poi partecipato al concerto benefico SOS Palestina 2, promosso dallo stesso Pelù per raccogliere fondi destinati a Medici Senza Frontiere per sostenere le attività umanitarie nei territori palestinesi.

Approfondimento

Litfiba, il tour per i 40 anni di 17 Re diventa anche un live album

Spettacolo: Per te