L'attore e musicista toscano è morto all'età di 73 anni il 29 marzo nella sua casa di Roma per una grave malattia. L'ultimo saluto sarà alle ore 11 nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo
I funerali di David Riondino, l’attore e musicista toscano morto all'età di 73 anni il 29 marzo nella sua casa di Roma per una grave malattia, saranno celebrati martedì 31 marzo alle ore 11 nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo nella capitale. L’amica illustratrice e designer Chiara Rapaccini aveva annunciato la notizia. “È morto David Riondino. Eccolo in una foto con i miei amici fiorentini. Ci sono anch’io”, si legge nel post. “David aveva fondato a Firenze un gruppo rock che si chiamava “Victor Jara” (cantautore cileno assassinato, sostenitore di Allende). Eravamo tutti “compagni”, allora, di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell’unità. David era il nostro capo visionario. Visionari lo eravamo un po’ tutti. Lo erano anche Sergio Staino e Bruna sua moglie. Ieri alla manifestazione di Roma, erano tutti visionari, questo ho pensato. Ehi David, ma che facciamo senza te? Che facciamo? Martedì lo accompagniamo alle 11, Chiesa degli Artisti. Roma. Piazza del Popolo”.
ARTISTA LIBERO: "DARE FORMA A CIÒ CHE È INVISIBILE"
Nato il 10 giugno 1952 a Firenze, figlio del maestro elementare Luigi, l’attore, drammaturgo, redista, cantante e scrittore David Riondino rappresentava una figura eclettica della cultura italiana contemporanea, caratterizzata dall’amore per la contaminazione tra generi e discipline e per la libertà dalle convenzioni. Negli anni Settanta, quando aveva poco più di 20 anni, Riondino aveva fondato a Firenze il Collettivo Victor Jara, dedito all’animazione, alla musica e al teatro e intitolato all’omonimo cantautore cileno assassinato (in quanto sostenitore del presidente Salvador Allende) pochi giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet. Aveva poi inciso due dischi per i circoli Ottobre, rispettivamente Collettivo Victor Jara e Non vi mettete a Spingere. Nel mondo della musica aveva anche firmato brani celebri come Maracaibo (interpretato da Lu Colombo nel 1981) e aveva pubblicato raccolte di canzoni e poesie in spettacoli teatrali, da Racconti Picareschi a Fermata provvisoria, fino a Bocca baciata non perde ventura. Negli anni Ottanta, poi, aveva collaborato come verseggiatore satirico in riviste di satira e di controcultura come Tango e Cuore, supplementi del quotidiano L’Unità, e ancora in Comix, Il Male e Linus. Alla fine del decennio aveva invece consolidato la carriera in televisione grazie all’invenzione di personaggi come Joao Mesquinho, il “cantautore brasiliano” ospite del programma Maurizio Costanzo Show. Nel 1987, insieme a Sergio Staino e alla redazione di Tango, aveva poi condiviso l’inserto Teletango nella trasmissione della domenica di Andrea Barbato. Nel 1992 aveva fatto parte del varietà televisivo Banane, mentre nel 1994 e nel 1995 aveva condotto il programma sui libri A tutto volume con Daria Bignardi. Nel 2003 aveva infine vissuto la cancellazione del programma Raiot di Sabina Guzzanti (alla quale era anche stato legato). Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, aveva collaborato con Paolo Rossi nel film Kamikazen di Gabriele Salvatores (1987) e in spettacoli teatrali come Chiamatemi Kowalski (1990) e La commedia da due lire. Sempre nel mondo del cinema, aveva recitato nei film Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana, La notte di San Lorenzo dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, Ilona viene con la pioggia di Sergio Cabrera e Cavalli si nasce di Sergio Staino ed era stato la voce narrante del film Amici miei – Come tutto ebbe inizio di Neri Parenti. In veste di regista, invece, aveva realizzato la pellicola Cuba Libre, velocipedi ai Tropici, e diversi documentari. Aveva anche pubblicato diversi libri e lavorato in radio. La sua ultima iniziativa, rimasta incompiuta, è stata la Scuola dei Giullari, un centro di formazione diffuso per la composizione di canzoni. Nella sua carriera aveva collaborato con numerosi artisti come Dario Vergassola e Stefano Bollani. “Per me, essere artista significa dare forma a ciò che è invisibile. Emozioni, pensieri, intuizioni, stati d’animo, idee sociali. Bisogna essere onesti con sé stessi, nella vita come nell’arte”.