Benedetta Scandale, album in silenzio: "Prima era bianco o nero ora ho una vita colorata"
Musica Credit Mattia Silva
La cantaurice piacentina affronta la comunicazione soprattutto dal punto di vista non verbale e ci porta a ragionare su quanto essere in sintonia con noi stessi agevoli e renda speciali le relazioni, qualunque forma esse abbiano. L'INTERVISTA
Quanta profondità in in silenzio, il nuovo progetto di Benedetta Scandale, che mette al centro un tema tanto quotidiano quanto complesso: la comunicazione, osservata nel suo continuo oscillare tra parola e assenza. in silenzio (titolo evocativamente in minuscolo) racconta come il dialogo possa unire, chiarire, creare legami, ma anche come l’assenza di parole possa essere, a seconda dei momenti, uno spazio di comprensione profonda o una distanza che isola e ferisce. Due facce della stessa medaglia, senza forzare una chiave di lettura unica. C’è una continuità evidente con il precedente Ep Resta, uscito a inizio 2025. Non solo nel percorso artistico, ma anche nella forma: il titolo scritto interamente in minuscolo è una scelta voluta, una scelta formale che sottolinea la continuità con il lavoro precedente. Se Resta era incentrato sulle difficoltà e sulle crepe, in silenzio sposta lo sguardo su ciò che accade quando si prova o si smette di comunicare.
Benedetta in silenzio è un viaggio minuscolo in un universo maiuscolo, quello delle sfumature del silenzio: come è nato?
E' il sequel del precedente progetto Resta, dove il macro argomento era, appunto, il restare. Io resto nelle difficoltà, attraversiamo il dolore ma con che strumenti? Il grande dono è la parola e la comunicazione ma come comunicare, quanto è necessario e quanto è una trappola? Il silenzio è comunicazione sul come affrontare i problemi.
Il nuovo Ep nasce, come abbiamo già accennato, dalle ceneri di Resta, uscito nel 2025 che parlava di mettersi in gioco quando, soprattutto nei rapporti personali, si nuota controcorrente: cosa c'è in questo silenzio di quella Benedetta?
Amo comunicare, quindi in realtà per me è sato più facile scrivere questo album. Comunicare con altri o con me stessa mi piace, c'è comunque tanto di me in entrambi i lavori. Resta è un diario segreto, venivo da un periodo di blocco scrittura e mi sono sbloccata sulla mia vita. Grazie a in silenzio ho messo il faro anche su quello che mi veniva raccontato, ampliando la visione sul mio modo di comunicare.
"Senza coraggio nemmeno di parlarci" cantavi in Mille Treni e poi restava solo il ricordo: oggi ti senti più consapevole? Più sicura di te?
Sì, anche perché il prima era molto legato al concetto che se non ti parlo non abbiamo un rapporto ed era una visione immatura. I rapporti più veri vivono anche di silenzi: il silenzio nasconde sempre qualcosa che ci interessa. Oggi mi sento più consapevole e coraggiosa, i silenzi li affronto, non ne ho paura.
"Sei sempre qui questo posto ti appartiene": estrapolato dal contesto di in silenzio, mi fa pensare all'idea di radici. Quanto sono importanti per te? Hai mai desiderato di fuggire dalla provincia?
La lego alla nebbia quella frase. Ho radici sparse, papà calabrese, mamma salentina, io nata a Piacenza ma la famiglia è sparsa e io sono sempre in viaggio. Le radici non sono dove sono nata ma dove c'è qualcosa di importante per me, sono ovunque c'è un pezzo di famiglia. Con la provincia è amore e odio. Odio le metropoli tipo Milano, la provincia mi offre protezione e sicurezza ma a volte mi sento soffocare. La provincia è routine, ci vivo bene ma devo uscirne ogni tanto.
"Vuoi restare il silenzio con me senza avere paura" è accoglienza e cura: oggi nelle relazioni, qualunque esse siano, perché si cerca sempre il do ut des e non la bellezza di dare senza aspettarsi nulla in cambio?
La società ci ha abituato a muoverci così, la società è individualista: se tutto va bene ok ma poi c'è la diffidenza rappresentata dal pensiero cosa vuoi in cambio? I gesti belli sono fatti di spontanea gentilezza: personalmente cerco di preservarla. Non c'è sempre il bisogno di sentire un ritorno e il pregiudizio lo controllo.
Dodici è il silenzio sfidante, intimo, domestico dal quale è difficile fuggire: il cielo è una distrazione salvifica o ti imbriglia ancora di più?
Per lo più il cielo è salvifico, da sognatrice quale sono guardare qualcosa di infinito aiuta. Viviamo talmente tanto immersi nelle nostre vite che i nostri problemi anche se piccoli ci sembrano enormi. Sapere che c'è qualcosa di molto più grande di me come il cielo mi porta serenità, dunque è più salvifico che trappola. La attuale situazione geopolitica la vivo con ansia perché è altamente limitante.
