Alex Wyse, l' album Dicono che tutte le cose belle poi Finiscono: "Libertà è rivoluzione"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il progetto segna una svolta artistica per l'artista di Turate. Al suo fianco il duo LEORE. L'INTERVISTA

Dicono che tutte le cose belle poi Finiscono è il progetto che inaugura la nuova fase del percorso artistico di Alex Wyse, già avviata con Notte stupida, in cui emerge una scrittura più essenziale e introspettiva, volta a esplorare fragilità e identità. Un’evoluzione che riflette pienamente il percorso artistico e personale degli ultimi anni e che confluisce nel nuovo album in uscita il 15 maggio. La produzione è firmata dal duo LEORE (Francesco Rodrigo e Matteo Leva), già al fianco dell’artista in diversi progetti, tra cui Rockstar, brano presentato al Festival di Sanremo 2025 nella sezione Nuove Proposte.

Alex partiamo dalla storia del tuo nuovo progetto Dicono che tutte le cose belle poi Finiscono: come lo hai costruito e come ci hai lavorato?
Nasce dalla ricerca e dal bisogno di dare una risposta al fatto che tante cose belle possono finire ma possono poi rimanere in altre forme e in un altro tempo. Ho preso sonorità dagli anni Sessanta e Settanta e ci ho messo immagini di quotidianità. Sono canzoni di spensieratezza e melanconia.

Il tuo è un album generazionale, che racconta incanto e disincanto di chi oggi oscilla tra i venti e i trent’anni: in cosa vi sentite una generazione sospesa?
Sospensione è anche la velocità della società, guardiamo troppo gli altri e ci concentriamo meno sulle piccole cose. Non riusciamo a toccare con mano certe emozioni, ci andiamo vicino e poi ci perdiamo in altro: sia chiaro non è sbagliato, è un sentite diversamente.

Le canzoni trasmettono un senso di irrequietezza ma c’è anche una vena romantica: in cosa ti senti un romantico? Ed è più facile esserlo di sabato, come dici Arrivederci Più?
La vena romantica è in tutto, tendiamo a cadere nel romanticismo, nelle relazioni e pure nella melanconia c’è qualcosa di romantico. Di sabato puoi fare tante cose e spesso ti ritrovi a piangerti dentro

L’amore oggi è spesso sfuocato, veloce e superficiale: credi che la responsabilità sia dei social e delle app di incontri se non ci si innamora più nel senso puro dell’amore?
Non c’è una definizione unica ma i social hanno influenzato, siamo troppo attratti da quello che c’è in giro, facciamo più per sentito dire che perché lo vogliamo. Il difficile è guardarsi dento.

Vista la tua disillusione e collegandomi a +Love che risposta ti dai ai versi “ma ne vale la pena passare insieme la notte e non capire più se è una cosa sincera”? L’amore è anche una passione che si brucia in poche, intense ore?
Può darsi. +Love è il limbo del non capire cosa sarà, vorresti qualcosa di più ma in quelle poche ore non lo sai che accadrà anche se hai qualcosa dentro che ti dice che vorresti fosse di più.
 

“Resterò in silenzio per non dire cose che non vorrei” canti in Amara: ti capita spesso di non parlare al momento giusto? Già Francesco Guccini parlava di “parole argute dette sempre troppo dopo”.
Capita. Lì c’è anche un autocontrollo. La tendenza a tenersi dentro i pensieri c’è ma poi capita di pentirsi.

In Rockstar parli di ti amo non detti ma anche di canzoni che non sapresti scrivere: anche la musica ha smarrito la poesia?
Non penso quello. Non la connetto alla poesia nelle canzoni. In quella frase c’è una ricerca di nuove fonti, di modi diversi di dire qualcosa.

In Tenco e Dalida tutto ruota intorno al “volevi volevo”: è la risposta della tua generazione al vorrei non vorrei ma se vuoi di Lucio Battisti?
Mi sembra di volare troppo in alto. Tante cose non sai se le vuoi, siamo troppo pieni di sollecitazioni e ne siamo circondati, è difficile concentrarsi su quello che siamo. Talvolta ci neghiamo la possibilità di immaginare.

In Vis a Vis torna il concetto di rock’n’roll che ho ricollegato al brano rockstar: come è un amore rock’n’roll che dura il tempo di una festa?
Parlo di due amori diversi. In Vis a Vis non è quasi un amore, è una libertà di viversi il momento: il senso è godiamoci la serata e le cose ce le raccontiamo dopo. Rockstar è voglia di trovarsi, di trovare chi siamo realmente.

L’ultima volta che hai provato il batticuore?
Prima di salire sul palco o prima della lunga relazione finita recentemente.

Cosa può fare la musica affinché l’amore sia una rivoluzione? Ti senti un rivoluzionario?
La rivoluzione è essere noi stessi, capire cosa stiamo inseguendo nel rispetto degli altri. Sono rivoluzionario nel trovare quel tipo di libertà e mettere colore nelle cose.

Tornando ad Arrivederci Più dici “è solo vita che ci lasciamo indietro”: sai convivere con i ricordi? Anche con quelli dove non ci si dice più nulla e si resta “l’uno nella mente dell’altra”?
Conviverci è difficile ma qualcosa rimane, ci convivi accettando la realtà e che le cose finiscano. I vissuti belli e brutti restano nella testa, con un po’ di amaro in bocca.

Alla fine mi viene da pensare che Dicono che tutte le cose belle poi finiscono è un album di dubbi e domande che non arriva a una risposta: il prossimo progetto sarà quello delle certezze?
No. Però è quella la bellezza, non trovare la risposta conscio che se qualcuno vuole trovarla è affar suo ma noi non la cerchiamo o se la cerchiamo è per la bellezza della richiesta.

Che accadrà nei prossimi mesi?

Ora mi dedico alla promozione del disco e non vedo l’ora di tornare live.

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Francesco e Matteo come è collaborare con Alex?

Prima di conoscerlo ci dicevano che è uno super esigente ma entra anche la pigrizia nel rapporto con l’artista. Se ti fermi all’armatura del guerriero fai poca strada. Qualche scontro c’è stato ma le discussioni portano a risultati. Abbiamo iniziato a lavorare insieme senza contratto, è stata una sfida. Stando insieme ci entusiasmavamo e per noi Alex è unico nel panorama italiano: ha un suono suo anche se sta zitto. Collaborare è stata una sfida personale e ti dico che c’è una canzone non ancora uscita che è stata scritta sul cartone delle pizze.

Come scegliete i brani da fare uscire?
Abbiamo imparato a lavorare molto e a fare decantare fidandoci del team. Ci sono canzoni che sappiamo da che sentimento e situazione nascono. Potremmo fare un doppio album. Siamo una band e se stiamo insieme nasce almeno una canzone, anche prima di vederci con te abbiamo registrato una cosa.

Quando è stato il vostro primo Incontro?
A marzo del 2024 ed è stato casuale tramite una persona amica comune. All’inizio bocciava tutto Alex ma perché ha una sua idea sonora e artistica molto precisa, soffriva l’impersonalità della filiera artistica della musica. E comunque quel giorno quando il tramite si è allontanato abbiamo iniziato a lavorare insieme. Siamo un team basato su fiducia.

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