Il film di Antoine Fuqua sul Re del Pop ha guadagnato 977 milioni di dollari al botteghino mondiale. In precedenza il record era appartenuto alla pellicola di Christopher Nolan sul "padre della bomba atomica", che aveva invece raggiunto la cifra di 975 milioni di dollari in tutto il mondo
Il film Michael di Antoine Fuqua ha incassato 977 milioni di dollari al botteghino mondiale e ha superato così Oppenheimer di Christopher Nolan come biopic con il maggiore incasso di tutti i tempi. Il precedente record per un film basato su una storia vera apparteneva infatti a Oppenheimer (2023) con Cillian Murphy nei panni del “padre della bomba atomica” J. Robert Oppenheimer, che aveva incassato 975 milioni di dollari in tutto il mondo, una cifra notevole per un dramma storico vietato ai minori della durata di quasi tre ore. Ora, invece, Michael (2026) con Jaafar Jackson (il vero nipote di Michael Jackson) nei panni del Re del Pop ha ottenuto il maggior successo di tutti i tempi, superando anche Bohemian Rhapsody (2018) di Bryan Singer, che aveva incassato 911 milioni di dollari in tutto il mondo. Dal mese di aprile 2026 il biopic Michael ha infatti incassato 607,2 milioni di dollari all’estero e 370,2 milioni di dollari negli Stati Uniti. La pellicola ha debuttato con 97 milioni di dollari negli Stati Uniti e 217 milioni di dollari a livello globale, superando così il record di incassi al debutto per un biopic musicale in precedenza detenuto da Straight Outta Compton (2015) di F. Gary Gary sul gruppo rap N.W.A.. Il biopic ripercorre il percorso dell’artista, dagli esordi nel gruppo Jackson 5 all’indiscusso titolo di Re del Pop. Oltre a Jafaar Jackson (al debutto come attore), il cast include anche Colman Domingo e Nia Long nei panni dei genitori Joe e Katherine. La critica cinematografica ha però obiettato che Michael offrirebbe una visione edulcorata della vita del cantante, dal momento che omette le accuse di abusi sessuali su minori emerse nel corso della sua carriera. Al contrario, la pellicola contiene meticolose ricostruzioni di concerti e videoclip. Per la casa di produzione Lionsgate, si tratta dal film con il maggior incasso di sempre, prima ancora di Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013), che aveva guadagnato 865 milioni di dollari. Probabilmente, lo studio darà il via libera ad almeno un altro film sulla vita di Jackson.
"LA SOLITUDINE DI UN UOMO CHE NON AVEVA MAI SMESSO DI ESSERE UN BAMBINO"
“La ricostruzione d'epoca è ineccepibile: costumi, scenografie, trucco e parrucco di un'accuratezza da manuale. La Gary degli anni Sessanta, la villa di Encino, i set della Motown: tutto contribuisce a costruire un mondo coerente. E poi c'è la fragilità di Michael — quella profonda solitudine di un uomo che non aveva mai smesso di essere un bambino — che attraversa ogni scena come una crepa sottile nel vetro, visibile solo se sai dove guardare”, ha scritto il giornalista Paolo Nizza nella recensione sul sito di Sky TG24. “Se Michael fosse un cocktail, sarebbe un Daiquiri preparato con rum scuro giamaicano — non il bianco trasparente dei tropici in vacanza, ma quello invecchiato, che sa di canna da zucchero bruciata e di notti senza fine. La ricetta: 6 cl di rum scuro (un Appleton Estate o un Diplomatico Reserva), 2 cl di succo di lime fresco, 1 cl di sciroppo di zucchero di canna. Shakerato forte, servito senza ghiaccio in una coppetta fredda. Il rum è la base — il talento puro, quella cosa che non si discute. Il lime è il dramma familiare, l'acidità di Joe Jackson che rimprovera i figli sul divano e non molla la presa nemmeno all'ultima data del Victory Tour. Lo sciroppo è Katherine: la dolcezza che bilancia tutto, che tiene insieme ciò che altrimenti si disintegrerebbe”.