I ricordi nascosti e i quaderni strappati di Come Stai hanno una loro poesia antica: oltre all'hard disk ci sono pagine scritte a matita, evidenziate e magari anche stracciate cui affidi i tuoi pensieri più intimi?
Nell'ultimo periodo lo faccio meno, computer e telefono attirano assai. Lo facevo nell'adolescenza, cito, nel testo, oggetti antiquati per descrivere una amicizia finita. Sono tutti spunti veri e nel reel pubblicato sui social ci sono le polaroid che stacco dal muro.
In Adesso dici "vorrei tornare indietro adesso senza sapere che cosa ho perso": quindi riannodando i nastri della vita vorresti cambiare alcune cose oppure fare tabula rasa e rigiocare la tua partita umana da zero?
Ripartire da zero mai, non sarei io, senza la mia vita passata non ci sarebbero neanche i dischi. Non mi perdono la durezza, in passato era tutto bianco o nero, avrei dovuto essere stata un po' più morbida con me stessa e con gli altri. Non mi perdonavo né perdonavo agli altri gli errori, ora ci sto facendo i conti. La vita è fatta di sfumature.
Sabbia trasmette una sorta di inquietudine: "mi parlo tra le righe ma non ascolto mai" è un monologo con te stessa?
Assolutamente sì, parlo del silenzio con me stessa. Parlo di una persona chiusa in casa in compagnia dei social. Il tuo istinto sa quale è la cosa giusta, il punto è che siamo così presi dall'esterno che dimentichiamo di ascoltarci, che dovrebbe essere la cosa più naturale. Chiedo consigli ma io so cosa è il meglio per me.
Jovanotti aveva le tasche piene di sassi, tu le hai piene di sabbia che è più leggera ma trascina più a fondo: la sabbia assorbe di più i silenzi?
Li amplifica. In questo pezzo la sabbia sono io che incamero informazioni dai social che mi trascinano giù. Ma sono io che me la metto in tasca. E' un autoimporsi di vedere cose negative e di restare in quel silenzio che fa stare bene. Se ti liberi della sabbia stai meglio.
Facendo un passo indietro, già in Resta c'era il brano C'é Silenzio: "siamo così diversi e tu non mi conosci" che è un tema ricorrente nei tuoi testi quello del restare sempre a un passo di distanza dalla comprensione totale. Ti sei data una risposta? In amore vince chi sa gestire l'egoismo in modo sano?
Vince proprio quello. Da innamorati ci dimentichiamo che siamo prima individui e poi coppia, se tu non stai bene con te stesso non sarai mai una ricchezza per l'altro. Se sai volerti bene e sai cosa è giusto e cosa no il rapporto ne giova. Noto la voglia di compiacere sempre l'altro per paura della solitudine. Una confidenza profonda difficile se intorno a te hai tante possibilità.
Alcuni studiosi danno alla parola silenzio un etimo indoeuropeo e il "si" corrisponde al concetto di legare, quindi legare interiore: credi sia il tuo big bang?
Per me il silenzio ha tantissime sfumature, e in questo disco lo affronto proprio così, sia nella loro parte positiva che in quella negativa. Personalmente, nel silenzio mi accorgo di cose che altrimenti non vedrei. E soprattutto, quando rimango in silenzio con me stessa, riesco a ragionare in modo più lucido, più profondo, perché non sono distratta da parole vuote. Entro in una dimensione più intima, che mi porta a farmi più domande e anche a trovare più risposte. Quindi si mi ritrovo moltissimo con il concetto di legare interiore perché lo ho sperimentato! In più, in questo caso specifico, il silenzio è stato fondamentale: è stato proprio lui a darmi l’input per scrivere questo album. Dall’altra parte, però, so anche che può diventare bloccante. Se è un silenzio che non porta a niente, che nasce dall’orgoglio o dalla paura di esprimersi, allora diventa quasi spaventoso. E capita a tutti, spesso anche senza accorgersene, di rimanere intrappolati in un silenzio che non fa bene, perché si ha paura di romperlo, di vedere cosa succede dopo. E' importante per me non vedere mai solo un lato: entrambe le cose esistono e sono importanti. Io, in questo caso, gli do un valore più positivo, perché alla fine è stato davvero il mio big bang creativo.
Infine che accadrà nelle prossime settimane?
Sto lavorando a date e concorsi. Sto promuovendo il disco e presto gli appuntamenti live arriveranno. Poi ho un nuovo singolo che non so ancora se diventerà la bonus track di in silenzio o l'incipit di un nuovo progetto.