Fulminacci fa un film per presentare il suo nuovo album Calcinacci

Musica

Camilla Sernagiotto

©Getty

Il cantautore romano sceglie di accompagnare l’uscita del suo ultimo lavoro discografico con una trasposizione cinematografica. Un’operazione ancora poco frequente nel panorama italiano, ma che ha già dimostrato la propria efficacia: le tre presentazioni organizzate tra Roma, Napoli e Milano hanno registrato il tutto esaurito, segno di un interesse crescente verso forme narrative ibride

Fulminacci reinventa il racconto musicale: il nuovo album Calcinacci prende forma anche al cinema

Il confine tra musica e immagini si assottiglia fino quasi a dissolversi nel nuovo progetto del cantautore romano, che sceglie di accompagnare l’uscita del suo ultimo lavoro discografico con una trasposizione cinematografica. Un’operazione ancora poco frequente nel panorama italiano, ma che ha già dimostrato la propria efficacia: le tre presentazioni organizzate tra Roma, Napoli e Milano hanno registrato il tutto esaurito, segno di un interesse crescente verso forme narrative ibride.

Del resto, parliamo di un artista fuori dagli schemi generazionali: Filippo Uttinacci (Roma, 1997), conosciuto dal pubblico come Fulminacci, si muove con disinvoltura tra leggerezza e profondità e stupisce fin dai suoi esordi. La sua immagine artistica oscilla tra un’ironia quasi infantile e un’eleganza più composta, evocando suggestioni contrastanti. Da un lato emerge una sensibilità giocosa, dall’altro una postura più controllata, che si riflette anche nella sua scrittura.

 

Con la chitarra, Fulminacci analizza e scompone le emozioni quotidiane, mentre allo stesso tempo si fa carico delle inquietudini di una generazione ancora impegnata a interrogarsi sul senso dell’esistenza. In un contesto musicale ricco di giovani autori introspettivi, spesso legati a sonorità indie-pop con richiami agli anni Sessanta e Settanta, Fulminacci si distingue per la capacità di costruire mondi sonori che vanno oltre l’ascolto superficiale, penetrando in profondità anche quando raccontano fragilità e frammenti di vita.

Fin dal suo esordio con La Vita Veramente, il cantautore ha dimostrato una visione artistica capace di trasformare esperienze personali in paesaggi emotivi condivisibili, fatti di elementi dispersi e ricomposti, proprio come calcinacci tra le macerie.

Il corto che accompagna il disco

Ad accompagnare l'album Calcinacci è un cortometraggio, che è stato presentato in sala come evento speciale. Il cantautore ha annunciato l’iniziativa attraverso i propri canali social ufficiali con un messaggio diretto: “Ho fatto un film. Esce la prossima settimana”.

 

Il corto, della durata di circa trenta minuti, sviluppa una narrazione che ruota attorno a smarrimento, desiderio di fuga e bisogno di comprensione, temi che attraversano anche l’album. Fulminacci, oltre a curarne la colonna sonora, compare tra gli interpreti principali, rafforzando il legame tra dimensione autobiografica e costruzione visiva del racconto.

Come spiegato dallo stesso artista, il progetto nasce dall’esigenza di superare i limiti del videoclip tradizionale, sperimentando un linguaggio più ampio capace di fondere musica e cinema. Il cortometraggio amplia così atmosfere e suggestioni già presenti nel disco, grazie a una sceneggiatura firmata da Fulminacci insieme a Giovanni Nasta, alla partecipazione di attori come Pietro Sermonti e Francesco Montanari e alla regia condivisa tra i Bendo e Filiberto Signorello.

 

Le proiezioni sono state organizzate come appuntamenti unici in tre città: giovedì 12 marzo al Cinema Adriano di Roma, venerdì 13 marzo al The Space Cinema di Napoli e sabato 14 marzo all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano. L’accesso alle sale è stato riservato a chi ha acquistato l’album in formato CD o vinile, con la possibilità di acquistarlo direttamente in loco, fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Il nuovo album Calcinacci non si limita infatti alla dimensione musicale, ma si estende anche a quella cinematografica, proponendo una narrazione visiva che accompagna e amplifica i contenuti del disco.

Ed è così che il racconto musicale diventa cinema. Definito come un lavoro “allegro sulla fine dell’amore”, Calcinacci nasce dalla collaborazione con Golden Years e con un gruppo di artisti che gravitano attorno all’universo creativo di Fulminacci, tra cui Calcutta, Tutti Fenomeni, Franco126 e okgiorgio, descritti dallo stesso autore come “qualche amico che ogni tanto ci è venuto a trovare”.

 

L’album si caratterizza per una scrittura essenziale, diretta, che riflette un andamento emotivo irregolare, simile a quello del cuore. L’ascolto restituisce la sensazione di un unico lungo piano sequenza, in cui si susseguono le diverse fasi del disamore. Le immagini evocate sono volutamente semplici, talvolta infantili, spesso sproporzionate e iperboliche, come nel verso “Niente di che / Olio su un pezzo di pane”.

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All’interno del disco, ogni brano contribuisce a costruire un percorso coerente ma sfaccettato. L’intimità di Tutto Bene si affida a una combinazione essenziale di chitarra, archi e voce, mentre Mitomani introduce tonalità più dissacranti, con inflessioni che richiamano atmosfere quasi battiatesche. Il ritmo di Maledetto me si sviluppa invece su un groove avvolgente, mentre Caso mai utilizza sonorità pop per affrontare e rielaborare la fine di una relazione.

 

Il viaggio si conclude con una dimensione quasi catartica in Da qualche parte in Italia e Avventura, due brani che segnano una sorta di ripartenza spirituale, chiudendo il cerchio narrativo dell’album.

In questo intreccio di musica e immagini, Fulminacci conferma la propria attitudine a raccontare storie attraverso forme espressive diverse, mantenendo al centro una sensibilità narrativa che trasforma anche i frammenti più dispersi in un racconto unitario e riconoscibile.

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