Pucci rinuncia a Sanremo dopo le polemiche e Giorgia Meloni interviene. Cosa è successo
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Introduzione
Andrea Pucci,, comico milanese classe 1965, nelle ultime ore è al centro del dibattito per quanto accaduto negli ultimi giorni, dopo le polemiche esplose a seguito dell’annuncio della sua co-conduzione del Festival di Sanremo 2026.
Polemiche che, come spiegato da Pucci stesso, lo hanno costretto a fare un passo indietro, annunciando attraverso un lungo messaggio che non parteciperà alla conduzione della terza serata della manifestazione.
Le critiche alla partecipazione di Pucci al Festival nascono dal tipo di comicità che gli appartiene. Autodefinitosi in passato “l’unico comico di destra” e dichiaratamente contrario al politicamente corretto, negli anni è stato contestato per battute definite offensive, sessiste e omofobe. Tra gli episodi più citati nelle critiche rientrano le prese in giro a Elly Schlein (“In un momento di follia ho fatto una battuta sull’aspetto di Elly Schlein… Rifarei la battuta”) e a Rosy Bindi (citando la celebre battuta di Berlusconi “Sei più bella che intelligente”), i commenti su Tommaso Zorzi, oggetto di battute considerate omofobe e volgari, fino a espressioni rivolte alla sinistra, come l’uso del termine “zecche”, e a riferimenti sessuali e volgari nelle sue gag, comprese battute stereotipate sulle donne e immagini provocatorie pubblicate sui social.
Quando è stato annunciato come co-conduttore di Sanremo, i parlamentari del Pd della commissione di vigilanza hanno chiesto spiegazioni alla Rai: “I vertici Rai spieghino la scelta del comico Pucci, palesemente di destra, fascista e omofobo, già sulle cronache per aver preso in giro un ragazzo dello spettacolo per essere omosessuale. Un tripudio di volgarità mista a razzismo”.
Sul dietrofront di Andrea Pucci alla co-conduzione è intervenuta la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che gli ha espresso solidarietà denunciando “il clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui” e criticando il “doppiopesismo della sinistra” nella gestione della satira, mentre la Rai ha parlato di “grande rammarico” e di una “forma di censura”.
Di seguito la ricostruzione dei fatti delle ultime ore.
Quello che devi sapere
La decisione improvvisa di Pucci dopo giorni di polemiche
Il dietrofront di Andrea Pucci è arrivato in modo inatteso. Nessun segnale preliminare, né da parte dell’artista né dall’organizzazione del Festival di Sanremo. Eppure, dopo circa quarantotto ore di discussioni accese seguite all’annuncio ufficiale della sua presenza sul palco dell’Ariston, la scelta è stata comunicata con un lungo messaggio pubblico. Una decisione definita personale, autonoma e irrevocabile, probabilmente anticipata solo di poco a Carlo Conti, direttore artistico della manifestazione, che lo aveva fortemente voluto accanto a sé.
Secondo quanto emerge dalle parole del comico, non ci sarebbero retropensieri né strategie per essere convinto a tornare sui propri passi, nonostante i ripetuti inviti in tal senso arrivati da esponenti istituzionali. La rinuncia nasce piuttosto dalla convinzione che fossero venuti meno i presupposti essenziali per salire su un palco come quello di Sanremo e svolgere il proprio mestiere: far ridere.
Le parole di Pucci: tutela personale e rottura patto con il pubblico
Nel suo intervento, Andrea Pucci descrive giorni difficili, segnati da offese, minacce ed epiteti rivolti non solo a lui ma anche alla sua famiglia. Un clima definito “incomprensibile ed inaccettabile”, aggravato da quella che l'attore e comico milanese definisce “onda mediatica negativa” che, a suo avviso, ha compromesso il rapporto di fiducia con il pubblico.
“Il mio lavoro - sottolinea Andrea Pucci - è quello di far ridere la gente, da 35 anni, ma potrei dire da sempre!!! E da sempre ho portato sul palco usi e costumi del mio paese, beffeggiando gli aspetti caratteriali dell'uomo e della donna. Attraverso il mio lavoro ho raggiunto obiettivi e traguardi con l'intenzione di regalare sorrisi e portare leggerezza a chi è sempre venuto a vedere i miei spettacoli”.
Secondo il comico, l’esposizione polemica legata alla sua annunciata partecipazione a Sanremo, definito “una manifestazione così importante che appartiene al cuore del paese”, avrebbe alterato “il patto fondamentale” tra artista e spettatori. Da qui la decisione di fare un passo indietro, perché “i presupposti per esercitare la mia professione sono venuti a mancare”.
Età, salute e rifiuto dello scontro ideologico
Nel prosieguo del suo messaggio, Pucci richiama anche la propria età e le difficoltà fisiche affrontate in passato: nell'aprile 2025, infatti, era stato operato d'urgenza dopo aver sofferto di un malore durante uno spettacolo. “A 61 anni - continua Pucci - dopo quello che mi è accaduto fisicamente, non sento di dovermi confrontare in una lotta intellettualmente impari che non mi appartiene”.
