Gianni Morandi in tour: "C'era un Ragazzo compie 60 anni e continuano a esserci le guerre"
MusicaC’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones è stata scritta nel 1966 e dal Vietnam all'Iran e all'Ucraina la Pace è sempre stata una chimera. Per farci raccontare dei concerti, del nuovo singolo intitolato Monghidoro scritto da Jovanotti (che è apparso in video-chiamata), dei ricordi di Lucio Dalla e di quando Canzonissima era più importante di Sanremo siamo stati a casa sua, vicino a Bologna. L'INTERVISTA
Gianni Morandi porterà in un tour nei palasport C'era un Ragazzo - Gianni Morandi Story, tournée prodotta da Trident Music. Questi spettacoli saranno l’occasione per festeggiare i 60 anni del brano C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones scritta nel 1966 da Franco Migliacci e Mauro Lusini, e sicuramente il brano più rappresentativo e importante della carriera di Gianni Morandi. Il tour partirà da Conegliano il prossimo 15 aprile. La scaletta di C'era un Ragazzo - Gianni Morandi Story ripercorrerà i grandi classici del suo repertorio, che continuano a essere tramandati di generazione in generazione, senza dimenticare i brani dell'ultimo progetto discografico Evviva!. L’artista sarà accompagnato sul palco da una superband diretta dal Maestro Luca Colombo.
Gianni Monghidoro è la canzone che segna una nuova collaborazione con Jovanotti.
Con Lorenzo siamo molto vicini, quando mi sono bruciato la mano mi arriva una sua telefonata la sera, ero in ospedale a Cesena, non lo sentivo da un po'. Qualche chiacchiera e mi manda L'Allegria dicendo che...se ti va la canti. Poi per Sanremo mi ha scritto Apri tutte le Porte e ora mi ha detto che sapendo che parto con un tour serviva qualcosa per aprire lo spettacolo mi fa Monghidoro.
Monghidoro è dove sei nato.
Sono venuto a Bologna a 13 anni nel 1958, portato dal barbiere di Monghidoro. In quel periodo ho visto il mare per la prima volta quando andai in Romagna a cantare. Mio padre mi diede 500 lire e una fetta di cocomero ne costava 25. Poi mi arrivava qualche mancia dal pubblico del caffè concerto; lì c’era pure un flipper che non avevo mai visto prima. I quotidiani costavano 25 lire.
Cosa hai detto a Lorenzo quando ti ha proposto una nuova canzone?
Che ne ho già 600 e fatico a fare una scaletta.
Ci sono tante citazioni e un errore geografico.
Abbiamo chiesto scusa al sindaco per la frase "sull’Appennino tra Bologna e il nord Amarcord". Dentro ci sono tante citazioni: la Fisarmonica, Andavo a 100 all’ora, Vita, Bella signora e poi la corriera e il contrabbasso del conservatorio.
A sorpresa si collega in video chiamata Lorenzo Jovanotti: "Geograficamente è sbagliato ma ero così gasato con la rima con Amarcord che ho cambiato la geografia. Vengo dal rap e uso tante parole. Tu non pensare alle note ma pensa alle immagini come fossi un attore. È la convinzione che fa il cantante ed è un sentimento provinciale, il talento arriva dopo. Nella musica il turn over è una realtà in un attimo sparisci ma puoi tornare tante volte ma in primis devi essere nuovo a te stesso. Monghidoro la ho pensata come overture dello spettacolo, non nasce come canzone".
Eccoci al Tour.
E' nato per i sessant'anni di C'Era un Ragazzo che Come Me amava i Beatles e i Rolling Stones: pensa è nata che c'era la guerra nel Vietnam e nel 2026 la guerra c'è ancora, rimane di attualità. Quando andai in Russia a cantare, nei primi anni Ottanta, un tour di quaranta giorni, mi premiarono come cantante pacifista e oggi dopo sessanta anni sono loro che aggrediscono, condannavano l'invasione americana in Vietnam e ora sono loro gli invasori. C'era Leonid Breznev al potere. Per me questo tour è importante, poi ci sono due canzoni nuove, quella di Lorenzo e l'altra di Giovanni Caccamo sulla funzione delle canzoni che ci accompagnano nella vita, che scandiscono i momenti.
Hai un esempio personale?
Nel 1962 avevo quasi 18 anni, ero al mare e presi una cotta per una ragazzina e quando arrivava nel locale dove stavamo io spingevo sul jukebox i tasti H25 e facevo partire Io che Amo solo Te. So che talvolta i legami con le canzoni sono anche colpa mia.
Mi racconti un momento emozionante della tua carriera e uno invece che non vorresti rivivere?
