Cura e l'album Il Bello e il Cattivo Tempo: "La mia paura ora è diventata contentezza"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

L'artista romana si mette a nudo e affida, con successo, le sue convinzioni a una generazione che naviga in cerca di certezze. L'INTERVISTA

Cura affronta il 2026 con una dichiarazione di indipendenza artistica. L'album Il Bello e il Cattivo Tempo richiama il significato profondo del modo di dire "restare fedeli al proprio volere". Una metafora potente di libertà creativa e resistenza all’omologazione musicale. È stato scritto, arrangiato, suonato, diretto e co-prodotto da Francesca Carbonelli alias Cura, cantautrice e arrangiatrice corale, concorrente di X Fcator 2025 e corista di Rose Villain. Nell’Ep il Rythm & Blues si intreccia con atmosfere cinematiche e suggestive: archi, chitarre e percussioni creano un sound autentico e profondo, capace di evocare stati emotivi intensi, mantenendo un’identità contemporanea e personale. È un Ep home made dalla visione ben precisa: la musica racconta verità e custodisce storie. Cura si conferma la Giovanna d'Arco di una generazione che insegue i suoi desideri.

Francesca, il tuo Il Bello e Il Cattivo Tempo lo hai definito un progetto di libertà e resistenza: come lo hai costruito e come ti sei presa i tuoi spazi in un'epoca di omologazione musicale?

Mi sono presa il mio tempo per non dovere comprendere dopo che ho sbagliato. Ci sono stata dentro nell'omologazione e dunque so che è più difficile proteggersi. L'artista è il disco e io aspettavo il disco non il singolo. Ho proiettato questo nel mio viaggio, il disco è un unico figlio, un brano non esiste senza un altro. Ho scavato nelle mie storie e ho trovato un amore tossico, necessario e poi bello: esiste ma non è tutta la tua vita, ti accompagna, è una cronologia. È bello lasciare pezzi di te che anche se attraverso la musica diventano di tutti restano in primis tuoi. Ho avuto paura ma oggi sono contenta.

 

Dici che la musica racconta verità e custodisce storie: quanto è emotivamente complicato mettersi a nudo così spudoratamente? In senso buono ovviamente: spudorato uguale sincero.

Spudorato è più trasgressivo come concetto, ma quella sensazione va provata se no non dici quello che vuoi ma quello che vogliono sentirsi dire gli altri. Mi piacciono gli artisti che raccontano il loro punto di vista, ho sempre letto i testi delle canzoni.

 

Lo sguardo dei grandi e lo sguardo degli altri: quando ti senti osservata provi inquietudine?

Musicalmente se mi sento a nudo ho paura. In generale no ma sono conscia che esiste la paura di non piacere e verrà usata contro di te: lei parla troppo, lei chiude gli occhi... ho paura che chi non sa buttarsi e vede chi lo fa possa esprimere un parere non richiesto. Il giudizio degli altri ha importanza e mi porta molti pensieri. Fin da piccola cercavo lo sguardo dei grandi, volevo essere già pronta: ero una bambina con regole da adulti.

 

"Come ti perdoni se non ti perdoni mai": quando ti guardi allo specchio sei indulgente verso te stessa?

Ho una sguardo romantico della vita, a volte sono emozionata: nello specchio fotografo la me a quel punto di arrivo. Guardo più la vita e quello che faccio che la mia faccia. A volte uno vorrebbe essere semplicemente se stesso e non quello che fa.

 

Perché per anni ti sei sentita un fantasma che si nasconde? Temi di vivere in un mondo di ghostbuster?

Sono la terza figlia. Il mio ruolo era mettere vestiti già messi, frequentare lo stesso asilo, la medesima scuola elementare insomma non conosci le cose da zero, le erediti: qualcuno prima di te ha deciso che era bene così. Se mi avessero chiesto di scegliere avrei avuto meno ribellione.

 

"Scenderà luce dalle mie lacrime": ti senti parte di quell'umanità sensibile che conosce il valore del pianto? Una tua canzone si intitola Tutte le Lacrime che Ho.

Io quando scrivo spesso arrivo a piangere, il canto è liberazione. È privato e personale. Il primo step sono le lacrime e poi può uscire una cosa bella.

 

"L’amore non è amore se ci unisce solo quando siamo uguali": credi che oggi tante coppie falliscano perché idealizzano l'altro per come lo vorrebbero anziché accettarlo per i suoi pregi e difetti?

È esattamente questo. L'altro può essere un'isola da esplorare ma devi andare oltre il tuo specchio per l'esplorazione. Ci si innamora perché ci si cerca: la magia è nessuno mi capisce lo fai solo tu.

 

Quando è il tuo compleanno oggi soffi tu sulle candeline o non ne hai ancora la voglia?

Quest'anno arriveranno i trenta... mi servirà il polmone d'acciaio. Sono felicissima di compierli, ma se ragiono con la società non li vorrei. I 29 sono stati brutti e storti, la mattina mi ero svegliata e mi vedevo brutta, convinta di nulla e invece è stato bellissimo attraversare il 2025: mi ha portato X Factor e lavorare con Rose Villain e Alex Britti.

 

Ti sei mai pentita di raccontare a qualcuno tutto di te?

Non sai mai chi hai davanti anche se pensi di averlo capito. C'è chi ti frequenta per conoscerti e chi no, in amore di quello che è accaduto non mi pento, mi pento delle confessioni per ingenuità. Ma lì ci devi sbattere.

 

Due estranei che si conoscono troppo bene è un bene o un male? Un amore può diventare amicizia e complicità?

Parla dell'amore di Dario (il fidanzato di Francesca, ndr) per il suo passato eppure io lo ho pensato per uno dei due miei fratelli con i quali per anni non ci siamo parlati anche se oggi va un po' meglio. Ho pensato a una persona che ha il mio sangue ma non la conosco.

 

Che differenza c'è tra il tuo Raccontalo alla Luna e il Dillo alla Luna di Vasco? Nel senso che differenza c'è, per te, tra raccontare e dire?

Per me è una osservatrice, non mi sta parlando e non mi deve niente, Vasco gli chiede qualcosa. Per è il collegamento di due posti nel mondo dove si può vedere e in passato accadeva quello che ho raccontato. Il posto non si ricrea ma c'era un oggetto che sta lì e non è di nessuno. Dire è un bisogno, raccontare è una scelta.

 

Raccontalo alla Luna è una canzone complicata, di introspezione con "l'ansia che si addormentava per un attimo": è una Francesca diversa da quella di oggi che a me pare più consapevole e forte? Oppure continua ad aggrapparsi nel vuoto in fondo al buio?

Fa parte di un momento passato della mia vita con una persona con crisi profondissime e quell'ansia me la trasmetteva. L'ansia si sfoga in mille modi, la mia ansia era più gestibile. Oggi l'ansia per me è tutto quello che devo dimostrare a me stessa.

 

Se l'armadio è sinonimo di ordine, in che condizioni è il tuo? E quale è il tuo capo di abbigliamento che ne occupa più spazio?

L'armadio è anche in ordine cromatico. Sono una accumulatrice di canottiere, quella che la nonna chiama della salute, purché nere. Non si deve vedere la linea sotto la maglietta.

 

Alla fine possiamo dire che non scordi più di amarti?

Molto più del passato ma si può sempre migliorare.

 

Che accadrà in questi primi mesi del 2026 nella tua vita artistica?

Ho già fatto un paio di concerti, ne farò una data al Barrio a Milano l'1 febbraio. Poi ci sarà una sorpresa di cui non posso ancora parlare ma dico la formula magica: vinile. E per tutto il resto mi trovate sui social.

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