Scarlet Deange, l'album Extra Fondente: "Rileggo la Black Music in modo identitario"
Musica
Vittorie e sconfitte, rivincite e ripensamenti ma tutto sotto l'egida della sincerità. Questo disco è un progetto che parla all'umanità. L'INTERVISTA
Un viaggio intenso, profondo, emotivamente forte in tre decenni musicali, dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, griffati Motown, Rythm'n'BLues e Black Music ma riletti in chiave identitaria e contempornaea. Scarlet Deange, all'anagrafe Carla De Angelis, col suo album Extra Fondente ci regala una pagina di contemporaneità. Il prossimo step è portare live il progetto a partire da Roma e Milano.
Carla partiamo dalla storia di Extra Fondente: come è nato l'album? E il titolo lo hai scelto perché il cioccolato è comunque dolce oppure l'extra fondente ha quelle note di amaro che della vita danno una dimensione più reale?
Mi piace il tuo approccio più filosofico ma il mio è un riferimento alla musica nera: l'album nasce dalla mia passione Motown, la musica nera, gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del secolo scorso e il rythm'n'blues; ho una collezione di vinili di quelle epoche e negli anni ho lavorato per specializzarmi in questo genere che mi appassiona. Ho amato Elvis Presley, un bianco che faceva anche il gospel. Sostengo socialmente le minoranze e le cause dei neri dunque da quando avevo 16 anni volevo fare un album così ma non ne avevo le capacità tecniche. Prima quel mondo bisogna ascoltarlo e poi studiarlo, c'è dietro una fatica che dura dalla mia adolescenza. Ora che di anni ne ho 30 tra ascolti, studio e rispetto profondo per la cultura musicale delle persone di colore è nato Extra Fondente.
Rispetto al tuo passato musicale qui sono accentuate le tonalità Jazz e Blues: non si può prevedere il futuro ma credi che questa è la strada artistica che percorrerai per un po'?
La risposta è ni perché io voglio fondere quel tipo di musica degli anni con suoni moderni. Il mio è un ibrido ascoltabile dal popolo, essendo spesso un genere di nicchia voglio arrivare a più persone con una mia identità ben definita.
Anche vocalmente hai alzato l'asticella, cito per tutti il finale di Non è la Mia Era dove allunghi la voce come un elastico: vocalmente ti senti matura oppure devi ancora esplorare la tua voce?
Non si finisce mai di studiare e imparare, da anni studio canto e qui ho azzardato, il genere richiede una tecnica particolare, utilizzo i fraseggi del Gospel e del Soul, mi ha ispirato molto Alicia Keys e ho cercato di fare mie alcune cose che ha creato.
Polvere è un brano molto attuale, l'immagine di un cielo di fuoco senza stelle da contare è bellissima e tragica: credi che la musica possa fare di più per cambiare le cose?
Credo che il mondo vada cambiato dalle persone, da chi fa il proprio ogni giorno, bisognerebbe unirsi e andare oltre l'indifferenza. Chi non comunica magari ha problemi che lo frenano. Come può reagire chi non ne ha la forza?
Quando dici, in Sotto la Pelle, "dolci parole ma il cuore è un profumo" ti riferisci ha un sentimento forte oppure come le essenze dei profumi destinato a evaporare?
Entrambe; il profumo lo senti ma non lo tocchi e va via. La canzone parla di un vecchio amore, credi che sia quello della vita e scopri che la sola cosa che ti ha lasciato è il profumo. Il profumo è ricordo.
Il passato che ti chiama di Ombre Lontane trasmette una sensazione di sofferenza: quando oggi ti guardi indietro ti senti in pace con te stessa o ci sono ancora da combattere quei sorrisi che nella quotidianità erano piccoli inganni?
Ancora devo combattere e lavorarci. Non mi sento risolta, combatto con emozioni del passato che possono tornare. E' il mio quotidiano.
Non Mi Hai Mai Avuto è una canzone che profuma di rivincita: oggi che sei una giovane donna hai imparato a proteggerti da "copioni già scritti"?
Ho imparato a riconoscere le persone, capire di chi ti puoi fidare e di chi no. Con questa presa di coscienza tante persone si sono allontanate da me, spaventate del mio cambiamento.
Parliamo di Non è la Mia Era: ti senti schiacciata da un mondo che non ti rappresenta? Se avessi la macchina del tempo in che epoca ti sentiresti realizzata?
Vorrei andare in un jazz club nero degli anni Cinquanta negli Stati Uniti. Lì la musica era vissuta come cultura, anche con pochi soldi gli artisti potevano esprimersi. Anche chi ascoltava si lasciava andare, ballava, beveva, fumava. Mi sento schiacciata dalla velocità del mondo, dal progresso, da come cambiano le mode e i trend. I giovani vogliono tutto subito, è tutto veloce, io voglio rispettare i miei tempi. Anche io sento sovente l'urgenza ma per il mio benessere devo rispettare i miei tempi musicali.
Canti Dove Sei Dio: oggi hai una risposta? Sei credente?
Dio si manifesta attraverso la preghiera, io recito più volte al giorno il rosario perché è un mantra. Dio non è solo nel cristianesimo, conta l'essenza non la religione, devi cercare la presenza. Lui c'è ma va cercato.
Vorresti dentro un po' meno rabbia per addolcire il tuo flow e un po' meno tempesta nel tuo show oppure questa tua vulcanicità interiore è la tua forza?
E' un motore di forza ma è temporaneo, quando la rabbia svanisce arrivano i sensi di colpa che non ti permettono di andare avanti. La creatività è per me impulsività ma poi cerco la razionalità perché l'impulsività è passeggera e ti porta a blocchi mentali.
Che accadrà nelle prossime settimane?
Sto riorganizzando l'album attraverso le mie performance vocali per fare un tour a Roma e poi a Milano, per portarlo alla gente. Sono in fase di studio e di ripasso dei brani. Prima di espormi voglio essere pronta, sono una perfezionista, ogni giorno ripasso i brani sulle loro basi.