Non mancano i ringraziamenti a Carlo Conti, alla Rai e a tutti coloro che avevano creduto in quella che viene descritta come una possibile “meravigliosa celebrazione” della sua carriera. L’attore affronta poi direttamente le accuse che gli sono state mosse, affermando: “Nel 2026 il termine 'fascista' non dovrebbe esistere più, esiste l'uomo di destra e l'uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese! Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno”.
Il messaggio si chiude con un augurio a Carlo Conti per il successo dell’edizione e con l’invito al pubblico a ritrovarlo a teatro.
La reazione della Rai: rammarico e denuncia della censura
La Rai, attraverso una nota ufficiale, ha espresso “grande rammarico per la decisione di Andrea Pucci di rinunciare a partecipare alla prossima edizione del festival di Sanremo, a seguito delle gravi minacce ricevute e del clima di intimidazione nei suoi confronti”.
L’azienda ha manifestato preoccupazione per “il clima d'intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista che ha fatto della satira e della comicità non conformiste il suo modo di esprimere libertà di pensiero”. Secondo la Rai, si tratterebbe di una forma di censura che, esercitata attraverso la diffusione di odio e pregiudizio, dovrebbe allarmare l’intero mondo dello spettacolo.
Il caso diventa politico: l’intervento di Giorgia Meloni
La rinuncia di Pucci ha rapidamente assunto una dimensione politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta pubblicamente esprimendo solidarietà al comico. “Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui”, ha scritto la premier sul proprio account di X.
Giorgia Meloni ha definito come inaccettabile che “la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco” e ha parlato di un doppio standard, sostenendo che la satira venga considerata “sacra” quando colpisce determinati bersagli e censurabile quando non è allineata. A suo giudizio, la “deriva illiberale della sinistra in Italia” starebbe diventando “spaventosa”.
Dopo le dichiarazioni della premier, altri esponenti della maggioranza hanno espresso sostegno ad Andrea Pucci. Antonio Tajani ha definito Pucci “l’ultima vittima del politicamente corretto” e ha sottolineato l’importanza della libertà di espressione artistica e culturale. Matteo Salvini ha espresso il suo appoggio sui social, difendendo la libertà di pensiero e di espressione. Ignazio La Russa ha telefonato a Pucci per manifestargli vicinanza e ha ribadito il suo rifiuto di qualsiasi censura della satira.
Le opposizioni hanno criticato duramente il governo per le sue prese di posizione sul caso Pucci. Stefano Graziano (Pd) ha accusato la destra di “inadeguatezza culturale” e di distrarsi con il Festival di Sanremo mentre il Paese affronta emergenze sociali. I rappresentanti M5S hanno ironizzato sull’“allarme democratico” di Giorgia Meloni e sulla priorità data a Pucci rispetto a guerre, bollette e condizioni economiche. Giuseppe Conte ha denunciato la scarsa attenzione del governo ai problemi concreti degli italiani, mentre Matteo Renzi ha definito la situazione un “mondo impazzito”, criticando la maggiore attenzione al Festival rispetto a sicurezza, tasse e dati Istat.
A rispondere alle opposizioni è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia, che ha sottolineato come la sinistra abbia prima chiesto di censurare un comico a Sanremo e poi accusato la premier di occuparsi del Festival.
Pucci, dalla tabaccheria al palcoscenico: la carriera del comico
Andrea Pucci, all’anagrafe Andrea Baccan, è un comico italiano. Nato a Milano nel 1965 da una famiglia di origini venete, muove i primi passi lontano dallo spettacolo, lavorando nella tabaccheria di famiglia e poi nel commercio, senza però rinunciare all’intrattenimento come animatore turistico.
È proprio da quell’esperienza che nasce la sua vis comica, intercettata a metà anni Novanta e lanciata in televisione grazie a La sai l’ultima?. Il soprannome “Pucci”, ideato da Pippo Franco, diventa presto il suo marchio riconoscibile, segno di una comicità popolare legata ai costumi quotidiani.
Il successo televisivo e il rapporto con il pubblico
Nel programma televisivo Colorado, Pucci si fa conoscere dal grande pubblico attraverso monologhi basati sulla vita di coppia, sui tic della società contemporanea e su un linguaggio semplice e immediato, riassunto dal suo tormentone "È cambiato… tutto!". Da lì in poi alterna teatro, cinema e televisione, diventando anche conduttore di programmi di prima serata come Big Show.
Tifoso dichiarato dell’Inter, porta spesso il calcio nei suoi sketch e diventa presenza fissa in trasmissioni sportive e di intrattenimento. Parallelamente recita a teatro, passione che ha recentemente celebrato con lo spettacolo 30 anni… e non sentirli.
Tra popolarità e polemiche
Negli ultimi anni Pucci è stato al centro del dibattito pubblico, con critiche sulla sua comicità accusata di veicolare stereotipi e messaggi offensivi.
Le polemiche sono esplose nel 2026, quando il suo nome è stato associato alla co-conduzione del Festival di Sanremo, spingendolo a rinunciare all’incarico.
Pucci resta quindi una figura divisiva in un contesto culturale sempre più attento al linguaggio e alla rappresentazione.