Mi sono emozionato quando in un jukebox ho sentito per la prima volta la mia voce, cantavo Andavo a Cento all'Ora: mi nascondevo, come accadde per la mia prima volta in televisione, il programma era Alta Pressione con Enzo Trapani e mi fece effetto, pensai subito a mia madre che era fan di Claudio Villa. Pensa che quando vinsi Sanremo nel 1987 lo stesso giorno morì Claudio Villa...la numerologia delle date è stranissima. Un momento bruttissimo fu a Milano, al Vigorelli: facevamo il Cantagiro, giravamo l'Italia con le auto scoperte, eravamo seguiti da fiumi di persone ed Ezio Radaelli, l'ideatore della manifestazione, invitava a ogni tappa un artista straniero: il 4 luglio 1971 invita i Led Zeppelin, ero contento di vederli ma anche inconsapevole di quello che sarebbe accaduto. Decise che sul palco sarebbero saliti prima i cantanti italiani poi loro e la gente che da quattro giorni era accampata ad aspettarli ci tirò di tutto. Quando ho cantato io ci fu un boato alla rovescia, sono scappato, c'erano Lucio Dalla e altri e non hanno fatto cantare nessuno; ci sono stati anche dei danni.
Come stai vivendo l'attesa del tour?
A 81 anni riempire ancora i palasport fa un grande effetto, è sold out quasi ovunque. Mio figlio Pietro ha detto che forse a Milano viene. Lorenzo no so se verrà, deve debuttare anche lui. Comunque chiunque mi venga a trovare sono contento di ospitarlo.
Sul finale del Novecento hai vissuto un periodo di crisi.
Vero. Ti racconta una storia. Un giorno incontro Mario Gangi, un grande chitarrista: non mi chiama più nessuno gli dico e lui mi invita a studiare la musica, a iscrivermi al Conservatorio nella classe di Contrabbasso che mi avrebbero preso. Ho fatto l'esame di ammissione in mezzo ai ventenni, mi presero col professor Buccarella ma la cosa bella, mi dissero, è che quando entri poi puoi fare altre cose, dal pianoforte al canto corale e lì ho imparato a cantare le parole grazie a un maestro fissato con Bach. Riempivo le giornate non sapevo che fare, avevo 36 anni: mi sono detto faccio il produttore, farò un altro lavoro, anche l'insegnante. Problemi economici non ne avevo, qualche soldo da parte c'era, poi morì mio padre, mi separai, ebbi problemi con i figli che prima stavano con la madre e poi con me. In quel periodo ho imparato a fare il padre, prima ero troppo giovane.
Ci pensi a Lucio Dalla?
Lucio qualunque cosa accadeva lo trasformava in show. Una volta andò via la luce all'EuropaAuditorium di Bologna e accese una candelina iniziò a simulare il clarinetto. Nel tour DallaMorandi fu difficile stargli vicino, se vuole fare qualcosa ti ammazza. Due giorni prima che morisse eravamo insieme a vedere Bologna-Udinese, lo vedevo che non stava bene, mi dice che era preoccupato per i dieci spettacoli che doveva fare in Europa. Due giorni dopo mi chiama Bibi Ballandi e mi dice che è morto e di avvisare Vincenzo Mollica. E' morto a Montreux davanti al sole. Iskra Menarini ha detto che avevano fatto colazione insieme.
Che pensi di Rai che sta rilanciando Canzonissima?
Ho fatto sei Canzonissime, tre volte sono arrivato primo tre secondo. Quella di oggi non so se ha dei riferimenti, hanno cambiato formula. La Rai è proprietaria del marchio e fa bene a usarlo. Il sapore è in bianco e nero e appartiene a un'epoca dove all'EuroFestival andava chi vinceva Canzonissima e non Sanremo. Quando andai io arrivato ventesimo, Julio Iglesias diciottesimo.
Pensi mai di ritirati?
Penso a Charles Aznavour che quando è morto il giorno dopo doveva fare un altro concerto. Voglio ridimensionare le tonalità delle canzoni per preservare la voce ma è anche bello farsi dei programmi perché ti dici che hai un impegno.
C'è stato un periodo che eri molto sui social poi hai ridotto i tuoi commenti.
Su Instagram se pelo una patata sono una star, altrimenti sono una persona normale. Per vendere i biglietti del tour prima della comunicazione ufficiale sono bastati i social.
Ci saranno anche momenti parlati?
Sto lavorando con Federico Taddia perché vorrei dire qualcosa sul palco, mai ho parlato di politica ma l'Europa che non si compatta e non diventa arbitro della situazione e quello che dicono Trump e Putin mi preoccupa.
A proposito di televisione: Adriano Celentano tornerà in tivù?
Con Mazzi cerchiamo di convincerlo a fare un'altra cosa. E' come dire se tornasse Mina...magari!
Infine Stefano Di Martino direttore artistico del Festival di Sanremo come lo vedi?
E' bravo e giovane, magari qualcuno gli starà vicino. Sono andato a trovarlo, per gioco gli ho detto che ho una canzone, lui era contento...ma io con Sanremo ho già dato.