Si è spento all'età di 73 anni il cantautore, attore, regista e scrittore fiorentino. A darne notizia su Facebook i tanti amici, prima fra tutte Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer. I funerali saranno celebrati martedì alle 11 a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo
È morto all'età di 73 anni il cantautore, attore, regista, scrittore David Riondino. Era nato a Firenze nel 1952. A darne l'annuncio su Facebook è l'amica Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer. I funerali saranno celebrati martedì alle 11 a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.
L'annuncio e l'omaggio di Chiara Rapaccini
"È morto David Riondino. Eccolo in una foto con i miei amici fiorentini. Ci sono anch'io", si legge nel post di Chiara Rapaccini. "David aveva fondato a Firenze un gruppo rock che si chiamava "Victor Jara" (cantautore cileno assassinato, sostenitore di Allende). Eravamo tutti "compagni", allora , di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell'unità. David era il nostro capo visionario. Visionari lo eravamo Un po' tutti . Lo erano anche Sergio Staino e Bruna sua moglie. Ieri alla manifestazione di Roma, erano tutti visionari, questo ho pensato. Ehi David, ma che facciamo Senza te? Che facciamo? Martedì lo accompagniamo alle 11, chiesa degli artisti. Roma. Piazza del popolo", conclude l'amica, firmandosi 'Rap'.
La sua brillante carriera
Cantante, scrittore, drammaturgo, attore, regista, negli anni '80 Riondino ha collaborato come verseggiatore satirico con varie riviste storiche di satira e controcultura, tra cui Tango, Cuore. Ma anche Comix e Linus: negli anni 90 e nel nuovo secolo con Il Male di Vincino e Vauro, e l'Unità di Staino. Negli anni 70, con il Collettivo Victor Jara, ha inciso due dischi per i circoli Ottobre: Collettivo Victor Jara e Non vi mettete a Spingere. Dagli anni '80, ha pubblica altre canzoni in dischi come "Boulevard", "Tango dei Miracoli", con illustrazioni di Milo Manara. Sua è la canzone "Maracaibo", interpretata da Lu Colombo, diventata una hit nel 1981. Nel 1987, ha messo Paolo Rossi, mette in scena "Chiamatemi Kowalski" e poi "La commedia da due lire". ha collabora negli anni successivi, in cinema e teatro, con Sabina Guzzanti.
Nel 1997 ha iniziato anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui: "I Cavalieri del Tornio", un recital per due chitarre, "Todos Caballeros". Ha ideato il festival "Il giardino della poesia", a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta, presentando cicli di "letture illustrate" su D'Annunzio, Scotellaro, Ovidio, Kazanzakis. Canzoni e poesie sono diventate negli anni anche spettacoli teatrali: "Racconti Picareschi", "Fermata provvisoria", "Bocca baciata non perde ventura" (canzoni e novelle da Boccaccio). Il Bolero come terapia, dove canta Boleros da lui tradotti e commentati per la radio Svizzera in una omonima trasmissione.
Tra le sue intepretazioni per il cinema, Maledetti vi amerò di Giordana, La notte di San Lorenzo dei Taviani, Kamikazen di Salvatores, Cavalli si nasce di Staino. Ha firmato come regista il film "Cuba Libre, velocipedi ai Tropici" nel 1997, e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba. Il suo nome è legato anche alla tv e ai personaggi strampalati che ha inventato, come Joao Mesquinho, lo strano "cantautore brasiliano", ospite del Maurizio Costanzo Show. Nel 1995 ha condotto con Daria Bignardi "A tutto volume", programma di libri. Ha partecipato anche a numerose edizioni di Quelli che il calcio. Ha pubblicato per Feltrinelli "Rombi e Milonghe" e per Nottetempo "Sgurz". Nel 2016 per Magazzini Salani "Il Trombettiere", poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato tra l'altro per Castelvecchi "Sussidiario", che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi.
il ricordo del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani
"Con la scomparsa di David Riondino la Toscana perde una delle sue voci più originali e rappresentative, un artista capace di raccontare l'identità della nostra terra con intelligenza, ironia e profondità". Così, in una nota, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ricorda Riondino. "Nel corso della sua carriera - prosegue Giani - ha saputo attraversare linguaggi diversi, dalla musica al teatro, dalla radio alla televisione, mantenendo sempre un legame autentico con le radici culturali toscane. La sua capacità di unire tradizione e innovazione, parola e musica, lo ha reso un punto di riferimento per intere generazioni". "Il progetto della 'Scuola dei Giullari', che aveva avviato con passione, testimonia il suo impegno verso i giovani e la volontà di trasmettere conoscenza e creatività. È un'eredità preziosa che la Toscana non disperderà, ma che anzi dovrà continuare a coltivare nel suo nome", conclude il governatore.
L'omaggio del Club Tenco
"Ci ha lasciato anche David Riondino. Tenchiano fin dalla prima ora, Amilcare Rambaldi lo aveva chiamato in Rassegna nel 1979 e da lì - anno sì anno no - non se ne è più andato fino alla Rassegna dell'anno scorso". Lo scrive in una nota il Club Tenco, ricordando l'attore e musicista scomparso. "Si era assunto, per sé, il ruolo di giullare, un giullare con una sottile vena di tristezza nel sorriso. In realtà - continua il Club Tenco - era un intellettuale e un artista raffinato, ironico e profondamente libero, che ha attraversato con intelligenza e sensibilità il mondo della canzone d'autore, del teatro, del cinema, della televisione. Insomma, della cultura italiana. Spesso con uno sguardo critico mimetizzato nell'ironia che si faceva poiesis". "Per noi del Tenco - continua la nota - la sua è stata una presenza preziosa e familiare che ha diffuso la sua pungente leggerezza in tutte le iniziative e manifestazioni. Indimenticabili restano non solo le sue partecipazioni ufficiali, ma anche la sua generosa disponibilità nei momenti più informali: capace di salire sul palco con naturalezza anche durante i cambi scena, accompagnando il pubblico con racconti, improvvisazioni e riflessioni. Di straordinaria abilità i suoi interventi nelle ardue sfide in ottava rima toscana con Benigni e Guccini. Il suo percorso si è intrecciato più volte con quello del nostro presidente, Sergio Staino, e del nostro direttore artistico Sergio Sacchi, con i quali ha condiviso mille avventure intellettuali, dalla nascita del periodico satirico "Tango" alla collaborazione con la filiale catalana del Tenco "Cose di Amilcare", al festival della canzone satirica "Dallo Shamano allo Showman" in val Camonica". "Là dove è andato ora si troverà in buona compagnia. E forse arriveranno anche le ballerine. Ma a noi mancherà, tanto. Sit illi terra levis", conclude il Club Tenco.
Le parole di Sabina Guzzanti
"Io e te siamo stati fantastici". Sabina Guzzanti dice addio così all'artista postando su Instagram una foto che li ritrae insieme giovani, a tavola. Le strade dei due attori si sono incrociate in particolare a teatro dalla fine degli anni '80. Nella stagione teatrale 1993-1994 sono stati in scena con O patria mia, diretto da Giuseppe Bertolucci, insieme a Paolo Bessegato e Antonio Catania. Nel 1997 con Sabina Guzzanti, Antonio Catania e Lelia Serra Riondino ha fondato la società di produzione Giano. I due attori sono stati anche insieme al Festival di Sanremo 1995 con la canzone Troppo sole, scritta l'anno precedente, durante la stesura della sceneggiatura del film omonimo, per la regia di Giuseppe Bertolucci.