Sanremo 2026, una scenografia tra espansione e asimmetria firmata da Riccardo Bocchini

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Una scena che rompe le simmetrie tradizionali e si apre verso il pubblico, trasformando lo spazio in un organismo fluido e in continua espansione. Per il 76° Festival di Sanremo, l’architetto Riccardo Bocchini immagina un palco dove asimmetria e tecnologia diventano il linguaggio visivo della musica contemporanea

"L'espansione dello spazio e l'asimmetria delle linee attraverso un'audace rottura degli schemi geometrici tradizionali che riflette anche la natura della musica contemporanea: imprevedibile, fluida e mai statica": così l'architetto Riccardo Bocchini, per la quinta volta al Teatro Ariston nel team di Carlo Conti, racconta la scenografia del 76/mo Festival di Sanremo. Ecco i numeri: un palco di 120 metri quadri (15.50 metri per 9.50 di profondità), scala motorizzata di 13 scalini + 1 iniziale, 2.800 metri di strip luminosi (200.000 pixel), ledwall di 250 metri quadri. 

Riccardo Bocchini firma la scenografia del Festival 

"Anche quest'anno - racconta Bocchini - abbiamo smontato 8 file di sedie dalla platea del teatro Ariston. La novità è che siamo riusciti a realizzare un palco molto grande ma anche ad ampliare lo spazio dietro le quinte progettando un gioco di pareti led convesse (e quindi concave nel backstage)" ovvero quello spazio in cui gli artisti condividono con i discografici e lo staff l'attimo prima di entrare in scena. "E' un luogo affollato e la sicurezza deve quindi essere al top", osserva l'architetto. La scena sarà mobile e versatile. "Una parte di scenografia - spiega Bocchini - si apre per fare entrare la batteria, il piano...". E poi c'è lei, la regina, la scala motorizzata con i suoi 13+1 scalini. "Non siamo scaramantici. Con un primo step si arriva al palco, scendendo gli altri 13 si entra in scena".

La celebre scalinata

Quanto è largo uno scalino? "Li ho provati scalzo e si scende bene, sono 40 centimetri di larghezza ciascuno", spiega Bocchini, rassicurando chi dovrà affrontare l'emozione della temutissima scalinata. La posizione dell'orchestra cambia rispetto allo scorso anno. "Sarà distribuita tra piano terra, primo piano e secondo piano", anticipa lo scenografo. "I musicisti sono contenti del loro spazio, vedono tutti perfettamente il maestro che li dirige". La scenografia "avvolge il teatro e avvicina lo spettatore", assicura. La manipolazione del progetto scenografico, quindi, verrà plasmata attraverso un 'boccascena teatrale', architettonico, asimmetrico, che si alzerà e si allungherà in tre fascioni che avvolgeranno palco e platea, percorrendo ed abbracciando tutto il teatro. Un imponente sipario motorizzato di ledwall a scorrimento orizzontale si aprirà, scoprendo la scala, che entrerà in scena, uno spettacolo degno della tradizione teatrale. E i colori? "La scenografia può diventare tutta nera, in alcuni momenti di particolare tensione emotiva, o tutta completamente bianca, a seconda di quello che succede e che si vuole trasmettere di volta in volta", racconta. Con i ledwall è tutto estremamente versatile e ogni esibizione è personalizzata. "Quest'anno - anticipa - l'ingresso di Carlo Conti sul palco sarà accompagnato da una grande novità legata alla parete scenografica ma non posso anticipare altro, sarà una sorpresa".

Il progetto

A lavorare insieme allo scenografo del Festival c'è un poker di donne: Gabriella Palazzo, Francesca Toscano, Marianna Ferrazzano e Flavia Bocchini. Una scena in totale sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano: attraverso accensioni e spegnimenti, potrà trasformarsi da tutta nera a tutta bianca attraverso un gioco tra materiali scenici, sceno-luminosi e grafica. Con l'esperta e preziosa regia di Maurizio Pagnussat (anche lui da decenni nel gruppo di lavoro di Carlo Conti) molte telecamere si muoveranno alla ricerca di nuovi angoli di ripresa per far vivere il palco a 360 gradi. Un gruppo affiatato che studia ogni minimo dettaglio per regalare in sala e a casa un evento letteralmente spettacolare. Il classico bozzetto è stato sostituito negli anni da un render movie, un filmato con la musica che mostra già le motorizzazioni e gli effetti mesi prima di Sanremo. Da quella base si parte per entrare nel vivo e presentare il progetto prima dell'estate. Dopo le gare, iniziano i lavori con le ditte vincitrici. Quest'anno i laboratori che lavorano sul Festival sono a Roma e, per le motorizzazioni, a Padova. L'allestimento dell'Ariston, "iniziato il 3 gennaio, è stato completato il 31, con alcuni giorni di anticipo, attraverso un cronoprogramma rigoroso", spiega Bocchini. Il teatro Ariston, come è noto, "ha tante limitazioni, legate anche alla sicurezza; ha il sipario tagliafuoco che deve scendere per forza... Perfetto per il cinema. E' un teatro di vecchia concezione, molto complesso, difficile, ma per questo è una grande sfida. Abbiamo un grande aiuto dal personale dell'Ariston. Ti senti dentro la storia, c'è un'atmosfera particolare. Chiunque venga qui la coglie. Sono un romantico, a me piace", spiega l'architetto. Il momento più difficile? "Quando realizzi una scena che ti soddisfa e pensi se l'anno successivo sarai ancora capace di farne una altrettanto bella". Quando tutto finisce e la carrozza della favola di Sanremo torna zucca, il papà della scenografia è già via da Sanremo. "Non ci sono mai quando smontano la scena. Vado via il giorno dopo la finale durante Domenica in. La lascio così. Quando arrivo a fine Festival sospiro ma quando arrivo a Ventimiglia - conclude Riccardo Bocchini - Sanremo già ti manca. E' la grande magia del Festival".

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